Clima
Pompe di calore in un quarto degli edifici residenziali svizzeri
Le pompe di calore riscaldano ormai un edificio residenziale svizzero su quattro, anche se olio e gas continuano a riscaldare circa la metà delle abitazioni del Paese. I dati mostrano progressi significativi nella decarbonizzazione degli edifici, ma sottolineano anche l’entità della transizione ancora da compiere.

Al 31 dicembre 2025, un edificio residenziale svizzero su quattro era dotato di una pompa di calore, secondo i dati pubblicati dall’Ufficio federale di statistica. Questa tecnologia si è diffusa rapidamente nel parco immobiliare del Paese: dal 2000 il numero di edifici riscaldati con pompe di calore è sestuplicato, e il sistema è stato installato in tre quarti degli immobili costruiti nell’ultimo decennio.
Il cambiamento sta trasformando un settore abitativo che dipende ancora fortemente dai combustibili fossili. Alla fine del 2025 in Svizzera si contavano 1,8 milioni di edifici residenziali e 4,88 milioni di abitazioni. L’olio da riscaldamento restava la principale fonte singola, utilizzata nel 33% degli edifici, mentre il gas ne riscaldava un altro 17%. Insieme, i combustibili fossili riscaldavano circa la metà degli edifici residenziali del Paese.
I dati mostrano perché la transizione non è ancora conclusa. Le nuove costruzioni si orientano rapidamente verso le pompe di calore, ma molti edifici più vecchi continuano a dipendere da caldaie a olio o a gas. Sostituire questi impianti richiede più che installare nuove apparecchiature. I proprietari potrebbero dover migliorare l’isolamento, adeguare i sistemi interni di distribuzione del calore e ottenere autorizzazioni, in particolare nelle zone urbane densamente edificate o nel caso di edifici protetti.
L’UST ha definito «costante» il calo del ruolo dell’olio da riscaldamento negli ultimi quattro decenni. I dati più recenti affiancano a questo cambiamento graduale la crescita molto più rapida delle pompe di calore, soprattutto nelle abitazioni più nuove.
Le nuove costruzioni aprono la strada al cambiamento
Nel 2025 le pompe di calore erano utilizzate nel 25% degli edifici residenziali, mentre olio e gas insieme nel 50%. I dati nazionali descrivono una transizione che procede a velocità diverse a seconda dell’età, dell’ubicazione e del tipo di immobile.
Le case unifamiliari sono una componente importante del cambiamento. Nel 2025 il 30% delle case unifamiliari era dotato di una pompa di calore. In Svizzera si contano più di un milione di edifici residenziali di questo tipo e il 55% è abitato da una o due persone. La minore densità abitativa può facilitare l’installazione di un’unità esterna e dei relativi impianti tecnici rispetto a un grande condominio, anche se i costi d’installazione e lo stato dell’edificio restano fattori importanti.
La legna forniva riscaldamento al 12% degli edifici, mentre l’elettricità era utilizzata nel 7%. Questi dati si affiancano alla quota delle pompe di calore e riflettono la varietà dei sistemi impiegati in Svizzera, dalle vecchie abitazioni rurali ai complessi urbani di recente costruzione.
La relazione con l’età degli edifici è particolarmente evidente. Le pompe di calore riscaldavano il 75% degli immobili costruiti negli ultimi dieci anni. Ciò mostra quanto le nuove costruzioni influenzino la media nazionale, ma mette anche in luce l’entità degli interventi necessari per trasformare il parco immobiliare esistente.
La differenza tra città e campagna
Il riscaldamento a gas varia notevolmente tra le città svizzere e i Comuni rurali. L’UST ha rilevato che il gas era la fonte di riscaldamento per il 29% delle abitazioni nei Comuni urbani, contro il 4% nei Comuni rurali. La differenza riflette l’estensione delle reti del gas e la concentrazione di edifici plurifamiliari nei centri urbani.
L’olio da riscaldamento è diffuso su un’area più vasta del Paese. Nel 2025 restava la principale fonte di riscaldamento nazionale, utilizzata nel 33% degli edifici residenziali. L’UST ha affermato che la sua quota è diminuita costantemente negli ultimi 40 anni, ma il parco di edifici ancora riscaldati a olio rimane ampio, poiché le caldaie sono presenti in edifici di molti tipi e di diverse epoche.
Considerando i nuclei familiari anziché gli edifici, emerge un altro dato importante. Nel 2025 i combustibili fossili riscaldavano il 58% dei nuclei familiari svizzeri, di cui il 32% con olio e il 25% con gas. Le pompe di calore erano utilizzate dal 22% dei nuclei familiari, una quota inferiore al 25% rilevato per gli edifici.
La differenza riflette la struttura del mercato immobiliare. Un edificio può comprendere più abitazioni e il risultato nazionale varia a seconda che l’unità di misura sia l’edificio, l’abitazione o il nucleo familiare. Per la politica energetica tutte e tre le prospettive sono importanti: mostrano dove sono installati gli impianti, dove vivono le persone e quanti nuclei familiari dipendono ancora dal riscaldamento a combustibili fossili.
Adattare la tecnologia al parco immobiliare
Nel 2025 un’abitazione occupata in Svizzera aveva una superficie media di 102 metri quadrati. Le dimensioni delle abitazioni aiutano a inquadrare le scelte pratiche che proprietari, locatari e amministratori di immobili devono affrontare con il cambiamento dei sistemi di riscaldamento.
L’UST ha rilevato una superficie abitabile di 46,6 metri quadrati per persona, un dato rimasto stabile dal 2021 dopo essere aumentato per molti anni. Persistono differenze regionali. Nella regione del Lemano la media era di 42,5 metri quadrati per persona, mentre nella Svizzera orientale raggiungeva 49,7 metri quadrati e in Ticino 49,8 metri quadrati.
Più della metà di tutte le abitazioni, il 54%, aveva tre o quattro locali. Gli edifici residenziali avevano una superficie media di 174 metri quadrati, mentre i condomini costruiti nell’ultimo decennio raggiungevano in media 231 metri quadrati. È proprio in questi edifici più recenti che le pompe di calore sono più diffuse, segno che la progettazione degli edifici e le scelte di riscaldamento sono sempre più spesso considerate insieme.
Per le abitazioni esistenti, il percorso è meno uniforme. Il rendimento di una pompa di calore dipende dall’involucro dell’edificio, dal sistema di distribuzione del calore e dalle condizioni locali. Piccole case unifamiliari, grandi condomini e immobili più vecchi nei centri storici presentano ciascuno sfide tecniche e finanziarie diverse. Le statistiche nazionali mostrano la portata della diffusione, mentre i dati sulle abitazioni spiegano perché la transizione ancora da compiere non possa seguire un unico modello.
Definire il prossimo obiettivo per il riscaldamento
La Svizzera affronta la prossima fase della transizione del riscaldamento con il 58% dei nuclei familiari ancora dipendente dai combustibili fossili. Le pompe di calore si sono affermate nelle nuove costruzioni e riscaldano ormai un quarto degli edifici residenziali, ma sarà il parco immobiliare esistente a determinare la rapidità con cui cambierà l’equilibrio nazionale.
I dati indicano due compiti da portare avanti contemporaneamente. I nuovi progetti devono mantenere lo slancio attuale: le pompe di calore sono già installate nel 75% degli immobili costruiti nell’ultimo decennio. Negli edifici esistenti occorre decidere come sostituire le caldaie a olio e a gas quando giungono al termine del loro ciclo di vita, affiancando a questi interventi migliorie che rendano più efficace il riscaldamento a bassa temperatura.
I 4,88 milioni di abitazioni del Paese fanno sì che la transizione riguardi locatari, cooperative, proprietari privati e proprietari per piani. Una modifica a livello di edificio può coinvolgere molti nuclei familiari, mentre per una casa unifamiliare la decisione può spettare a un unico proprietario. La diversa diffusione del gas a livello regionale aggiunge un ulteriore elemento, poiché i Comuni urbani sono molto più collegati alle reti del gas rispetto a quelli rurali.
I dati dell’UST non fissano una scadenza per completare la transizione. Definiscono però la situazione di partenza: dal 2000 le pompe di calore sono passate da tecnologia marginale a sistema utilizzato in un quarto degli edifici residenziali, mentre olio e gas restano presenti in circa la metà. I progressi futuri saranno valutati rispetto a entrambi i dati.