salute
Le marche svizzere di acqua in bottiglia non superano i test sull’inquinamento
Uno studio allarmante rivela un’ampia contaminazione da acido trifluoroacetico (TFA) nelle marche di acqua in bottiglia svizzere: 10 delle 13 marche analizzate contengono questa sostanza nociva

La reputazione internazionale della Svizzera per le sue risorse naturali incontaminate subisce oggi un duro colpo. Un’inchiesta recente ha rilevato che il 77% delle marche di acqua in bottiglia analizzate non rispetta gli standard di sicurezza relativi all’inquinamento, facendo crollare l’illusione della purezza alpina. L’indagine, condotta dalla radiotelevisione svizzera RTS, mostra che 10 delle 13 marche più diffuse contengono quantità rilevabili di acido trifluoroacetico (TFA), un inquinante chimico persistente.
Non si tratta di un’anomalia marginale, ma di una crisi di contaminazione diffusa. Mentre i consumatori pagano di più convinti di acquistare acqua minerale incontaminata, ingeriscono inconsapevolmente residui provenienti dall’industria dei pesticidi, farmaceutica ed elettronica. I dati non lasciano dubbi: la grande maggioranza delle bottiglie sugli scaffali dei supermercati svizzeri è contaminata. Di fronte a questa rivelazione, è la stessa definizione di «qualità svizzera» a essere messa in discussione, costringendo a confrontarsi con il divario tra le aspettative dei consumatori e la realtà ambientale.
La classifica delle sostanze tossiche: le marche in difetto
Henniez è di gran lunga la marca con i risultati peggiori: ha registrato una concentrazione di 0,8 microgrammi per litro, otto volte superiore al limite di rilevabilità. I dati delineano un quadro preoccupante per marche molto conosciute. Aquata, Evian e Saguaro si sono attestate sulla soglia di 0,1 microgrammi, mentre altre l’hanno superata nettamente. Aproz ha registrato 0,2, San Pellegrino e M-Budget 0,3. Ancora più in alto, Swiss Alpina, Valser e Prix Garantie di Coop hanno raggiunto tutte 0,4 microgrammi per litro.
Solo tre marche, al contrario, sono risultate indenni: Cristallo, Denner e Saskia sono le uniche ad aver registrato valori inferiori al limite di rilevabilità del test, pari a 0,1 microgrammi per litro. Questa marcata disparità mette in luce una grave carenza nei controlli di qualità tra i principali operatori del mercato. I produttori di Saguaro hanno contestato i risultati, facendo riferimento ai propri test interni, ma le analisi indipendenti di RTS gettano un’ombra lunga e inquietante sull’autoregolamentazione del settore.
La crisi delle sostanze chimiche eterne
Il TFA non è un semplice inquinante: è una «sostanza chimica eterna». Appartenenti alla famigerata famiglia dei PFAS, queste sostanze resistono alla degradazione naturale e persistono nell’ambiente per secoli. La presenza di TFA nell’acqua in bottiglia è una conseguenza diretta del suo uso diffuso nei pesticidi, nella refrigerazione e nella produzione farmaceutica. Una volta rilasciato, non scompare.
Le conseguenze sono gravi. Queste sostanze chimiche si accumulano nel tempo: le concentrazioni rilevate oggi potrebbero quindi essere solo la punta dell’iceberg. L’eredità industriale del XX e XXI secolo torna a minacciare le falde acquifere. Poiché queste sostanze non si degradano, ogni microgrammo immesso nell’ambiente vi rimane, aumentando i rischi per le generazioni future. La Svizzera deve ora fare i conti con una realtà chimica che nessuna campagna pubblicitaria può filtrare.
Le acque sotterranee: all’origine del problema
La contaminazione dell’acqua in bottiglia è solo il sintomo di una ferita ecologica ben più profonda. Le falde acquifere dell’Altipiano svizzero sono sature di sostanze inquinanti: nelle regioni agricole intensive, i livelli di TFA raggiungono valori compresi tra 1 e 10 microgrammi per litro. La mappa della contaminazione mostra una correlazione diretta tra intensità dell’agricoltura e purezza dell’acqua.
I principali responsabili sono i pesticidi, che filtrano nel terreno e inquinano le falde da cui si riforniscono gli impianti di imbottigliamento. Anche i medicinali e i sottoprodotti della refrigerazione industriale contribuiscono ad aggravare la tossicità. Con il peggioramento della qualità delle acque sotterranee, diventa sempre più difficile trovare acqua davvero «pura» in Svizzera. Se non verranno introdotte misure drastiche nella regolamentazione dell’agricoltura e dell’industria, la popolazione svizzera dovrà accettare che la propria acqua non è più neutra come la sua politica.