Governo
Il governo svizzero pubblicherà i contratti per i vaccini contro il COVID-19 dopo la sentenza del tribunale
In seguito a una decisione del Tribunale amministrativo federale, il governo svizzero ha annunciato che non presenterà ricorso ed è ora pronto a rendere pubblici i contratti per l’acquisto dei vaccini contro il COVID-19. I produttori coinvolti possono ancora ricorrere per proteggere i propri segreti commerciali.

L’era della segretezza pandemica sta crollando in Svizzera. Con una decisione storica per la trasparenza pubblica, il governo svizzero ha ufficialmente rinunciato alla sua battaglia per tenere nascosti all’opinione pubblica i contratti per i vaccini contro il COVID-19. L’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) ha annunciato lunedì che non presenterà ricorso contro una decisiva sentenza del Tribunale amministrativo federale, che impone la pubblicazione integrale di questi accordi molto contestati. Per anni, le condizioni precise, i prezzi e i termini di consegna, rimasti segreti, hanno alimentato intense speculazioni nell’opinione pubblica. Ora il forziere si apre. Questa svolta epocale segna un cambiamento radicale nell’approccio di Berna alla responsabilità per le decisioni prese durante la pandemia. In virtù della legge sulla trasparenza, ricorrenti determinati hanno perseguito senza sosta l’accesso ai contratti stipulati tra l’UFSP e la Farmacia dell’esercito. Mentre alla fine del 2023 il governo ha respinto con fermezza queste richieste, la situazione giuridica è ormai cambiata irreversibilmente. Il diritto dell’opinione pubblica a sapere ha prevalso sulle resistenze burocratiche. La pubblicazione definitiva è tuttavia ancora in bilico. Mentre lo Stato fa un passo indietro, i colossi che hanno prodotto i vaccini possono ancora avviare le proprie azioni legali per bloccarla. La battaglia per la piena trasparenza entra così nella sua fase più cruciale.
Il colpo decisivo del tribunale
Una sentenza perentoria ha infranto lo scudo di riservatezza del governo. In una decisione di vasta portata pubblicata a febbraio, il Tribunale amministrativo federale ha smantellato tutte le argomentazioni addotte dall’UFSP per negare l’accesso del pubblico. Il messaggio del tribunale è stato inequivocabile: non esistono motivi legali eccezionali che giustifichino di tenere nascosti questi contratti stipulati durante la pandemia. In precedenza, le autorità federali avevano sostenuto che rendere noti gli accordi avrebbe potuto compromettere seriamente gli interessi di politica estera della Svizzera. Il tribunale ha respinto completamente questo timore, rilevando che non vi era alcuna prova a sostegno di un’affermazione così grave. I giudici hanno inoltre sottolineato la palese mancanza di prove di un interesse legittimo a nascondere dettagli fondamentali come i prezzi dei vaccini e le condizioni di consegna. La sentenza rappresenta una pesante sconfitta per la cultura della segretezza di Stato. Smontando sistematicamente le argomentazioni del governo, la giustizia ha riaffermato il primato della legge sulla trasparenza. La decisione non solo dà ragione ai ricorrenti che hanno lottato instancabilmente per ottenere l’accesso, ma crea anche un importante precedente giuridico per future crisi sanitarie. L’onere della prova per giustificare la riservatezza è aumentato notevolmente, garantendo che le future amministrazioni incontrino enormi ostacoli qualora tentino di celare spese per la salute pubblica di milioni di franchi.
Il passato censurato
Una storia di pagine oscurate e clausole nascoste viene finalmente alla luce. Già nel 2022, l’UFSP aveva tentato di placare la crescente pressione dell’opinione pubblica pubblicando versioni pesantemente censurate dei contratti con sei importanti aziende farmaceutiche: Moderna, Novavax, Pfizer, Janssen, AstraZeneca e CureVac. Questi documenti ripuliti offrivano poco più di un’illusione di trasparenza, con dati finanziari e logistici fondamentali oscurati ai contribuenti. All’epoca, l’UFSP aveva difeso questa strategia di censura radicale con un severo avvertimento. Le autorità sanitarie sostenevano che rendere pubblici i contratti integrali nella sola Svizzera avrebbe compromesso gravemente la capacità negoziale del governo nell’eventualità, temuta, di una futura pandemia. Temevano che rivelare le proprie carte avrebbe reso il Paese vulnerabile alle richieste di prezzi esorbitanti da parte dei conglomerati farmaceutici globali. La recente sentenza del tribunale mostra tuttavia quanto fosse fragile questa difesa. La giustizia ha ritenuto che questo rischio ipotetico per il futuro non fosse sufficiente a prevalere sull’immediato diritto democratico all’informazione. Il passaggio dai documenti pesantemente censurati del 2022 all’imminente pubblicazione di documenti integrali evidenzia una profonda evoluzione della politica pubblica svizzera. Il Paese sceglie attivamente la responsabilità democratica invece di un vantaggio negoziale futuro solo ipotetico.
La controffensiva delle aziende?
Il governo svizzero può aver deposto le armi, ma per i colossi farmaceutici la partita è appena iniziata. Mentre l’UFSP si prepara a pubblicare i contratti senza censure, il destino finale di questi documenti dipende ora dai produttori dei vaccini. Queste multinazionali hanno il diritto legale di ricorrere contro la decisione del tribunale, aprendo la strada a uno scontro aziendale ad alta posta. Lunedì l’UFSP ha precisato che le aziende interessate potrebbero avviare battaglie legali per proteggere con fermezza i loro segreti professionali, commerciali e di fabbricazione. Per Pfizer, Moderna e le altre aziende, rivelare in Svizzera i dettagli dei modelli di prezzo e delle garanzie di consegna potrebbe innescare un devastante effetto domino sui mercati globali. La tensione è palpabile. Questi colossi farmaceutici rischieranno una pesante crisi d’immagine lottando contro la trasparenza davanti a un tribunale svizzero? Oppure accetteranno la decisione, consentendo al pubblico di gettare uno sguardo senza precedenti sul lucroso settore della risposta pandemica? Mentre si avvicina il termine per presentare ricorso, la Svizzera si prepara a quello che potrebbe essere l’ultimo, esplosivo capitolo della vicenda dei vaccini contro il COVID-19. L’esito ridefinirà inevitabilmente per decenni i confini tra segretezza aziendale e responsabilità in materia di salute pubblica.