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Swiss Observer

Alpi svizzere in crisi: scioglimento record dei ghiacciai e siccità aggravano i pericoli in montagna

La Svizzera è confrontata con una grave situazione ambientale: il rapido scioglimento dei ghiacciai, di cui è un esempio il ghiacciaio del Rodano, che ha perso 1,4 metri di ghiaccio in due settimane, si somma a una siccità prolungata. Fiumi e bacini di accumulazione sono ai livelli più bassi da 20 anni e gli esperti avvertono che le attività in montagna, come l’alpinismo, diventano sempre più pericolose a causa dell’aumento del rischio di caduta di massi.

Alpi svizzere in crisi: scioglimento record dei ghiacciai e siccità aggravano i pericoli in montagna
AIThe Local Switzerland

Ogni giorno scompaiono dieci centimetri di ghiaccio. Questa è la realtà sconcertante del ghiacciaio del Rodano, dove il glaciologo Matthias Huss ha documentato una perdita di 1,4 metri in appena due settimane. Le Alpi svizzere non si stanno semplicemente sciogliendo: si liquefanno sotto la pressione di ondate di caldo incessanti. Da metà giugno, quasi quattro metri di ghiaccio si sono dissolti nelle valli, lasciando un paesaggio di roccia scoperta e cavità subglaciali crollate. Non si tratta di un lento declino, ma di un ritiro rapido: in soli vent’anni il ghiacciaio del Rodano si è ridotto di un intero chilometro. L’inverno ha portato un po’ di neve, ma la protezione offerta è durata poco, spazzata via da un’estate precoce e particolarmente intensa. Gli esperti avvertono che entro 30-40 anni il ghiacciaio scomparirà dal suo iconico punto panoramico e sopravvivrà soltanto come residuo alle quote più elevate del massiccio del Dammastock. La «torre d’acqua d’Europa» sta perdendo le sue riserve di ghiaccio a un ritmo senza precedenti storici, segnalando un cambiamento permanente dell’ecosistema alpino.

Vene in secca: livelli dell’acqua ai minimi da 20 anni

I 61.000 chilometri di fiumi e ruscelli della Svizzera sono in affanno: i livelli dell’acqua sono precipitati ai valori più bassi da due decenni. L’Ufficio federale dell’energia (UFE) riferisce che i principali bacini di accumulazione del Paese sono attualmente riempiti appena al 46 per cento, ben 16,4 punti percentuali sotto la media degli ultimi 20 anni. La crisi è il risultato diretto di una «tempesta perfetta»: un inverno con nevicate insufficienti, seguito da una primavera tra le più secche dall’inizio delle misurazioni, nel 1864. I recenti temporali hanno investito l’Altipiano, ma non hanno praticamente contribuito ad alleviare la siccità profonda che colpisce il suolo e la vegetazione. Il paradosso della situazione attuale è che lo scioglimento estremo dei ghiacciai sostiene temporaneamente la portata dei fiumi, ma si tratta di un «vantaggio illusorio». Quando il ghiaccio sarà scomparso, verrà meno anche questa riserva. L’agricoltura e l’approvvigionamento delle economie domestiche potrebbero già dover affrontare restrizioni, mentre il verde lussureggiante tipico della campagna svizzera lascia il posto ai toni bruciati di un paesaggio sotto assedio.

Giganti in frantumi: le Alpi diventano una trappola mortale

Il Cervino sta letteralmente crollando. Con il disgelo del permafrost e la scomparsa della copertura nevosa protettiva, le fondamenta stesse delle Alpi svizzere diventano instabili e le vie d’arrampicata più frequentate si trasformano in corridoi mortali esposti alla caduta di massi. A Zermatt, le guide consigliano ormai agli alpinisti di rinunciare alla vetta: la cresta dell’Hörnli è diventata un bersaglio di continue cadute di massi. Il pericolo, tuttavia, non è soltanto geologico, ma anche umano. Edith Lehner, custode della capanna Hörnli, avverte che molte di queste cadute sono «provocate dall’uomo» e innescate da alpinisti inesperti, attratti dal prestigio sui social media, che si allontanano dai percorsi abituali. La combinazione tra la roccia indebolita dal caldo e l’aumento degli «alpinisti turisti» ha creato un ambiente estremamente pericoloso. La crisi non riguarda soltanto la Svizzera: a Chamonix, le guide hanno sospeso le ascensioni del Monte Bianco dopo diverse vittime. Le montagne non sono più i luoghi prevedibili di un tempo: si stanno trasformando in ambienti instabili, in cui i cambiamenti climatici rendono obsolete le conoscenze tradizionali.

Un Paese sull’orlo del precipizio: il futuro dell’energia svizzera

La Svizzera è confrontata con una minaccia fondamentale alla propria sovranità energetica: la «batteria» idroelettrica d’Europa comincia a svuotarsi. L’energia idroelettrica fornisce di norma un quinto dell’elettricità nazionale in inverno, ma con i bacini ai minimi storici il margine di errore è venuto meno. Il portavoce della ElCom Andreas Jöckel sostiene che non vi sia un rischio immediato di blackout, ma ammette che le prospettive sono «incerte» e dipendono interamente dalle piogge autunnali. Affidarsi attualmente all’acqua di fusione dei ghiacciai per riempire le dighe è una strategia destinata a esaurirsi: come osserva Matthias Huss, tra 20 e 30 anni quel rubinetto si prosciugherà. Il Governo svizzero si trova ora a un bivio decisivo: come trasformare una rete elettrica fondata sull’affidabilità delle montagne in vista di un futuro in cui queste sono in costante mutamento. La siccità del 2026 è un forte campanello d’allarme. Non ci si chiede più «se» il paesaggio cambierà, ma quanto rapidamente la Svizzera saprà adattare le proprie infrastrutture per affrontare un mondo senza ghiacciai e con i fiumi in secca.