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Swiss Observer

Entra in vigore lo storico accordo OMC sulla pesca, con il sostegno della Svizzera

Il primo accordo commerciale ambientale dell’OMC entra in vigore e mira a eliminare 20 miliardi di dollari di sussidi dannosi alla pesca, segnando una tappa importante nella gestione sostenibile degli oceani.

AI16 settembre 2025Il nostro processo editoriale
Entra in vigore lo storico accordo OMC sulla pesca, con il sostegno della Svizzera
AISWI swissinfo.ch

Lunedì a Ginevra è stata scritta una pagina di storia. Per la prima volta nella storia del commercio mondiale, è entrato in vigore un accordo commerciale concepito esplicitamente per proteggere il pianeta. Non si tratta di semplice burocrazia: è un cambiamento radicale nel modo in cui il mondo gestisce le proprie risorse. L’Organizzazione mondiale del commercio (OMC) ha finalmente mantenuto la promessa fatta nel 2022, attivando un divieto vincolante degli incentivi finanziari che da decenni impoveriscono i nostri oceani.

La direttrice generale dell’OMC, Ngozi Okonjo-Iweala, non ha usato mezzi termini, definendo l’evento un «sogno» diventato realtà e «una tappa storica». Ha ragione a sottolinearne l’importanza. Questo accordo rappresenta il primo Obiettivo di sviluppo sostenibile (OSS) mai raggiunto appieno e il primo patto multilaterale vincolante dedicato alla sostenibilità degli oceani. Collegando formalmente la politica commerciale alla salvaguardia ambientale, Ginevra ha consolidato il proprio ruolo di centro di comando per il futuro di un’economia globale sostenibile. L’era dello sfruttamento senza limiti è ufficialmente finita; è iniziata quella della responsabilità.

La guerra miliardaria alla pesca eccessiva

La cifra è impressionante: 20 miliardi di dollari. È quanto i governi spendono ogni anno per distruggere i propri oceani. Equivalente a 15,9 miliardi di franchi, questa somma enorme ha storicamente alimentato l’esaurimento delle risorse marine, pagando di fatto le flotte industriali per svuotare i mari. Questi sussidi dannosi hanno distorto i mercati e devastato gli ecosistemi, aggravando una crisi in cui quasi il 40% degli stock ittici mondiali è ormai sovrasfruttato. È un patto suicida sul piano economico che la comunità internazionale ha finalmente deciso di stracciare.

Il nuovo accordo agisce alla radice del problema. Vieta esplicitamente i sussidi alla pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata. Interrompendo il sostegno finanziario a queste pratiche distruttive, l’OMC impone una correzione del mercato di cui la natura ha disperatamente bisogno. Non si parla più soltanto di conservazione, ma di fermare il saccheggio degli alti mari finanziato dai contribuenti. Il messaggio all’industria della pesca è chiaro: adeguarsi alla sostenibilità oppure affrontare il dissesto finanziario senza la rete di sicurezza dello Stato.

Il ruolo decisivo della Svizzera senza sbocco sul mare

La Svizzera non ha sbocchi sul mare, ma la sua impronta sulla pesca mondiale è innegabile. In quanto Paese ospite dell’OMC, Ginevra è stata il luogo in cui la macchina diplomatica ha forgiato questo accordo. Ma il legame con la Svizzera va oltre la diplomazia. Pur essendo senza sbocco sul mare, il Paese ha un forte appetito per i prodotti ittici, suscitando spesso interrogativi sulla sostenibilità delle proprie abitudini di consumo. La Svizzera è profondamente inserita nelle catene di approvvigionamento globali che l’accordo intende regolamentare.

Questa tappa importante ha una forte risonanza anche entro i confini svizzeri. Conferma l’impegno di lunga data del Paese a favore del diritto internazionale e di pratiche commerciali sostenibili. Al tempo stesso, invita a riflettere sui consumi interni. Mentre il mondo stringe la rete attorno ai sussidi alla pesca illegale, mercati d’importazione benestanti come quello svizzero devono assicurarsi che la propria domanda non alimenti proprio le pratiche messe al bando dall’accordo. Il sostegno a questo accordo indica che la Svizzera è pronta ad allineare il proprio peso economico ai propri valori ambientali.

La lotta è tutt’altro che finita

Mentre a Ginevra si stappano bottiglie di champagne, il vero lavoro è appena cominciato. L’accordo è una grande vittoria, ma non è una soluzione miracolosa. Colpisce le pratiche più gravi, ovvero la pesca illegale e non regolamentata, ma lascia irrisolte altre questioni fondamentali. L’accordo attuale non risolve tutto e restano lacune significative per quanto riguarda i sussidi che contribuiscono alla sovraccapacità e ad altre forme di pesca eccessiva.

Il conto alla rovescia per il prossimo round è già iniziato. Gli Stati membri sono attualmente impegnati nei negoziati su una seconda parte dell’accordo, più ampia e completa. Questi negoziati dovrebbero essere al centro della prossima riunione ministeriale di marzo. La pressione è alta: occorre estendere la portata dell’accordo e chiudere le lacune ancora esistenti. Il successo di lunedì dimostra che il multilateralismo può ancora produrre risultati, ma la comunità internazionale deve mantenere questo slancio. Abbiamo fermato l’emorragia, ma il paziente, il nostro oceano, è ancora in condizioni critiche.