Salute
Le malattie psichiche restano la principale causa delle richieste di prestazioni dell’assicurazione invalidità in Svizzera
Un nuovo rapporto dell’Ufficio federale delle assicurazioni sociali mostra che nel 2025 le malattie psichiche restano la principale causa delle richieste di prestazioni dell’assicurazione invalidità. È inoltre aumentato sensibilmente il numero di persone, in particolare giovani, che ricevono sostegno professionale.

Nel 2025 le malattie psichiche si sono saldamente affermate come il principale motivo delle richieste di prestazioni dell’assicurazione invalidità in Svizzera. Ben il 55% di tutti i casi di riabilitazione professionale è riconducibile a disturbi psichici, mentre i problemi dell’apparato locomotore rappresentano appena il 14%. Non si tratta più di una questione marginale, ma di un’emergenza nazionale. L’Ufficio federale delle assicurazioni sociali (UFAS) riferisce che attualmente 61 000 persone sono coinvolte in un percorso di riabilitazione, una cifra più che triplicata dal 2008. La Svizzera è orgogliosa della propria economia solida e dell’elevata qualità di vita, ma questi numeri mettono in luce una realtà frammentata che si cela sotto la superficie. L’aumento è alimentato da una combinazione instabile di peggioramento della salute mentale, minore stigmatizzazione sociale e procedure diagnostiche più capillari. Stiamo assistendo a un cambiamento fondamentale nel panorama del welfare svizzero: le ferite invisibili della mente sono diventate più debilitanti di quelle fisiche. La tendenza non mostra segni di rallentamento e costringe la Confederazione a confrontarsi con i limiti dell’attuale rete di protezione sociale.
La spesa aumenta mentre esplodono i costi della riabilitazione
Il costo finanziario di questa epidemia di problemi di salute mentale raggiunge livelli senza precedenti: la spesa per i provvedimenti professionali è salita a 979 milioni di franchi. Si tratta di un aumento di quasi il 10% in soli dodici mesi, rispetto agli 892 milioni di franchi registrati nel 2024. Se si aggiungono i 780 milioni di franchi versati sotto forma di indennità giornaliere a 37 000 persone, la portata economica della situazione diventa innegabile. La Svizzera investe ogni anno quasi 1,8 miliardi di franchi per impedire che la propria forza lavoro crolli sotto il peso del disagio psicologico. Questa espansione della spesa è una conseguenza diretta delle recenti riforme, pensate per intervenire tempestivamente e sostenere le persone prima che diventino invalide in modo permanente. Tuttavia, l’enorme volume di nuove domande, 64 000 nel solo 2024, sta mettendo alla prova le capacità del sistema. L’assicurazione invalidità non è più soltanto una rete di protezione: è diventata un grande e impegnativo motore di reinvestimento sociale, che cerca di recuperare la produttività di una forza lavoro sempre più esausta e provata.
Giovani in difficoltà: il punto di rottura di una generazione
Il dato più allarmante riguarda la prossima generazione: ben il 64% dei casi di invalidità tra adolescenti e giovani adulti è oggi attribuito a malattie psichiche. Per le persone sotto i 35 anni, il numero di domande di sostegno è più che raddoppiato dal 2008. È una catastrofe demografica in divenire. Nel passaggio dalla formazione al mondo professionale, i giovani svizzeri si scontrano con un muro di esaurimento psicologico. L’UFAS osserva che i disturbi psichici insorgono spesso durante questi anni decisivi della formazione e compromettono le prospettive occupazionali a lungo termine prima ancora che possano concretizzarsi. L’ingresso nel mondo del lavoro, un tempo rito di passaggio, è diventato un fattore scatenante delle richieste di prestazioni d’invalidità. Non si tratta soltanto di una mancanza di resilienza: è il riflesso di una società ad alta pressione, in cui la posta in gioco per avere successo è percepita come assoluta. Se la Svizzera non troverà un modo per aiutare i giovani a ritrovare stabilità, le conseguenze a lungo termine per il mercato del lavoro e la coesione sociale saranno devastanti. Il futuro dell’economia svizzera dipende dalla possibilità di reintegrare questi giovani o dal fatto che restino dipendenti dallo Stato per decenni.
Il percorso verso la ripresa: successi nonostante le difficoltà
Nonostante le statistiche preoccupanti, l’assicurazione invalidità svizzera dimostra che la ripresa è possibile: il 47% delle persone che conclude una riabilitazione trova un impiego nel mercato del lavoro primario. Nel 2025, oltre 19 200 persone sono riuscite a rientrare nel mondo del lavoro, un lieve miglioramento rispetto all’anno precedente. Ancora più incoraggiante è la prospettiva a lungo termine: un anno dopo aver concluso i programmi nel 2023, il 58% delle persone percepiva un reddito proprio senza una rendita d’invalidità. Questi dati indicano che, nonostante l’afflusso di casi sia considerevole, gli interventi funzionano. La Svizzera sta passando con successo da un modello che privilegia la rendita a una strategia che mette al primo posto la riabilitazione. La sfida resta tuttavia enorme. Poiché il 34% delle persone coinvolte non riesce ancora a reintegrarsi, il sistema deve evolvere per far fronte a situazioni psicologiche sempre più complesse. Per affrontare il futuro non bastano maggiori risorse finanziarie: occorre ripensare profondamente la cultura del lavoro e il sostegno alla salute mentale. La capacità della Svizzera di mantenere il proprio vantaggio economico dipende ora dalla possibilità di aiutare i suoi cittadini a riprendersi e a tornare al lavoro con dignità e uno scopo.