cultura
Il caso di appropriazione culturale di un bar svizzero fa giurisprudenza
Un tribunale bernese assolve la Brasserie Lorraine in una sentenza storica sulla discriminazione culturale, dopo l’interruzione dell’esibizione di una band reggae bianca

La giustizia si è pronunciata a Berna, assestando un colpo decisivo alle accuse di razzismo al contrario nella scena culturale svizzera. Con una sentenza che avrà ripercussioni in ambito giuridico e nei settori dello spettacolo del Paese, un tribunale bernese ha assolto pienamente i gestori della Brasserie Lorraine. Il verdetto, pronunciato questo lunedì, scagiona il locale alternativo dall’accusa di aver violato la norma penale antirazzista, un’accusa che gravava sull’esercizio dall’estate controversa del 2022.
La decisione del tribunale smonta di fatto l’argomento secondo cui annullare l’esibizione di una band bianca per timori legati all’«appropriazione culturale» costituisce una discriminazione razziale punibile penalmente. Non si è trattato di un semplice proscioglimento per motivi tecnici, ma di un rifiuto della tesi secondo cui l’operato del locale raggiungesse la soglia giuridica del razzismo. I gestori, che si sono rifiutati con fermezza di pagare una multa di 3’000 CHF inizialmente inflitta loro, hanno visto riconosciute le proprie ragioni. Questa assoluzione segna un momento cruciale per la giurisprudenza svizzera e fissa un’asticella elevata per stabilire cosa costituisca discriminazione nel contesto complesso delle esibizioni culturali e della gestione dei locali.
La polemica sul reggae: la notte in cui la musica si fermò a Berna
La controversia risale a una singola, esplosiva serata del 2022, che ha messo a nudo le profonde fratture nel dibattito culturale contemporaneo. La band svizzera «Lauwarm» è salita sul palco della Brasserie Lorraine pronta a suonare reggae, ma l’esibizione è stata interrotta bruscamente. La causa? Una serie di proteste da parte di clienti che hanno espresso un profondo «disagio» nel vedere musicisti bianchi con i dreadlock suonare musica di origine giamaicana.
Non si è trattato di un problema di qualità del suono né di comportamenti molesti, bensì di uno scontro ideologico. Il collettivo che gestisce il locale ha deciso in una frazione di secondo di interrompere la musica, adducendo come motivo l’«appropriazione culturale». L’incidente ha acceso un dibattito nazionale, dividendo l’opinione pubblica tra chi considerava l’annullamento una presa di posizione necessaria a favore della sensibilità culturale e chi lo riteneva una forma di censura. Per tre anni, il silenzio lasciato da quel concerto interrotto ha continuato a risuonare forte sulla stampa svizzera, trasformando un evento locale in un simbolo delle guerre culturali che attraversano il Paese.
Tempesta politica: i giovani della destra sfidano la cultura woke
In una svolta che ha capovolto il tradizionale copione politico, la denuncia contro la Brasserie Lorraine, locale alternativo di sinistra, è stata promossa dai giovani dell’Unione democratica di centro (UDC), partito di destra. Approfittando della decisione del locale di escludere la band bianca, la Gioventù UDC ha presentato una denuncia formale, invocando contro il locale proprio le leggi antirazzismo spesso sostenute dalla sinistra.
La mossa politica è stata incisiva e senza precedenti. I denuncianti hanno sostenuto che escludere musicisti bianchi in base al loro aspetto e alla musica che avevano scelto di suonare costituisse di per sé un atto di discriminazione razziale punibile per legge. Questa strategia legale aggressiva ha costretto il sistema giudiziario a confrontarsi con un paradosso: un intento antirazzista, quello di impedire l’appropriazione culturale, può sfociare in un atto razzista? Assolvendo i gestori del locale, il tribunale ha di fatto neutralizzato questa specifica linea d’attacco della destra, anche se la battaglia ideologica tra l’UDC e gli spazi culturali progressisti è tutt’altro che conclusa.
Definire i confini: dove la legge incontra la sensibilità culturale
Dopo questa sentenza definitiva, la Svizzera si trova a un bivio. Il tribunale ha chiarito che l’operato della Brasserie Lorraine non costituiva un reato, ma le questioni sociali e culturali restano in gran parte senza risposta. L’assoluzione indica che i locali privati conservano l’autonomia di selezionare i contenuti in base ai valori della propria comunità, anche quando ciò comporta l’esclusione di determinati artisti per ragioni legate alla percezione culturale.
Le implicazioni, tuttavia, vanno ben oltre un singolo bar di Berna. Le istituzioni culturali dei Cantoni devono ora orientarsi in un contesto in cui il confine tra «protezione della cultura» e «discriminazione» è giuridicamente distinto, ma socialmente sfumato. Questo caso ricorda con forza che, se da un lato la legge stabilisce un livello minimo di condotta, dall’altro il giudizio dell’opinione pubblica resta aperto. Mentre la Svizzera continua a diversificarsi, il dibattito su chi abbia il diritto di suonare quale musica, e chi abbia il diritto di impedirlo, proseguirà senz’altro. Per ora, però, il martelletto del giudice ha sancito il diritto del locale di scegliere.