economia
Nestlé Waters affronta una possibile crisi della produzione di Perrier
L’iconico marchio Perrier di un’azienda svizzera è minacciato dalle preoccupazioni delle autorità sanitarie riguardo al sito di produzione in Francia

Il gioiello della corona delle acque frizzanti si trova ad affrontare una minaccia esistenziale, che potrebbe mandare in frantumi una reputazione costruita in un secolo. Nestlé Waters è alle prese con una potenziale catastrofe: il suo leggendario marchio Perrier rischia di perdere la prestigiosa denominazione di «acqua minerale naturale». Un rapporto confidenziale dell’Agenzia regionale della salute dell’Occitania (ARS), trapelato ai media francesi Le Monde e Radio France, suggerisce che il «colpo potrebbe essere fatale» per le attività del marchio nel sud della Francia.
Non si tratta di un semplice intoppo normativo, ma di una vera e propria crisi d’identità per il gigante svizzero. L’ARS ha esplicitamente «invitato» Nestlé a valutare la possibilità di abbandonare del tutto la produzione di acqua minerale nel sito e di orientarsi verso altri impieghi alimentari. Una simile mossa priverebbe di fatto Perrier proprio della definizione che giustifica il suo prezzo premium sul mercato. Nestlé mantiene il riserbo e dichiara di «non essere a conoscenza del rapporto definitivo», ma il silenzio da Vevey non contribuisce certo a dissipare la crescente incertezza che circonda uno degli asset d’esportazione più preziosi della Svizzera.
I timori di contaminazione spingono a chiedere lo stop della produzione
Le autorità sanitarie hanno lanciato un allarme assordante per la «qualità sanitaria regolarmente degradata» nello stabilimento di Vergèze. La situazione è critica: le ispezioni hanno rilevato un persistente «rischio virologico» che minaccia la sicurezza della filiera. Il tutto fa seguito a un episodio clamoroso verificatosi in aprile, quando Nestlé è stata costretta a distruggere ben 3 milioni di bottiglie di Perrier a titolo «precauzionale», dopo che batteri fecali avevano contaminato una delle sette captazioni del sito.
In un primo momento Nestlé aveva attribuito l’incidente di aprile alle «precipitazioni intense», ma il rapporto dell’ARS descrive un quadro ben più cupo di «deterioramento generale» della qualità delle acque sotterranee. Le conseguenze sono gravi. L’agenzia chiede di fermare la produzione di acqua minerale, a meno che Nestlé non possa fornire «ulteriori garanzie di sicurezza sanitaria», un requisito difficile da soddisfare, vista la ricorrenza delle contaminazioni. La multinazionale svizzera si trova ora a combattere su due fronti: tutelare la salute pubblica e salvaguardare l’integrità di un prodotto che dipende interamente dalla percezione della sua purezza.
Il conto alla rovescia normativo per Vergèze
Il destino del sito di Vergèze e dei suoi 1.000 dipendenti è appeso a un filo e dipende da una decisione cruciale della prefettura del Gard. Il tempo stringe: nella prima metà del 2025 le autorità si pronunceranno sulla domanda di Nestlé di rinnovare l’autorizzazione all’esercizio della «sorgente Perrier». La decisione non sarà presa senza tener conto del rapporto molto critico dell’ARS e dei pareri ancora attesi dagli idrogeologi della sanità pubblica.
La posta in gioco per l’economia locale è enorme. Il mancato rinnovo dell’autorizzazione o una riclassificazione forzata dell’acqua metterebbero in ginocchio le attività di uno stabilimento che è il cuore pulsante della regione. La prefettura ha già dimostrato di essere pronta a intervenire, sospendendo all’inizio di quest’anno le attività presso una delle captazioni. Con l’avvicinarsi della scadenza, la tensione tra la salvaguardia dei posti di lavoro e il rispetto rigoroso delle norme sanitarie sta raggiungendo il punto di rottura.
Una storia controversa: multe e filtri vietati
I problemi di Nestlé vanno ben oltre una singola sorgente: fanno parte di un inquietante schema di elusione delle norme. L’azienda ha recentemente accettato di pagare una multa consistente di 2 milioni di euro per chiudere le accuse penali legate all’impiego di trattamenti vietati, tra cui filtri UV e carbone attivo. Questi metodi, utilizzati per mascherare contaminazioni batteriche e chimiche, sono severamente vietati per l’acqua commercializzata come «acqua minerale naturale».
La controversia non si limita alla Francia. Nestlé ha ammesso di aver fatto ricorso a trattamenti vietati analoghi per il suo marchio Henniez, qui in Svizzera. La rivelazione che il governo francese fosse a conoscenza di alcune pratiche già dal 2020 ha gettato altra benzina sul fuoco e ha portato alla creazione di una commissione d’inchiesta del Senato francese. Mentre Nestlé è alle prese con questa nuova crisi, il peso cumulativo degli scandali rischia di erodere definitivamente la fiducia dei consumatori. L’azienda deve ora dimostrare di poter operare con trasparenza, altrimenti rischia di vedere il suo oro liquido trasformarsi in una passività.