istruzione
I Cantoni svizzeri verso l’obbligo di insegnare il francese
Il Consiglio federale valuta una legge che obblighi i Cantoni germanofoni a mantenere l’insegnamento del francese nelle scuole elementari

Berna ha finalmente tracciato una linea rossa. Con una mossa decisiva che minaccia di sconvolgere il delicato equilibrio del federalismo svizzero, il 19 settembre il governo ha annunciato di stare preparando attivamente una legge che obblighi i Cantoni a mantenere l’insegnamento del francese nelle scuole elementari. Non si tratta di una semplice proposta, bensì di un intervento federale volto a frenare l’erosione della coesione nazionale.
Il Consiglio federale non resta più a guardare mentre il compromesso linguistico del 2004 si sgretola. Affidando al Dipartimento federale dell’interno il compito di preparare un progetto di legge, il governo segnala che l’epoca della semplice osservazione è finita. La posta in gioco è molto alta: il governo teme esplicitamente che la tendenza attuale metta a repentaglio l’«armonizzazione degli standard scolastici, conquistata con fatica». Questa mossa rappresenta uno scontro diretto con l’autonomia cantonale: la salvaguardia dell’identità multilingue della Svizzera viene anteposta all’indipendenza in materia educativa delle regioni germanofone.
Effetto domino: i Cantoni si ribellano
Il cambiamento di rotta avanza a ritmo allarmante nella Svizzera germanofona. Quello che era iniziato come un’onda increspata si è trasformato in un’ondata di rifiuto del «Frühfranzösisch», cioè dell’insegnamento precoce del francese. Appenzello Esterno ha sferrato il primo colpo a marzo, eliminando il francese dal programma delle scuole elementari. Ora si sono aperte le cateratte. Zurigo ha seguito l’esempio a settembre e proprio mercoledì San Gallo ha annunciato un analogo passo indietro rispetto alla strategia linguistica nazionale.
La ribellione si sta diffondendo. Basilea Campagna, Turgovia e Svitto stanno già discutendo uscite analoghe, innescando un effetto a cascata che mette a rischio l’accordo HarmoS. Anche nel Cantone bilingue di Berna si agitano le forze politiche: i Verdi liberali stanno valutando mozioni ispirate alla sfida di Zurigo. È uno smantellamento sistematico dello status quo. La rapida successione di queste decisioni lascia pensare a una profonda frattura tra gli ideali federali e la realtà cantonale, e costringe Berna ad agire prima che il ponte linguistico tra est e ovest crolli del tutto.
Legiferare per l’unità: il piano in due fasi
Per arginare questa tendenza, il Dipartimento federale dell’interno sta preparando una protezione legislativa con due opzioni distinte. Il governo sta predisponendo una soluzione di riserva per scongiurare il collasso totale del concordato HarmoS del 2009. La prima opzione è quella più radicale: inserire direttamente nella legislazione federale la soluzione attuale di HarmoS. In questo modo, ogni allieva e ogni allievo sarebbe tenuto per legge a padroneggiare due lingue straniere alle scuole elementari, una lingua nazionale più l’inglese, privando i Cantoni ribelli della possibilità di sottrarsi a questa regola.
La seconda opzione lascia ai Cantoni un margine di manovra leggermente maggiore: prevede che una seconda lingua nazionale venga insegnata soltanto entro la fine del livello secondario I. Questa alternativa cerca di conciliare l’irrinunciabile necessità della diversità linguistica con la forte tradizione di autonomia cantonale. Il messaggio, tuttavia, è chiaro: se i Cantoni non sono in grado di applicare volontariamente la strategia del 2004, il governo federale è pronto a renderla obbligatoria. I giorni del laissez-faire in materia scolastica sono contati.
Il futuro del Röstigraben
Il conflitto va ben oltre i semplici adeguamenti dei programmi scolastici: è una battaglia per l’anima della Confederazione. Il «Röstigraben», la barriera culturale tra la Svizzera francese e quella tedesca, rischia di trasformarsi in un abisso incolmabile. Il compromesso del 2004 mirava a unire queste regioni attraverso l’apprendimento condiviso delle lingue. Smantellando l’insegnamento precoce del francese, i Cantoni germanofoni antepongono il pragmatismo locale alla solidarietà nazionale.
L’intervento del Consiglio federale dimostra però che il centro non può reggere senza imporre la propria volontà. Se il concordato HarmoS crolla, rischiamo un panorama scolastico frammentato, che potrebbe allontanare la Romandia per un’intera generazione. Mentre si intensifica la battaglia sul «Frühfranzösisch», la Svizzera si trova di fronte a una domanda cruciale: una nazione multilingue può sopravvivere se i suoi figli non imparano più a parlarsi? Il governo federale risponde di no e sta preparando le leggi per dimostrarlo.