Vai al contenuto
Swiss Observer

Il Parlamento approva una nuova norma penale sullo stalking

Il Parlamento svizzero ha approvato all’unanimità di rendere lo stalking un reato, introducendo chiare conseguenze legali per le molestie ossessive.

Il Parlamento approva una nuova norma penale sullo stalking
AISWI swissinfo.ch

In Svizzera è ufficialmente finita l’era dell’impunità per chi perseguita altre persone. Con una decisione importante, che ridisegna il quadro giuridico del Paese, il Parlamento svizzero ha approvato all’unanimità di introdurre nel Codice penale un reato specifico per le molestie ossessive. Non si tratta di un semplice aggiornamento procedurale, ma del riconoscimento fondamentale che il terrore psicologico causato dallo stalking esige conseguenze legali chiare.

Il Consiglio degli Stati ha guidato il percorso con un voto unanime, segnalando tolleranza zero nei confronti delle lacune legislative che finora consentivano agli autori di sottrarsi alla giustizia. Il Consiglio nazionale ha poi confermato la decisione mercoledì, sancendo un fronte comune contro le molestie. Inserendo esplicitamente lo stalking nel Codice penale, Berna lancia un messaggio forte: l’intrusione ossessiva nella vita privata è un reato, non un semplice inconveniente di natura civile. La legge è ora pronta a contrastare un comportamento che distrugge il senso di sicurezza delle vittime, segnando una svolta importante nella storia giudiziaria svizzera.

Le vittime devono avviare il perseguimento penale

La criminalizzazione è una vittoria, ma il meccanismo per ottenere giustizia mette il potere, e l’onere, interamente nelle mani della vittima. Dopo un acceso e lungo disaccordo tra le Camere, la legge definitiva stabilisce che il perseguimento penale non sarà automatico. Perché la macchina giudiziaria si metta in moto, le vittime devono sporgere attivamente denuncia.

Il Consiglio nazionale aveva chiesto di perseguire d’ufficio gli autori quando il reato è commesso all’interno di una relazione coniugale, uno scenario in cui lo stalking è allarmantemente frequente. Alla fine ha però ceduto, «mettendo la mano sul cuore», per allinearsi al Consiglio degli Stati e al Consiglio federale. Ciò significa che, indipendentemente dal rapporto tra chi perseguita e la vittima, lo Stato non interverrà senza una richiesta formale da parte di quest’ultima. Questo requisito le permette di mantenere il controllo, ma solleva anche interrogativi importanti sulla pressione esercitata su chi vive già nella paura.

Il dilemma delle prove

Perché obbligare una vittima a sporgere denuncia? La risposta dipende dalla complessità della prova. Il parlamentare Philippe Nantermod ha tagliato corto, affermando che la piena collaborazione della vittima è indispensabile per provare il reato. A differenza delle lesioni fisiche, lo stalking è definito dalla natura indesiderata dei contatti, un aspetto su cui solo la vittima può testimoniare in modo definitivo.

La commissione ha accettato all’unanimità questa realtà: senza la partecipazione attiva e la testimonianza della vittima, provare in tribunale le «molestie ossessive» è quasi impossibile. La logica giuridica impone che lo Stato non possa perseguire un reato che dipende interamente dall’esperienza soggettiva della vittima senza il suo esplicito coinvolgimento. Questo rende più difficile sporgere denuncia, ma garantisce che l’accusa si basi su prove solide, evitando che i casi si concludano senza esito per mancanza di collaborazione da parte dei testimoni.

Una svolta decisiva nel diritto svizzero

Questa legge segna una maturazione decisiva del sistema penale svizzero. Integrando lo stalking nel Codice penale, la Svizzera si allinea agli standard giuridici moderni, che riconoscono la violenza psicologica come equivalente a quella fisica. Il consenso unanime del Consiglio degli Stati sottolinea un cambiamento sociale: è finito il tempo in cui lo stalking veniva liquidato come una questione privata.

L’efficacia della nuova legge sarà però ora messa alla prova nella realtà. Poiché è necessario che la vittima presenti denuncia, occorre concentrarsi sul sostegno alle persone coinvolte, affinché si sentano abbastanza al sicuro da farsi avanti. Il Parlamento ha fatto la sua parte creando uno strumento contro le molestie; ora spetta alla magistratura e alle reti di sostegno fare in modo che le vittime abbiano il coraggio di usarlo. La legge è in vigore: ora deve essere applicata.