politica
Martin Pfister assume il Dipartimento della difesa mentre si susseguono le partenze ai vertici
La Svizzera si trova ad affrontare un importante avvicendamento ai vertici: il nuovo membro del Consiglio federale Martin Pfister eredita il Dipartimento della difesa mentre lasciano contemporaneamente le loro cariche i capi dell’esercito e dell’intelligence.

L’architettura di sicurezza svizzera deve fare i conti con un vuoto ai vertici senza precedenti: ben tre alti funzionari lasciano contemporaneamente la scena. Una decisione che ha scosso il Palazzo federale: il Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (DDPS) si ritrova di fatto senza guida. Mentre il Paese prende atto delle dimissioni della ministra della difesa Viola Amherd, che lascerà la carica nel marzo 2025, la situazione si aggrava con le partenze improvvise del capo dell’esercito Thomas Süssli e del capo dell’intelligence Christian Dussey.
Non si tratta di un normale avvicendamento, bensì di una revisione completa della struttura di comando del Paese in un periodo di fragilità geopolitica. Süssli resterà in carica fino alla fine dell’anno e Dussey fino al marzo 2026, ma l’immagine di queste partenze simultanee è allarmante. Il parlamentare Pierre-Alain Fridez ha già espresso preoccupazione, ipotizzando che le dimissioni rivelino problemi sistemici più profondi, finora non emersi. La popolazione svizzera si chiede: perché l’intera dirigenza della difesa lascia ora le proprie funzioni? Mentre la situazione della sicurezza in Europa peggiora, la Svizzera si trova a dover cercare in fretta dei sostituti proprio per gli artefici della sua sicurezza.
Il colonnello prende il comando: la vittoria di Pfister
A raccogliere il testimone è Martin Pfister, che ha dichiarato con sicurezza: «Conosco meglio le caserme che il Palazzo federale». Al secondo turno ha ottenuto una netta vittoria con 134 voti. Il politico del Centro e ministro della sanità del Canton Zugo ha battuto Markus Ritter, esponente della lobby contadina, conquistando il seggio vacante. Pfister conosce bene la disciplina: ex colonnello e storico, porta con sé un’esperienza militare che, secondo i suoi sostenitori, è fondamentale in questo momento.
L’elezione di Pfister è una mossa ponderata dell’Assemblea federale per riportare competenze militari nell’esecutivo. «I principi fondanti della Svizzera, la fiducia, la collaborazione e la stabilità, si sono indeboliti di recente», ha affermato Pfister nel discorso di accettazione, indicando l’intenzione di ripristinare subito la fiducia della popolazione. Rispetto ai lobbisti di lunga data, potrebbe essere relativamente poco conosciuto nei corridoi della Berna federale, ma il suo percorso lascia presagire uno stile di governo pragmatico. Ora il colonnello è al comando e il suo mandato è chiaro: stabilizzare la nave prima che sbandi ulteriormente.
Un’eredità irta di ostacoli: scontro sul budget e scandali
Pfister non eredita una macchina ben oliata, ma assume il comando di un dipartimento sotto assedio. L’esercito svizzero è alle prese con una grave crisi di reclutamento e fatica a completare i ranghi proprio mentre le minacce globali aumentano. A peggiorare la situazione, la reputazione dell’istituzione è stata danneggiata da un rapporto molto critico pubblicato alla fine dello scorso anno, che ha rivelato discriminazioni e abusi diffusi nelle forze armate. La fiducia è ai minimi storici e la pressione per riformare è soffocante.
Anche sul piano finanziario la situazione è altrettanto instabile. È in corso un aspro scontro politico sulle spese per la difesa. Mentre i fautori di una linea più intransigente chiedono forti aumenti di budget per modernizzare le forze armate, i conservatori sul piano finanziario e le forze di sinistra si oppongono, richiamando l’attenzione sulle difficoltà del bilancio federale. Pfister dovrà affrontare subito questa situazione complessa. Deve riuscire nell’impresa quasi impossibile di ottenere miliardi di finanziamenti e, contemporaneamente, eliminare la cultura tossica descritta nel rapporto sulle discriminazioni. Non ci sarà alcuna luna di miele: il nuovo ministro dovrà trovare soluzioni a queste gravi carenze fin dal primo giorno.
Cambia la formula magica: cala la rappresentanza femminile
L’ascesa di Pfister segna un cambiamento significativo nella composizione demografica dell’esecutivo svizzero. L’equilibrio linguistico è mantenuto, con quattro membri di lingua tedesca, due francofoni e uno italofono, ma quello di genere ha subito un duro colpo. Con l’uscita di Viola Amherd, in Consiglio federale restano soltanto due donne: Karin Keller-Sutter ed Elisabeth Baume-Schneider. La regressione ha suscitato immediate proteste da parte di Socialisti e Verdi, che denunciano la sottorappresentanza delle donne nella più alta carica del Paese.
Per la Svizzera centrale, tuttavia, questo è un momento di trionfo. La regione è rimasta esclusa dal Consiglio federale per oltre due decenni: l’ultimo rappresentante, Kaspar Villiger, aveva lasciato la carica nel 2003. L’elezione di Pfister mette fine a 22 anni di attesa e riporta al tavolo federale il punto di vista del Canton Zugo. La geografia politica della Svizzera è cambiata, dando spazio alle regioni a caro prezzo per l’equità di genere.