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Swiss Observer

I procuratori di San Gallo archiviano l’inchiesta sugli abusi nella Chiesa cattolica per prescrizione

Un’inchiesta su cinque denunce di abusi sessuali legate alla Chiesa cattolica nel Canton San Gallo è stata archiviata senza rinvii a giudizio. I procuratori hanno indicato la prescrizione come motivo determinante, mettendo in luce le difficoltà giuridiche nel perseguire casi storici emersi dopo il rapporto svizzero sugli abusi, pubblicato nel 2023.

I procuratori di San Gallo archiviano l’inchiesta sugli abusi nella Chiesa cattolica per prescrizione
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Cinque sacerdoti accusati. Dieci potenziali vittime individuate. Nessun rinvio a giudizio. In un duro colpo per le persone sopravvissute agli abusi che cercano giustizia in sede civile, i procuratori di San Gallo hanno ufficialmente archiviato le indagini su cinque denunce distinte di abusi sessuali legati alla Chiesa cattolica. Nonostante le clamorose rivelazioni emerse dopo la pubblicazione del rapporto svizzero sugli abusi del 2023, il sistema giudiziario è arrivato a un punto morto definitivo.

Le denunce, aumentate dopo la pubblicazione del rapporto, hanno dato il via a indagini che i procuratori hanno descritto come «lunghe e complesse». L’esito è però netto: nessuna incriminazione. Le indagini, che hanno esaminato accuse risalenti a decenni fa, tra cui una denuncia di grande risonanza presentata dalla diocesi di Coira per un’aggressione avvenuta negli anni Settanta, si sono infine arenate a causa degli ostacoli procedurali. Mentre l’opinione pubblica chiedeva risposte, la realtà giuridica a San Gallo ha prodotto silenzio, lasciando le vittime senza la possibilità di far valere le proprie ragioni davanti a un tribunale civile.

La trappola della prescrizione

In Svizzera, nello scandalo degli abusi, il tempo è il principale nemico della giustizia. L’ostacolo che ha fatto naufragare questi casi è soprattutto la prescrizione, un termine legale scaduto molto prima che molte vittime si sentissero abbastanza al sicuro da parlare. In diversi casi, i procuratori hanno indicato il tempo trascorso come il fattore decisivo che impediva di perseguire i responsabili.

Le indagini si sono scontrate con ostacoli insormontabili. In quattro casi in cui i termini non erano tecnicamente ancora scaduti, le prove si sono semplicemente dissolte. Le accuse non hanno potuto essere comprovate: i sacerdoti accusati le hanno respinte e le vittime, alle prese con traumi risalenti a decenni prima, hanno faticato a fornire la precisione forense richiesta dalla legge. In altri casi, gli accusati erano permanentemente incapaci di comparire in giudizio oppure, in un caso, erano già deceduti. Il sistema giudiziario richiede prove attuali per reati storici, creando un divario tra colpa morale e responsabilità giuridica che resta impossibile da colmare.

Il diritto canonico, l’ultima risorsa

Quando il diritto civile si ritira, il diritto canonico può essere l’unica strada percorribile. Se lo Stato non può procedere penalmente, la Chiesa conserva il potere di agire. Un elemento decisivo è che, a differenza del rigido Codice penale svizzero, la Chiesa cattolica può rinunciare a invocare la prescrizione, lasciando socchiusa la porta alla possibilità di fare luce sulle responsabilità.

La diocesi di San Gallo ha confermato che non archivierà le conclusioni dei procuratori. Le prove raccolte nell’ambito dell’inchiesta penale saranno invece trasmesse direttamente a due indagini canoniche interne tuttora in corso. Sia la diocesi di San Gallo sia quella di Coira si sono impegnate a continuare a trasmettere informazioni alle autorità, ma l’attenzione si sposta ora interamente sulle misure disciplinari interne. Per le vittime che hanno visto chiudersi la porta della giustizia civile, questi tribunali ecclesiastici rappresentano l’ultima, fragile speranza di ottenere un riconoscimento.

Una nazione che fa i conti con il passato

La chiusura giudiziaria a San Gallo è soltanto un capitolo di una crisi nazionale di proporzioni impressionanti. Lo studio pilota del 2023 ha portato alla luce una realtà sconvolgente: oltre 1’000 casi documentati di abusi sessuali nella Chiesa cattolica svizzera dal 1950. Dopo la pubblicazione del rapporto, il numero delle persone che hanno denunciato abusi è aumentato rapidamente: in soli sei mesi sono emerse più di 160 nuove presunte vittime.

La Svizzera si trova ora a fare i conti con un’ondata di traumi storici che l’attuale quadro giuridico non è attrezzato a gestire. I procuratori di San Gallo hanno archiviato i fascicoli, ma la pressione sulla Chiesa affinché offra riparazioni morali e attui cambiamenti strutturali non è mai stata così forte. Mentre le cifre continuano a crescere, il divario tra la portata degli abusi e la scarsità delle conseguenze giuridiche rischia di aggravare le ferite di una comunità di fedeli già sotto shock.