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Swiss Observer

Il colosso svizzero del cioccolato alle prese con il caro cacao

Barry Callebaut registra un calo dei volumi del 6,3%, nonostante un fatturato di 10,9 miliardi di CHF, mettendo in evidenza l’impatto dell’impennata dei prezzi globali del cacao sull’industria svizzera del cioccolato.

Il colosso svizzero del cioccolato alle prese con il caro cacao
AISWI swissinfo.ch

Barry Callebaut ha ora in bilancio l’impressionante cifra di 10,9 miliardi di CHF, superando la soglia dei 10 miliardi nei primi nove mesi dell’esercizio. Sulla carta, il risultato sembra una vittoria: il fatturato in franchi svizzeri è cresciuto del 49,6% rispetto all’anno precedente. Queste cifre nascondono però una realtà critica: il più grande produttore di cioccolato al mondo vende molto meno cioccolato. L’azienda si trova confrontata con un quadro finanziario ingannevole, in cui la crescita del fatturato è dovuta esclusivamente a strategie di prezzo aggressive e non alla domanda dei consumatori.

Mentre le casse si riempiono, i volumi di produzione raccontano una storia più fosca. I volumi di vendita sono crollati del 6,3% e il gruppo ha venduto 1,6 milioni di tonnellate di prodotti, una contrazione marcata che contrasta con l’impennata del fatturato. Il paradosso è la conseguenza diretta del modello di prezzo «cost-plus» di Barry Callebaut, che trasferisce meccanicamente sui clienti l’esplosione dei costi della materia prima, il cacao. Questa strategia protegge i margini, ma non può nascondere la contrazione della presenza del colosso svizzero in un mercato sempre più inaccessibile per i consumatori finali.

Un settore sotto assedio: affrontare una volatilità senza precedenti

Il mercato mondiale del cacao non è semplicemente volatile: è attanagliato da una crisi storica. Il CEO Peter Feld non ha usato mezzi termini, affermando che negli ultimi 18 mesi il settore ha dovuto affrontare una «situazione di mercato senza precedenti, estremamente destabilizzante e volatile». Per il colosso con sede a Zurigo non si tratta di normale amministrazione. La catena di approvvigionamento si sta disgregando sotto il peso dei colli di bottiglia nelle forniture e dell’impennata dei costi delle materie prime, costringendo l’azienda a compiere scelte difficili su dove concentrare le proprie risorse.

L’impatto è evidente soprattutto nella rapidità del calo. Se la media dei nove mesi registra una flessione del 6,3%, nel solo terzo trimestre i volumi di vendita sono crollati del 9,5%. Il segmento Global Cocoa è quello che arretra più rapidamente, con un calo dell’11,3%, mentre l’azienda dà deliberatamente la priorità ai segmenti redditizi rispetto ai volumi. Questa selezione strategica evidenzia la gravità della situazione: Barry Callebaut non si limita più a gestire la crescita, ma affronta attivamente una crisi, sacrificando i volumi per sopravvivere in un mercato diventato ostile.

I consumatori si tirano indietro: il calo della domanda mondiale di cioccolato

Con l’aumento dei prezzi, i consumatori fanno le proprie scelte con il portafoglio e il verdetto è chiaro: il cioccolato sta diventando un lusso a cui molti decidono di rinunciare. Il segmento Global Chocolate si è contratto del 5,1%, un calo significativo che riflette il cambiamento delle abitudini nei mercati principali. La flessione è particolarmente marcata in Nord America, dove i consumatori provati dall’inflazione riducono gli acquisti. Il settore deve così confrontarsi con una realtà difficile: esiste un limite agli aumenti di prezzo che il mercato è disposto ad assorbire.

Il cambiamento dell’atteggiamento dei consumatori era atteso, ma l’entità del calo ha colto di sorpresa gli analisti. Il consenso AWP aveva previsto una flessione gestibile del 5,1%, ma la realtà si è rivelata molto più dura. La distanza tra previsioni e risultati sottolinea l’imprevedibilità dell’attuale clima economico. Barry Callebaut opera ormai in un contesto in cui le persistenti incertezze di mercato sono l’unica costante e la clientela fedele che un tempo alimentava una crescita regolare comincia a disgregarsi sotto la pressione dei costi in aumento.

Scosse finanziarie: affrontare il debito e ridimensionare le ambizioni

Le ripercussioni finanziarie della crisi del cacao si fanno sentire in profondità nel bilancio di Barry Callebaut. L’azienda deve attualmente fare i conti con un debito pari a 6,5 volte l’EBITDA ricorrente: un livello critico, dovuto in larga misura al capitale necessario per mantenere scorte acquistate a prezzi del cacao storicamente elevati. Questo rapporto di indebitamento è un campanello d’allarme e rende necessarie misure immediate e decisive per stabilizzare le finanze dell’azienda.

In risposta, la direzione sta cambiando rotta con decisione. Gli obiettivi per l’intero esercizio sono stati rivisti al ribasso: il gruppo prevede ora un calo dei volumi di circa il 7%, ben peggiore della flessione di media entità a una cifra sperata in precedenza. Per far fronte all’elevato indebitamento, l’azienda avvia misure volte a ridurre il capitale circolante netto e a ottimizzare la struttura dei finanziamenti. L’obiettivo è chiaro: ridurre la dipendenza dal volatile mercato del cacao e ritrovare la stabilità finanziaria. Per il colosso svizzero del cioccolato, i prossimi mesi non saranno all’insegna dell’espansione, ma della resilienza e della messa in sicurezza delle basi aziendali di fronte a ulteriori shock economici.