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Swiss Observer

La remunerazione record del CEO di Novartis scatena polemiche

La Fondazione Ethos raccomanda agli azionisti di votare contro la remunerazione dei vertici di Novartis, dopo che lo stipendio del CEO ha raggiunto la cifra senza precedenti di 19,2 milioni di CHF.

AI24 febbraio 2025Il nostro processo editoriale
La remunerazione record del CEO di Novartis scatena polemiche
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Una cifra sbalorditiva: 19,2 milioni di CHF. È quanto è costata la direzione di Novartis nel 2024, e ha suscitato una dura e immediata reazione da parte della principale società di consulenza svizzera per le casse pensioni. La Fondazione Ethos ha raccomandato ufficialmente agli azionisti di votare contro tutte le proposte legate alle remunerazioni in occasione della prossima assemblea generale di Novartis, il 7 marzo. Non si tratta soltanto di una divergenza sulle cifre, ma di uno scontro fondamentale sui principi di governo aziendale nel cuore di Basilea.

Ethos traccia una linea netta. La fondazione ritiene che il pacchetto retributivo del CEO Vasant Narasimhan, il più elevato dal 2009, rappresenti un’escalation inaccettabile dell’avidità dei dirigenti. Sebbene nel 2024 Novartis abbia registrato risultati finanziari relativamente solidi, secondo Ethos l’entità stessa di questa remunerazione allontana i compensi dei vertici da standard sociali ragionevoli. La raccomandazione è un importante campanello d’allarme per il consiglio di amministrazione: gli investitori istituzionali osservano, e la loro pazienza di fronte a stipendi vertiginosi si sta rapidamente esaurendo.

La promessa di moderazione tradita

La fiducia si erode con la stessa rapidità con cui aumentano gli stipendi. Quando Vasant Narasimhan ha assunto la guida dell’azienda nel 2018, la sua remunerazione era di circa 10 milioni di CHF, una cifra che l’azienda presentava come prova del fatto che l’epoca dei compensi esorbitanti fosse finita. Oggi, quella cifra è quasi raddoppiata. «All’epoca, l’azienda ci assicurò che gli eccessi appartenevano al passato», ha dichiarato Vincent Kaufmann, direttore della Fondazione Ethos, sottolineando la netta discrepanza tra le rassicurazioni di allora e la realtà attuale.

Questo forte aumento, fino a 19,2 milioni di CHF, è dovuto a obiettivi ambiziosi di remunerazione variabile e a effetti leva che hanno fatto salire i guadagni del CEO ben oltre il livello iniziale. Secondo i critici, questa tendenza segnala il ritorno alla cultura dei «dirigenti strapagati», che il governo aziendale svizzero cerca da decenni di arginare. Il raddoppio dello stipendio del CEO in soli sei anni solleva interrogativi scomodi sull’efficacia degli attuali meccanismi di contenimento e sulla possibilità che il consiglio di amministrazione abbia abbandonato il proprio impegno a favore della moderazione.

I fantasmi dell’era Vasella

Novartis si ritrova ancora una volta a fare i conti con i fantasmi della propria storia. L’attuale controversia richiama inevitabilmente l’era di Daniel Vasella, il cui compenso astronomico di 42 milioni di CHF nel 2009 suscitò indignazione in tutta la Svizzera e alimentò l’iniziativa Minder contro le remunerazioni eccessive dei dirigenti. I 19,2 milioni di CHF di Narasimhan non raggiungono ancora quelle cifre vertiginose, ma la tendenza è chiaramente al rialzo, riaccendendo i timori che il colosso farmaceutico stia tornando alle vecchie e impopolari abitudini.

Per il pubblico svizzero e per gli azionisti, lo spettro dell’era Vasella rappresenta un monito contro l’arroganza aziendale. La remunerazione attuale è la più elevata da quel periodo turbolento e segnala un pericoloso allontanamento dalle riforme introdotte dopo Vasella. Lasciando che i compensi risalgano verso questi livelli storici, il consiglio di amministrazione di Novartis rischia di riaprire vecchie ferite e di attirare nuovamente l’attenzione di un’opinione pubblica da tempo scettica nei confronti degli eccessi delle multinazionali.

Lo scontro imminente a Basilea

Le posizioni sono ormai definite in vista del 7 marzo. Oltre a contestare lo stipendio del CEO, Ethos si sta mobilitando per respingere la proposta del consiglio di amministrazione che prevede un tetto massimo di 95 milioni di CHF per la remunerazione degli undici membri della direzione del gruppo nel 2026. Questa iniziativa preventiva mira alla futura struttura retributiva dei vertici dell’azienda e segnala che gli investitori non sono disposti a firmare assegni in bianco per gli anni a venire. Il messaggio è chiaro: buoni risultati finanziari non giustificano remunerazioni illimitate.

Il voto imminente rappresenta una prova importante per l’attivismo degli azionisti in Svizzera. Se Ethos riuscirà a raccogliere un fronte di opposizione consistente, la sua iniziativa avrà un forte impatto sul panorama aziendale svizzero e metterà in guardia le altre multinazionali: il limite alle remunerazioni dei dirigenti si sta consolidando. Se invece le proposte saranno approvate senza difficoltà, i consigli di amministrazione del settore potrebbero sentirsi incoraggiati a spingersi ancora oltre. Ora gli occhi sono puntati su Basilea, dove gli azionisti dovranno decidere se approvare lo status quo o chiedere un ritorno alla moderazione che era stata loro promessa.