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Swiss Observer

La Banca nazionale svizzera mantiene il tasso d’interesse allo 0,0% in un contesto di incertezza globale

La Banca nazionale svizzera (BNS) ha deciso di mantenere invariato allo 0,0% il tasso d’interesse di riferimento, per la terza volta consecutiva. La decisione è stata presa in un contesto di bassa inflazione interna ed è in linea con le attese degli analisti e con le recenti mosse della Federal Reserve statunitense.

La Banca nazionale svizzera mantiene il tasso d’interesse allo 0,0% in un contesto di incertezza globale
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La Banca nazionale svizzera (BNS) si è pronunciata e il messaggio è di risoluta fermezza: il tasso d’interesse di riferimento resta allo 0,0%. Per il terzo trimestre consecutivo, i responsabili della politica monetaria svizzera hanno scelto la stabilità anziché reagire, mantenendo la situazione invariata da giugno 2025. La decisione, annunciata giovedì, rappresenta un importante punto di riferimento per l’economia svizzera, mentre i mercati internazionali sono scossi dall’incertezza.

Martin Schlegel e la direzione della BNS stanno adottando una strategia di paziente attesa. Con un’inflazione interna pressoché ferma a un trascurabile 0,1% fino a febbraio, in linea con i dati di gennaio e dicembre, la banca centrale non aveva alcuna pressione per inasprire la politica monetaria. La decisione allinea Berna a Washington, dopo che mercoledì la Federal Reserve statunitense ha deciso di mantenere invariati i propri tassi. Mentre altri Paesi si affrettano ad adeguarsi ai mutamenti della congiuntura, la Svizzera resta ferma, trasmettendo un’immagine di calma autorevolezza su cui gli investitori hanno imparato a fare affidamento. Questa tranquillità è però ingannevole: dietro il tasso dello 0,0% si cela una complessa sfida, volta a proteggere l’economia svizzera dagli shock esterni.

L’illusione dell’inflazione e la realtà dei prezzi dell’energia

Non lasciatevi cullare da un falso senso di sicurezza dall’attuale tasso d’inflazione dello 0,1%. La BNS ha richiamato bruscamente alla realtà, rivedendo al rialzo la previsione d’inflazione per il 2026 allo 0,5%, rispetto allo 0,3% stimato in precedenza. La causa è chiara e innegabile: l’intensificarsi del conflitto in Medio Oriente sta facendo impennare i prezzi globali dell’energia, un fenomeno a cui nemmeno la Svizzera può sottrarsi del tutto.

«Si prevede che l’inflazione aumenti più rapidamente nei prossimi trimestri», ha avvertito Martin Schlegel, presidente della direzione della BNS. Sebbene i dati attuali rientrino comodamente nella fascia della stabilità dei prezzi, la tendenza è inequivocabilmente al rialzo. La BNS si prepara a un’accelerazione temporanea dei prezzi al consumo, dovuta al costo dei carburanti e dei trasporti. La banca resta tuttavia fiduciosa che si tratti di un’impennata di breve durata, non di un cambiamento strutturale. Nel 2027 l’inflazione dovrebbe tornare allo 0,5%, una previsione rivista al ribasso dallo 0,6%. Il messaggio è chiaro: nel breve termine ci si devono aspettare rincari alla pompa, ma le basi economiche a lungo termine restano solide.

La corsa inarrestabile del franco

Il franco svizzero si rafforza e questo sta diventando un problema. Da metà dicembre, il suo valore ponderato in base agli scambi commerciali è aumentato di circa il 2,5%, un apprezzamento marcato che ha effetti ambivalenti sull’economia. Da un lato, questa valuta solida protegge i consumatori svizzeri dal peggio dell’inflazione importata. Dall’altro, inasprisce le condizioni monetarie, frenando la crescita e rendendo le esportazioni svizzere più costose sui mercati internazionali.

Schlegel non ha usato mezzi termini sulla forza della valuta. «Un apprezzamento rapido ed eccessivo del franco rappresenta un rischio per la stabilità dei prezzi», ha dichiarato, segnalando la chiara disponibilità a intervenire sui mercati dei cambi se necessario. È un deciso avvertimento agli speculatori valutari: la BNS osserva la situazione ed è pronta a intervenire. Sebbene i bassi tassi d’interesse riducano attualmente l’attrattiva del franco come bene rifugio, la banca resta vigile. L’effetto restrittivo del franco forte sta già rallentando la crescita e ha contribuito alla decisione del gruppo di esperti della Confederazione di ridurre all’1% la previsione di crescita economica per il 2026.

Muoversi nel campo minato geopolitico

La BNS non opera nel vuoto: si muove in un contesto geopolitico irto di insidie. Oltre a considerare i dati economici più immediati, Berna deve procedere con cautela per evitare ripercussioni politiche con gli Stati Uniti. Con delicate trattative su un accordo commerciale attualmente in corso con Washington, la BNS deve calibrare la propria politica monetaria senza esporsi ad accuse di manipolazione valutaria, che potrebbero compromettere importanti sforzi diplomatici.

Il quadro internazionale è carico di rischi. Si profilano dazi, incombono guerre commerciali e la Banca centrale europea (BCE) si prepara a prendere le proprie decisioni. Mantenendo i tassi allo 0,0%, la BNS conserva una posizione neutrale che sostiene l’attività interna, come dimostra la robusta crescita del credito, e al contempo si tiene pronta a intervenire in futuro. Come ha osservato Schlegel, la politica attuale «sostiene l’attività economica», ma il percorso da seguire è tutt’altro che lineare. In un’epoca in cui economia e geopolitica sono indissolubilmente legate, la decisione della BNS di mantenere invariati i tassi è tanto una mossa diplomatica quanto una scelta finanziaria.