Sanità
Gli ospedali lucernesi consentiranno il suicidio assistito dopo il voto del Parlamento cantonale
Con un importante cambiamento legislativo, il Parlamento cantonale lucernese ha approvato una mozione per consentire e disciplinare il suicidio assistito negli ospedali pubblici e nelle case per anziani, garantendo l’autodeterminazione dei pazienti in fase terminale ospitati in queste strutture.

Lucerna ha appena riscritto in modo radicale le regole per l’assistenza alla fine della vita. Con una decisione che si ripercuote in tutta la Svizzera centrale, il Parlamento cantonale ha votato in modo netto a favore del suicidio assistito all’interno degli ospedali pubblici. Questa decisione storica garantisce che i pazienti in fase terminale non saranno più costretti ad affrontare un doloroso viaggio lontano dalle équipe mediche che li assistono solo per esercitare il loro diritto di morire. Per anni, un mosaico di direttive interne ha lasciato i residenti in una sorta di «lotteria geografica» per quanto riguarda i loro ultimi momenti. Ora la legge imporrà uno standard uniforme di autodeterminazione. Il cambiamento è epocale: gli ospedali non saranno più soltanto strutture orientate alla cura, ma diventeranno luoghi in cui la forma suprema di autonomia personale è protetta dalla legge. Non si tratta soltanto di un cambiamento politico, ma di una dichiarazione coraggiosa: il diritto a una morte dignitosa accompagna ogni cittadino in ogni struttura del sistema sanitario pubblico.
Contro il governo: il mandato approvato con 81 voti
Con 81 voti contro 27, il Parlamento ha nettamente respinto il tentativo del governo cantonale di mantenere gli ospedali come strutture in cui il suicidio assistito non è ammesso. La direttrice della sanità Michaela Tschuor e l’esecutivo si sono battuti per esentare gli ospedali, sostenendo che la loro missione è esclusivamente curare e alleviare le sofferenze. Il Parlamento ha però visto una realtà diversa. Guidata da Sara Muff del Partito socialista, la maggioranza ha sostenuto che gli ospedali sono, per loro stessa natura, luoghi in cui la vita giunge al termine. Secondo i sostenitori, vietare il suicidio assistito in queste strutture avrebbe significato «cristallizzare il problema» invece di risolverlo. L’ampio margine della vittoria segnala un forte cambiamento nel panorama politico: anche alcuni membri dell’Unione democratica di centro hanno rotto le fila per sostenere la mozione. Questa alleanza trasversale ai partiti mette in luce un consenso crescente: alla fine della vita, il ruolo dello Stato è favorire la volontà individuale, non imporre la sacralità delle istituzioni.
Guarigione o autonomia: lo scontro etico
Il dibattito ha acceso un duro scontro etico tra la tradizionale missione ippocratica di «curare» e il moderno valore svizzero dell’«autodeterminazione». Gli oppositori, come Stephan Schärli del Centro, avvertono che gli ospedali vengono «costretti» a pratiche che contraddicono la loro finalità fondamentale. Si teme profondamente che questo obbligo imponga un onere psicologico senza precedenti al personale medico, che ha scelto la professione per salvare vite, non per porvi fine. I sostenitori, come Karin Andrea Stadelmann, replicano però che nell’ambito delle cure palliative l’attenzione si è già spostata dalla guarigione alla dignità. Sostengono che il «desiderio di morire» è già una realtà negli ospedali quando si interrompono le cure di sostegno vitale; questa nuova legge offre semplicemente un percorso attivo e regolamentato a chi lo desidera. Portando il suicidio assistito nell’ambito della regolamentazione legale, Lucerna mira a eliminare le pratiche «nell’ombra» e a creare un quadro trasparente che tuteli sia la scelta del paziente sia la coscienza di chi presta assistenza.
Un nuovo capitolo per l’autodeterminazione in Svizzera
La decisione di Lucerna è più di una disposizione locale: è un indicatore della direzione futura della politica sociale svizzera. Mentre il Paese affronta le conseguenze delle «capsule per il suicidio» e le complessità del «turismo del suicidio», Lucerna ha scelto la piena integrazione istituzionale. La decisione costituisce un precedente importante per gli altri Cantoni che mantengono una distinzione tra il suicidio assistito a domicilio e quello nelle strutture ospedaliere. Il messaggio è chiaro: l’impegno della Svizzera a favore della libertà personale non si ferma alla reception di un ospedale. Ora che il governo cantonale si appresta a elaborare il quadro giuridico specifico, gli occhi del Paese saranno puntati su Lucerna, per vedere come concilierà i diritti individuali con il buon funzionamento delle istituzioni sanitarie. Il voto garantisce che per i cittadini lucernesi il capitolo finale della vita sarà scritto alle proprie condizioni, nel luogo scelto e con il pieno sostegno della legge.