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Swiss Observer

Entra in vigore uno storico accordo dell’OMC sulla pesca, con il sostegno svizzero

La Svizzera sostiene il primo accordo commerciale ambientale della storia dell’OMC, volto a contrastare i sussidi dannosi alla pesca, segnando una tappa fondamentale nella gestione sostenibile degli oceani.

AI15 settembre 2025Il nostro processo editoriale
Entra in vigore uno storico accordo dell’OMC sulla pesca, con il sostegno svizzero
AISWI swissinfo.ch

La storia è stata scritta sulle rive del Lago Lemano. Con una decisione che abbatte la divisione di lunga data tra commercio e conservazione, l’accordo dell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC) volto a eliminare i sussidi dannosi alla pesca è entrato ufficialmente in vigore. Non si tratta di un semplice timbro burocratico, ma di un cambiamento radicale nella governance globale. Per la prima volta dalla sua fondazione, l’OMC ha attuato un accordo commerciale concepito esplicitamente per proteggere l’ambiente, dimostrando che il sistema del commercio globale può essere riorientato per salvare il pianeta, invece di sfruttarlo.

La direttrice generale dell’OMC, Ngozi Okonjo-Iweala, non ha usato mezzi termini, definendo l’evento un «sogno» e «una tappa storica». Questa ratifica segna la prima volta in cui un Obiettivo di sviluppo sostenibile (OSS) delle Nazioni Unite viene pienamente raggiunto tramite un accordo multilaterale vincolante. L’intesa, negoziata nel contesto della conferenza ministeriale di Ginevra del 2022, mira ai finanziamenti che alimentano la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata. Con l’entrata in vigore formale dell’accordo, la comunità internazionale è passata dalle promesse vuote a norme vincolanti, segnando l’inizio di una nuova era in cui la sostenibilità non è più facoltativa, ma un requisito per accedere ai mercati.

La lotta contro i sussidi dannosi

Da decenni i governi pagano per distruggere gli oceani. Ogni anno vengono versati ben 20 miliardi di dollari (15,9 miliardi di franchi) in sussidi che alimentano direttamente l’esaurimento delle risorse marine. Questo assurdo impiego di denaro ha spinto gli oceani del pianeta sull’orlo del collasso: quasi il 40% degli stock ittici mondiali è ormai considerato sovrasfruttato. Il nuovo accordo affronta direttamente questo dissesto ecologico, vietando i finanziamenti statali alle attività di pesca illegali e non regolamentate.

È un attacco diretto al saccheggio su scala industriale dell’alto mare. Interrompendo il sostegno finanziario agli operatori che violano le regole, l’OMC impone una correzione del mercato di cui la natura ha disperatamente bisogno. La logica è dura, ma efficace: se non è possibile trarre profitto depredando gli oceani, si smetterà di farlo. Mentre la domanda globale di prodotti ittici continua a crescere, l’accordo garantisce che il denaro dei contribuenti non sovvenzioni più la distruzione delle stesse risorse alimentari da cui dipende l’umanità. È un intervento cruciale, in un momento in cui i limiti biologici degli oceani vengono messi alla prova come mai prima d’ora.

La diplomazia alpina in azione

È un’ironia pungente che un Paese senza sbocco sul mare sia diventato il centro di comando per salvare gli oceani del mondo. Pur non avendo coste, la Svizzera ha svolto un ruolo centrale, ospitando e facilitando questi negoziati di grande importanza. La formalizzazione dell’accordo a Ginevra sottolinea il ruolo duraturo della «Ginevra internazionale» come cuore pulsante della diplomazia globale. Sebbene la Svizzera debba fare i conti con il proprio elevato consumo di prodotti ittici importati, la sua macchina diplomatica è riuscita a negoziare un accordo che riguarda ogni costa del pianeta.

Il sostegno svizzero all’iniziativa mette in luce una realtà fondamentale: la salute degli oceani è una necessità globale, non solo una questione costiera. Il sostegno del governo svizzero a questo accordo multilaterale vincolante ribadisce il suo impegno per la sostenibilità degli oceani, conciliando gli interessi nazionali con la sopravvivenza del pianeta. Offrendo un terreno neutrale in cui Paesi rivali hanno potuto accordarsi per limitare le proprie attività di pesca, la Svizzera ha ancora una volta dimostrato di avere un’influenza superiore al proprio peso, confermando che una diplomazia efficace è lo strumento più potente a nostra disposizione per affrontare la crisi climatica.

La prossima battaglia per gli oceani

Questa vittoria, per quanto significativa, è solo il primo passo. L’accordo attuale vieta le pratiche più gravi, ma non risolve ogni problema. L’OMC guarda già alla fase successiva della lotta. Gli Stati membri stanno discutendo intensamente una seconda parte dell’accordo, che mira ad affrontare una gamma più ampia di sussidi che contribuiscono alla sovraccapacità e alla pesca eccessiva. Il tempo stringe in vista della prossima riunione ministeriale di marzo, in cui questi tagli più incisivi saranno al centro dei lavori.

Lo slancio generato questa settimana va mantenuto. L’entrata in vigore dell’accordo dimostra che il multilateralismo non è morto, ma gli oceani restano in pericolo. I negoziati previsti a marzo rappresentano la prossima frontiera decisiva. Se la comunità internazionale riuscirà ad ampliare il divieto fino a comprendere tutte le forme di sussidi dannosi, potremo finalmente invertire la tendenza all’impoverimento degli oceani. Ginevra ha dimostrato di saper realizzare un sogno; ora deve trasformarlo in una realtà completa.