politica
La Svizzera lascia ai Cantoni autonomia sulle aree di transito per i nomadi
Il governo federale rinuncia a disposizioni vincolanti che obbligherebbero i Cantoni a creare nuove aree di transito per le comunità itineranti, citando i limiti finanziari e l’autonomia regionale.

Il governo federale svizzero ha ufficialmente rinunciato al potere di imporre ai Cantoni di realizzare aree di transito per i nomadi. Con una decisione che ridisegna il quadro della politica nazionale in materia di infrastrutture, Berna ha abbandonato le disposizioni vincolanti che avrebbero obbligato le regioni a costruire nuove strutture per la comunità itinerante. Non si tratta semplicemente di una pausa, ma di un cambiamento fondamentale nella strategia di governance.
L’Ufficio federale della cultura (UFC) ha confermato la retromarcia, affermando che il «metodo vincolante» è stato accantonato, anche se l’obiettivo teorico di creare spazi rimane. La decisione smantella di fatto il meccanismo centralizzato di applicazione, concepito per garantire una distribuzione equa delle aree di transito in tutto il Paese. Invece di un mandato federale, il futuro di queste aree dipende ora interamente da un fragile sistema di coordinamento volontario. Il governo afferma che continuerà a occuparsi delle misure di sua specifica competenza, ma il grosso del lavoro, e il potere decisionale, è stato chiaramente restituito alle regioni.
Lo stallo sui finanziamenti fa naufragare il mandato
I soldi contano e, in questo caso, la loro mancanza ha messo a tacere l’autorità federale. Il fallimento del progetto di coordinamento nazionale è dovuto direttamente a un duro scontro finanziario. I Cantoni, molto attenti a tutelare i propri bilanci, hanno votato contro il progetto soprattutto perché il governo federale si è rifiutato di mettere mano al portafoglio. Berna ha ammesso di «non essere in grado» di contribuire finanziariamente ai costi di sviluppo di queste aree, creando un’impasse insormontabile.
Questa lacuna nei finanziamenti ha messo in luce un difetto fatale della proposta: una richiesta federale senza fondi federali. Rifiutandosi di sovvenzionare le infrastrutture che intendeva imporre, il governo ha di fatto consegnato ai Cantoni un diritto di veto, che questi hanno ora esercitato. Le conseguenze sono evidenti. Senza incentivi finanziari federali, è probabile che le regioni con risorse limitate diano molta meno priorità alle controverse aree di transito. L’onere dei costi coincide ora perfettamente con quello della pianificazione, una dinamica che storicamente porta alla stagnazione nello sviluppo delle infrastrutture.
I Cantoni si assumono il controllo delle infrastrutture
L’autonomia regionale ha ottenuto una vittoria significativa sulla pianificazione centralizzata. La responsabilità di stabilire il numero delle aree di transito, la loro distribuzione geografica e i relativi standard di sviluppo ricade ora interamente sui Cantoni. Questo cambiamento segna il ritorno a un approccio decentralizzato, nel quale le autorità locali si coordineranno tra loro e con l’UFC, invece di sottostare a un ordine di Berna.
Se da un lato ciò rafforza i governi locali, dall’altro solleva importanti interrogativi sulla coerenza delle soluzioni. L’UFC insiste sul fatto che «non è stato abbandonato il progetto di creare aree di transito», ma senza un quadro vincolante è alto il rischio di soluzioni frammentarie. I critici temono che questa autonomia alimenti la mentalità del «non nel mio cortile», spingendo i Cantoni a scaricare la responsabilità sui vicini. Il coordinamento è ora volontario, il che significa che la pressione ad agire è politica, non giuridica. I Cantoni hanno chiesto di avere il controllo, ora devono dimostrare di poter gestire una questione nazionale complessa senza coercizione federale.
Sale la tensione sulle rotte di transito
Le conseguenze di questo vuoto politico si fanno già sentire sulle strade. Solo poche settimane fa, il 15 aprile 2025, l’urgenza della situazione è emersa chiaramente quando la polizia ha bloccato un imponente convoglio di 50 roulotte che cercava di entrare nel Canton Vallese. Il confronto, avvenuto senza preavviso, mette in luce la realtà instabile di un sistema alle prese con infrastrutture insufficienti.
Questi episodi non sono semplici note a margine amministrative, ma momenti di forte tensione. Quando le aree di transito non sono disponibili o il coordinamento fallisce, ne derivano immediatamente attriti tra le autorità e la comunità itinerante. Con il passo indietro del governo federale, scontri simili potrebbero diventare più frequenti, mentre i nomadi si muovono in un quadro frammentato di normative locali. Il blocco in Vallese è un chiaro monito: mentre a Berna cambiano le carte, la necessità di spazi lungo le strade resta invariata e il rischio di una situazione di stallo è più alto che mai.