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Swiss Observer

Swatch Group respinge le richieste dell’investitore attivista per un rimpasto del Consiglio

Il gruppo Swatch, dominato dalla famiglia Hayek, ha respinto categoricamente tutte le proposte dell’investitore attivista statunitense Greenwood Investors, che chiedeva un seggio nel Consiglio d’amministrazione e cambiamenti radicali alla struttura di corporate governance dell’orologiaio, aprendo la strada a uno scontro tra azionisti.

AI10 febbraio 2026Il nostro processo editoriale
Swatch Group respinge le richieste dell’investitore attivista per un rimpasto del Consiglio
AISWI swissinfo.ch

La famiglia Hayek ha tracciato una linea definitiva, respingendo con fermezza l’offensiva su vasta scala dell’investitore attivista statunitense Greenwood Investors. In una mossa che prepara il terreno a un confronto acceso in occasione della prossima assemblea generale annuale del 12 maggio, il Consiglio d’amministrazione di Swatch Group ha respinto tutte e sette le proposte presentate dalla società di Steven Wood. Non si tratta di un semplice disaccordo, ma di un aperto conflitto aziendale.

Nel tentativo di mettere in discussione lo status quo, Greenwood ha lanciato un attacco su due fronti: chiede un seggio nel Consiglio d’amministrazione per Wood e promuove una revisione radicale dello statuto della società. La risposta di Swatch è stata rapida e intransigente. In una dichiarazione che non lascia spazio ad ambiguità, l’orologiaio con sede a Bienne ha affermato di agire «nel pieno rispetto di tutte le normative», chiudendo di fatto il dialogo prima ancora che potesse iniziare. Il rifiuto segnala che il clan Hayek, custode del gigante svizzero dell’orologeria, non intende cedere terreno alle pressioni di investitori attivisti stranieri.

Ultimatum in sette punti per riformare la governance

Greenwood Investors non si accontenta di poco: ha presentato un ultimatum in sette punti volto a smantellare l’attuale struttura di potere. Tra le richieste principali figurano l’elezione di tre rappresentanti designati specificamente per gli azionisti al portatore e l’obbligo che la maggioranza dei membri del Consiglio d’amministrazione sia indipendente. Si tratta di una sfida diretta alla natura chiusa della governance del gruppo.

Forse l’attacco più personale all’attuale dirigenza è la proposta di vietare alla presidente di ricoprire altre cariche operative. La misura prende direttamente di mira Nayla Hayek, che attualmente esercita un notevole doppio potere in qualità di presidente di Swatch Group e CEO di Harry Winston. Greenwood chiede inoltre che le assemblee generali si svolgano esclusivamente in presenza, una mossa probabilmente volta a mobilitare gli azionisti di minoranza in un forum pubblico. Wood sostiene che il diritto svizzero riconosce agli azionisti al portatore il diritto di essere rappresentati e afferma che la sua candidatura può essere respinta solo per «motivi importanti», che, secondo lui, non sussistono. Swatch, tuttavia, non si lascia convincere da queste interpretazioni giuridiche.

La roccaforte dei diritti di voto

Ogni ambizione attivista si scontra con la roccaforte dei diritti di voto della famiglia Hayek. La famiglia possiede circa il 25% del capitale, ma controlla ben il 43% dei diritti di voto. Questa disparità è resa possibile da una struttura azionaria a doppia categoria, con azioni nominative dotate di diritti di voto maggiorati e azioni al portatore, che di fatto consolida il controllo della famiglia contro eventuali incursioni ostili.

La storia lascia presagire un esito sfavorevole per Steven Wood. L’anno scorso, quando si è candidato per un mandato di un anno come rappresentante degli azionisti al portatore, è stato sconfitto nettamente dal voto degli azionisti: quasi l’80% dei voti è stato espresso contro di lui. Con una partecipazione pari a appena lo 0,5% del capitale, i conti per Greenwood sono spietati: senza il sostegno della famiglia Hayek o una rivolta massiccia e senza precedenti da parte di altri investitori istituzionali, la strada di Wood verso il Consiglio d’amministrazione è sbarrata da una quota di diritti di voto insormontabile. La presa della famiglia non è solo salda, è assoluta.

Contromossa strategica: la candidatura di Rickenbacher

Swatch non si limita a difendersi, ma sta mettendo in atto una contromossa strategica. Mentre respinge Wood, il gruppo porta avanti i propri piani per rinnovare il Consiglio d’amministrazione alle proprie condizioni. Il Consiglio ha proposto la nomina di Andreas Rickenbacher, consulente aziendale di lunga esperienza ed ex consigliere di Stato del Canton Berna.

Rickenbacher, in carica dal 2006 al 2016 e primo socialdemocratico a dirigere il dipartimento dell’economia, rappresenta una scelta sicura e istituzionale, in linea con la tradizione svizzera anziché con l’attivismo americano. Proponendo un candidato con profondi legami politici ed economici in Svizzera, la famiglia Hayek segnala di essere aperta a nuove figure, ma solo a quelle scelte da lei. La mossa mira a indebolire l’argomento degli attivisti secondo cui il Consiglio è stagnante, assicurandosi al contempo che il seggio venga occupato da una figura poco incline a mettere in discussione la visione strategica della famiglia.

Indifferenza dei mercati e calo nel lungo termine

Nonostante le tensioni in Consiglio d’amministrazione, i mercati hanno reagito con la consueta indifferenza, segnalando che gli investitori ritengono improbabile un cambiamento dello status quo. L’azione al portatore, punto di riferimento per gli analisti, è rimasta stabile lunedì mattina. Sebbene dall’inizio del 2026 il titolo abbia guadagnato il 12%, questo rialzo di breve periodo nasconde una realtà di lungo termine più preoccupante.

Swatch Group fa i conti con una flessione della performance di quasi il 27% negli ultimi cinque anni. Questa significativa perdita di valore alimenta la battaglia di Greenwood. La famiglia Hayek può facilmente prevalere nel conteggio dei voti, ma è molto più difficile convincere sul fronte della creazione di valore. Con l’avvicinarsi dell’assemblea generale del 12 maggio, la pressione non riguarda solo i seggi nel Consiglio: un conglomerato svizzero leggendario deve dimostrare di poter invertire un decennio di stagnazione, mantenendo al contempo le porte chiuse alle moderne richieste di corporate governance.