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Swiss Observer

Sulzer minaccia di lasciare il mercato messicano per 28 milioni di dollari di fatture non pagate

Il colosso industriale svizzero Sulzer avverte che potrebbe cessare le attività nelle raffinerie della compagnia petrolifera statale messicana Pemex a causa di pagamenti in ritardo per 23 milioni di franchi, mettendo a rischio la sicurezza energetica del Paese.

Sulzer minaccia di lasciare il mercato messicano per 28 milioni di dollari di fatture non pagate
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Il colosso industriale Sulzer, con sede a Winterthur, ha lanciato un ultimatum senza precedenti al gigante petrolifero statale messicano Pemex: pagare la fattura insoluta di 23,1 milioni di franchi (28 milioni di dollari), oppure assistere all’arresto dei macchinari. Non si tratta di una tattica negoziale, ma di uno scontro diretto dettato dalla necessità. Venerdì Sulzer Chemtech Mexico ha confermato di essere pronta a cessare completamente le attività nelle raffinerie di Pemex se il debito accumulato non verrà saldato immediatamente.

La situazione è arrivata a un punto critico. Secondo una portavoce dell’azienda, Pemex lascia in sospeso i pagamenti da oltre dodici mesi, un ritardo commercialmente insostenibile persino per un’azienda delle dimensioni di Sulzer. Il gruppo svizzero ha formalmente sottoposto la questione ai vertici di Pemex, ma il tono è inequivocabilmente urgente. «Ci auguriamo che il governo messicano reagisca a questa situazione come ha fatto in passato», ha dichiarato l’azienda, lasciando appena velata la minaccia che, senza un’immediata iniezione di liquidità, gli ingegneri svizzeri se ne andranno. Questo stallo rappresenta un raro e volatile scontro tra la disciplina aziendale svizzera e la caotica gestione finanziaria di uno dei maggiori operatori energetici dell’America latina.

Infrastrutture critiche in ostaggio

Se Sulzer staccherà la spina, le conseguenze per il Messico saranno immediate e gravi. Non si tratta di ritardi amministrativi, ma della sicurezza materiale di infrastrutture energetiche essenziali. Sulzer fornisce componenti indispensabili per la lavorazione del petrolio greggio e l’ammodernamento delle torri di distillazione nelle principali raffinerie di Minatitlán, Salina Cruz, Cadereyta e Tula. Senza le competenze e i pezzi di ricambio svizzeri, questi impianti si troverebbero ad affrontare una minaccia esistenziale.

L’azienda ha lanciato un severo avvertimento: un ritiro provocherebbe un «calo della produzione, problemi di sicurezza e rischi ambientali». È uno scenario da incubo per un Paese già alle prese con l’instabilità energetica. Sulzer ha avvertito esplicitamente che questa mossa potrebbe mettere a repentaglio la sicurezza energetica nazionale del Messico e aggravare il deficit nazionale. Il messaggio è chiarissimo: i macchinari che fanno funzionare il Messico si basano sulla tecnologia svizzera, e questa tecnologia va pagata. Non saldando i propri conti, Pemex mette a rischio l’integrità operativa della propria rete di raffinerie, esponendosi a disastri ambientali il cui costo potrebbe superare di gran lunga quello delle fatture non pagate.

Un buco nero finanziario: la crisi di Pemex

I 28 milioni di dollari dovuti a Sulzer sono solo una goccia nell’oceano della disastrosa gestione finanziaria di Pemex. Il colosso statale messicano è sommerso da un debito enorme di 100 miliardi di dollari (80 miliardi di franchi), una cifra raddoppiata negli ultimi due decenni. Mentre Sulzer reclama quanto le spetta, Pemex lotta per sopravvivere: la produzione è stata ridotta di oltre il 50% a causa dei giacimenti petroliferi invecchiati e della cronica mancanza di investimenti di capitale.

Il governo messicano guidato da Claudia Sheinbaum ha iniettato disperatamente oltre 25 miliardi di dollari solo quest’anno per sostenere l’azienda in difficoltà. Tuttavia, questi ingenti sussidi non sono evidentemente arrivati a fornitori essenziali come Sulzer. L’incapacità di pagare un partner strategico per oltre un anno segnala una crisi di liquidità che va ben oltre la semplice burocrazia. Rivela un fallimento sistemico in cui persino i fornitori di servizi di manutenzione essenziali restano senza essere pagati, costringendo i partner internazionali a misure drastiche per tutelare i propri interessi economici.

Precisione svizzera contro inefficienza cronica

L’ironia di questa controversia è evidente. Solo pochi mesi fa, nel marzo 2024, Sulzer aveva dimostrato il proprio impegno nella regione inaugurando a Cuautitlán Izcalli un impianto all’avanguardia per pompe ad alta pressione. L’investimento mirava a rafforzare le infrastrutture locali e a soddisfare la domanda crescente proprio delle raffinerie che ora non pagano le fatture. Sulzer ha messo a disposizione innovazione e capitali di livello mondiale, Pemex ha risposto con fatture insolute.

Questo conflitto è un monito per le imprese svizzere che operano in mercati instabili dominati dallo Stato. Sulzer dispone della leva della tecnologia essenziale, ma l’attrito tra l’efficienza svizzera e la realtà lenta e gravata dai debiti di Pemex crea uno stallo pericoloso. In attesa della risposta del governo messicano, il tempo stringe. Sulzer ha dimostrato di essere pronta a mettere a rischio sicurezza e produzione per far rispettare le condizioni contrattuali, segnalando che l’industria svizzera non sovvenzionerà la cattiva gestione di altri Paesi.