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Swiss Observer

La banca centrale svizzera sorprende i mercati con un consistente taglio dei tassi

La Banca nazionale svizzera riduce i tassi d’interesse più del previsto, citando l’incertezza economica e le tensioni politiche internazionali.

AI17 dicembre 2024Il nostro processo editoriale
La banca centrale svizzera sorprende i mercati con un consistente taglio dei tassi
AIThe Local Switzerland

Sfidando le previsioni e scuotendo il mondo finanziario, la Banca nazionale svizzera (BNS) ha ridotto il tasso guida di ben 0,5 punti percentuali, portandolo ad appena lo 0,5 per cento. Questa mossa decisa segna la quarta riduzione consecutiva da marzo e indica chiaramente che i responsabili della politica monetaria stanno accelerando gli sforzi per contrastare la stagnazione economica. Mentre la maggior parte degli economisti si aspettava un adeguamento più contenuto, di 25 punti base, la BNS ha sorpreso i mercati, dimostrando ancora una volta di non temere decisioni audaci.

La decisione arriva mentre la crescita economica in Svizzera resta debole, descritta dalla banca come «solo moderata» nel terzo trimestre. Con una crescita del PIL prevista all’1,0 per cento nel 2024 e in aumento solo fino all’1,5 per cento l’anno prossimo, la banca centrale sta utilizzando tutti gli strumenti a sua disposizione per stimolare l’attività economica. Non si tratta di un adeguamento di routine, ma di una misura preventiva contro il rallentamento dell’economia. Adrian Prettejohn, economista per l’Europa presso Capital Economics, ha confermato la portata della sorpresa, osservando che la decisione ha colto alla sprovvista la maggior parte degli analisti. La BNS non si limita più a gestire l’economia, interviene con decisione per evitarne il blocco.

L’inflazione crolla mentre la crescita ristagna

L’inflazione svizzera non sta solo diminuendo, ma è praticamente svanita. In netto contrasto con il resto d’Europa, a novembre i prezzi al consumo in Svizzera sono aumentati appena dello 0,7 per cento su base annua. Nell’Eurozona, invece, l’inflazione rimane ostinatamente al 2,3 per cento: un confronto che rende evidente la ragione dell’intervento deciso della BNS. La banca centrale ha rivisto al ribasso le proprie previsioni d’inflazione, stimando ora un tasso dell’1,1 per cento nel 2024 e uno vicino allo zero, pari allo 0,3 per cento, nel 2025.

«Da allora l’inflazione è nuovamente scesa», ha dichiarato il presidente della BNS Martin Schlegel, motivando la svolta accomodante della banca. Si prevede che le pressioni sui prezzi si attenueranno ulteriormente, poiché a gennaio i costi dell’elettricità dovrebbero diminuire. È una buona notizia per i consumatori, ma complica la politica monetaria e, se non contrastata, rischia di spingere l’economia in territorio deflazionistico. La comunicazione riveduta della BNS lascia intendere che la banca consideri questa riduzione forse l’ultima del ciclo, ma gli analisti indipendenti sono scettici. Con le previsioni d’inflazione che precipitano verso lo zero, la lotta contro l’aumento dei prezzi è ormai terminata e lascia il posto a una nuova sfida: sostenere la crescita.

Il caos globale induce la Svizzera alla prudenza

Su Berna incombono l’ombra di Washington e le crescenti fratture politiche in Europa. La BNS ha citato esplicitamente l’aumento dell’incertezza internazionale come uno dei principali motivi della sua linea accomodante. L’imminente ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca a gennaio ha introdotto una dose di volatilità sui mercati globali. Le sue promesse di imporre dazi sulle importazioni destano preoccupazione nelle economie dipendenti dalle esportazioni, come quella svizzera. «Per il momento, i mercati non hanno un’idea molto chiara di ciò che l’amministrazione Trump intende fare», ha ammesso il vicepresidente della BNS Antoine Martin, sottolineando l’incertezza che avvolge i rapporti transatlantici.

Più vicino a casa, il quadro politico è altrettanto instabile. In Germania si terranno elezioni anticipate a febbraio, dopo il crollo della coalizione del cancelliere Olaf Scholz, mentre la Francia è alle prese con una propria crisi di governo dopo che i parlamentari hanno sfiduciato il governo. Queste tensioni geopolitiche minacciano di frenare l’attività economica globale, un rischio che la BNS non intende ignorare. «L’incertezza sulle prospettive economiche è aumentata negli ultimi mesi», ha affermato chiaramente la banca. In questo clima d’imprevedibilità, la BNS sta rafforzando l’economia svizzera per proteggerla da possibili shock esterni dovuti a guerre commerciali o all’instabilità europea.

Il franco crolla: le prospettive future

I mercati valutari non hanno perso tempo a penalizzare il franco svizzero. Dopo l’annuncio, il franco è sceso dello 0,3 per cento sia nei confronti del dollaro statunitense sia dell’euro, una rapida svalutazione che la BNS probabilmente accoglie con favore per sostenere gli esportatori svizzeri. Un franco più debole rende i prodotti svizzeri più competitivi all’estero e offre una protezione importante contro la domanda globale «moderata» segnalata dalla banca. La strada da seguire resta tuttavia controversa. La BNS ha eliminato i riferimenti a ulteriori allentamenti, lasciando intendere di voler fare una pausa, ma le condizioni dei mercati potrebbero costringerla a intervenire ancora.

Capital Economics ritiene che non si tratti dell’ultima riduzione. «Continuiamo ad aspettarci almeno un altro taglio dei tassi l’anno prossimo», ha affermato l’economista Adrian Prettejohn, sostenendo che i responsabili della politica monetaria saranno costretti a rivedere nuovamente al ribasso le previsioni d’inflazione. Anche la Banca centrale europea dovrebbe ridurre i tassi, e la pressione sulla BNS per mantenere un differenziale dei tassi è notevole. Con la Svizzera diretta verso il 2025 e un’inflazione prevista allo 0,3 per cento, la stagione dei tagli potrebbe essere tutt’altro che conclusa. Oggi la BNS ha agito con decisione, ma la volatilità del contesto globale lascia intendere che il suo lavoro è tutt’altro che terminato.