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Swiss Observer

La banca centrale svizzera taglia a sorpresa i tassi d’interesse nel mezzo dell’incertezza globale

La Banca nazionale svizzera taglia a sorpresa i tassi d’interesse allo 0,25%, diventando una delle prime grandi economie a allentare la politica monetaria nel 2025

La banca centrale svizzera taglia a sorpresa i tassi d’interesse nel mezzo dell’incertezza globale
AIThe Local Switzerland

La Svizzera si trova da sola. Mentre i colossi finanziari mondiali sono paralizzati dalla cautela, la Banca nazionale svizzera (BNS) ha ridotto con decisione il tasso guida allo 0,25%, un livello ai minimi storici. La mossa, decisa il 20 marzo 2025, segna il quinto taglio consecutivo da marzo dello scorso anno e fa della Svizzera una voce isolata a favore di una politica monetaria accomodante in un’economia globale dominata da posizioni restrittive.

Il contrasto è notevole. Solo 24 ore prima, la Federal Reserve statunitense aveva mantenuto i tassi invariati, a un livello compreso tra il 4,25% e il 4,50%, citando un’incertezza «insolitamente elevata». Anche la Banca d’Inghilterra e la Riksbank svedese hanno optato per lo status quo. La BNS ha invece rotto con questa tendenza globale, avviando con decisione un allentamento della politica monetaria per proteggere l’economia nazionale. Portando i tassi al livello più basso dal settembre 2022, le autorità monetarie svizzere lanciano un messaggio chiaro: non aspetteranno che il resto del mondo si stabilizzi prima di agire a tutela degli interessi svizzeri.

La battaglia per il franco

Il franco svizzero è diventato troppo forte e la BNS reagisce. La banca centrale ha indicato esplicitamente che il taglio deciso mira a frenare i massicci afflussi di capitali verso il franco, il cui apprezzamento ha raggiunto livelli penalizzanti per gli esportatori. Da marzo 2021 la valuta si è rafforzata notevolmente rispetto all’euro, passando da un livello gestibile di 90 centesimi di euro a 105 centesimi oggi.

La forza della valuta è un’arma a doppio taglio. Da un lato protegge i consumatori dall’inflazione importata, dall’altro penalizza pesantemente i produttori svizzeri che cercano di vendere i propri prodotti all’estero. Riducendo i tassi allo 0,25%, ora il livello più basso tra le valute più negoziate al mondo, la BNS cerca attivamente di rendere il franco meno attrattivo per gli speculatori esteri. Subito dopo l’annuncio i mercati valutari sono rimasti relativamente calmi, ma l’intento è inequivocabile: la BNS dà priorità alla tenuta delle esportazioni svizzere rispetto alla forza della valuta.

L’inflazione si dissolve

In Svizzera l’inflazione è praticamente crollata. I dati sono inequivocabili: la crescita dei prezzi è precipitata dallo 0,7% di novembre a un esiguo 0,3% di febbraio. Questa forte flessione, dovuta in gran parte al calo dei prezzi dell’elettricità, ha dato il via libera alla BNS per ridurre i tassi senza temere un surriscaldamento dell’economia.

«Con l’adeguamento odierno del tasso, la BNS fa sì che le condizioni monetarie restino adeguate», ha dichiarato la banca, indicando la «debole pressione inflazionistica». Mentre altri Paesi lottano contro prezzi persistenti, la Svizzera deve affrontare il problema opposto: il rischio che l’inflazione scenda troppo. La linea decisa della banca lascia intendere che ora la preoccupano maggiormente i «rischi al ribasso», in gergo economico il pericolo di deflazione o stagnazione, che non l’aumento dei prezzi. Per la popolazione svizzera questo significa un periodo di eccezionale stabilità dei prezzi, anche se l’economia nel suo insieme deve far fronte a minacce esterne.

Navigare nella tempesta globale

Le turbolenze globali sono ormai la nuova normalità e la Svizzera si prepara ad affrontarne le conseguenze. Le previsioni della BNS sono prudenti: per il 2025 stimano una crescita del PIL compresa tra l’1% e l’1,5%. La banca centrale ha avvertito esplicitamente che le prospettive economiche sono diventate «considerevolmente più incerte», citando la minaccia incombente di barriere commerciali e l’instabilità geopolitica.

Con gli Stati Uniti alle prese con un’introduzione dei dazi a singhiozzo e l’Europa in difficoltà nel trovare slancio, i rischi esterni sono considerevoli. «Gli sviluppi all’estero continuano a rappresentare il rischio principale», ha avvertito la BNS. Si prevede che la domanda interna beneficerà dei tassi d’interesse più bassi e dell’aumento dei salari reali, mentre il settore delle esportazioni risentirà dell’effetto frenante di un commercio mondiale fiacco. Il presidente della BNS Martin Schlegel ha lasciato intendere che questo potrebbe essere il limite minimo, dichiarando alla stampa di non prevedere ulteriori allentamenti. Il messaggio è chiaro: la BNS ha esaurito le proprie munizioni; ora l’economia svizzera dovrà affrontare da sola la tempesta globale in arrivo.