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Swiss Observer

Un’inchiesta rivela che il sistema antidroni «svizzero» dell’esercito è prodotto in Israele

Il nuovo sistema antidroni commissionato dal Dipartimento federale della difesa è prodotto principalmente dall’azienda israeliana D-Fend Solutions, e non dal fornitore svizzero Securiton. La scoperta solleva interrogativi sugli appalti della difesa svizzera e sulla trasparenza delle forniture.

AI12 febbraio 2026Il nostro processo editoriale
Un’inchiesta rivela che il sistema antidroni «svizzero» dell’esercito è prodotto in Israele
AISWI swissinfo.ch

Un contratto da ben 3,5 milioni di franchi ha svelato una realtà complessa dietro la difesa nazionale svizzera: il sistema antidroni «svizzero» è, in sostanza, tecnologia israeliana. Sebbene il contratto sia stato assegnato ufficialmente in ottobre a Securiton, una fidata filiale del gruppo svizzero Securitas, un’inchiesta di SRF Rundschau ha fatto crollare l’illusione di una produzione indigena. Il sistema non è frutto dell’ingegneria svizzera, bensì un prodotto importato e rivenduto con un altro marchio da D-Fend Solutions, importante azienda israeliana del settore degli armamenti.

Questa rivelazione costringe a fare i conti con l’opacità degli appalti svizzeri nel settore della difesa. armasuisse, l’unità federale responsabile degli acquisti, mantiene una posizione difensiva e sostiene che, sebbene «sia integrato un subappaltatore israeliano», la responsabilità rimane svizzera. Questa manovra semantica, tuttavia, non nasconde il fatto che l’hardware essenziale per proteggere lo spazio aereo svizzero è prodotto all’estero. Il ricorso a Securiton come intermediario solleva immediatamente interrogativi sulla trasparenza e sulla sovranità. La Svizzera non sta semplicemente acquistando uno strumento: affida a un’entità straniera una capacità di sicurezza essenziale, celandone la provenienza dietro un’etichetta locale. Con l’aumento delle tensioni globali, la definizione di «Swiss Made» nel settore della difesa sembra farsi sempre più fluida, mettendo alla prova la percezione pubblica della neutralità e dell’autosufficienza.

Cyber Takeover: la tecnologia in dotazione

Il sistema in questione non è un semplice osservatore passivo: è un’unità offensiva di «Cyber Takeover», progettata per assumere il controllo dello spazio aereo. A differenza dei sistemi cinetici tradizionali, che abbattono le minacce, questa tecnologia si affida a uno scanner sofisticato che rileva, pirata e prende il controllo dei segnali radio dei droni in avvicinamento. Una volta violato il segnale, il sistema ne assume il controllo da remoto e costringe il dispositivo nemico ad atterrare in sicurezza. Non si tratta di una tecnologia teorica: è già stata testata sul campo in Svizzera, dove è stata impiegata per proteggere le personalità di spicco internazionali al Forum economico mondiale di Davos.

Il gruppo Securitas ha confermato la collaborazione con D-Fend e riconosciuto l’integrazione di questa avanzata tecnologia israeliana. La logica operativa è chiara: in un’epoca in cui la guerra con i droni evolve a ritmi vertiginosi, la Svizzera ha bisogno di contromisure collaudate e all’avanguardia. D-Fend Solutions offre proprio questo, con uno scudo digitale che neutralizza le minacce senza sparare un colpo. Il ricorso a questo specifico metodo di «Cyber Takeover» sottolinea però un importante cambiamento nella strategia di difesa, che passa dall’intercettazione fisica alla guerra elettronica. Adottando questo sistema, l’esercito svizzero riconosce che il futuro della sicurezza dello spazio aereo si gioca nell’invisibile campo di battaglia delle frequenze radio e dei codici, un ambito in cui Israele detiene attualmente le chiavi d’accesso.

Il difficile equilibrio geopolitico

Approfondendo la cooperazione militare con Israele nel contesto della guerra in corso a Gaza, la Svizzera cammina su un filo geopolitico precario. Le implicazioni sono evidenti: D-Fend Solutions è un fornitore noto dell’esercito israeliano e ora denaro dei contribuenti svizzeri confluisce direttamente in questo ecosistema. I critici sostengono che questo acquisto coinvolga la Svizzera neutrale in un conflitto polarizzante, ma gli esperti affermano che la realtà tecnologica lascia poche alternative. Roland Siegwart, direttore dell’Istituto di robotica del Politecnico federale di Zurigo, sostiene che Israele è un leader indiscusso nella difesa dai droni.

«In Svizzera non possiamo evitare di ricorrere a tecnologie di questo tipo provenienti da Paesi che le hanno già testate», ha dichiarato Siegwart, riconoscendo una verità scomoda. Pur ammettendo che la questione è «politica», lascia intendere che la Svizzera non può permettersi che esitazioni morali o diplomatiche compromettano la sua sicurezza. L’esercito svizzero privilegia l’efficacia rispetto alle apparenze, facendo leva su una tecnologia sviluppata in zone di guerra attive per proteggere i propri confini. Questo approccio pragmatico mette in luce un dilemma evidente: per disporre della migliore difesa, la Svizzera deve rifornirsi da Paesi impegnati attivamente in operazioni offensive. Con l’evoluzione della guerra a livello globale, il lusso di acquistare tecnologia esclusivamente «neutrale» sta rapidamente scomparendo e il governo svizzero è costretto a compiere scelte difficili e controverse.

Lacune critiche nella difesa

Nonostante il prezzo elevato e le credenziali tecnologiche avanzate, il nuovo sistema non è una soluzione miracolosa. Rimane una vulnerabilità evidente: la tecnologia è impotente contro i droni autonomi. Il professor Siegwart avverte che D-Fend è efficace contro i «normali droni commerciali» che si affidano a collegamenti radio, ma non può fermare un drone che segue una rotta preprogrammata senza connessione al segnale. Questa lacuna rappresenta un importante punto cieco nella difesa svizzera.

armasuisse ha rifiutato di commentare questa limitazione, e il silenzio è eloquente. Se un avversario impiega droni autonomi, una capacità sempre più accessibile, il sistema «Cyber Takeover» da 3,5 milioni di franchi diventa uno spettatore costoso. Ciò solleva interrogativi cruciali sulla sostenibilità a lungo termine di questo acquisto. La Svizzera sta investendo in una soluzione per le minacce di ieri, trascurando i pericoli di domani? Mentre la tecnologia dei droni corre verso la piena autonomia, il ricorso dell’esercito svizzero a tecnologie di pirateria dei segnali potrebbe rivelarsi una soluzione temporanea anziché una risposta completa. Il Paese rimane vulnerabile proprio alle minacce all’avanguardia che intende scoraggiare, e gli esperti di sicurezza si chiedono se le misure attuali siano davvero sufficienti a proteggere i cieli svizzeri.