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L’oro tocca il record di 3’870 dollari tra i timori di una chiusura del governo statunitense
I mercati svizzeri reagiscono mentre il metallo prezioso raggiunge livelli senza precedenti, spinto dall’incertezza economica globale

3’870 dollari. È il nuovo, impressionante record dell’oro raggiunto martedì mattina, una cifra che segnala profonde crepe nella fiducia nell’economia globale. Dopo aver superato i primati precedenti, il metallo prezioso è salito dello 0,9% già alle 7.35, proseguendo una corsa inarrestabile iniziata lunedì sera, quando ha oltrepassato la soglia dei 3’850 dollari. Non si tratta di una crescita graduale, ma di una salita aggressiva.
Secondo Trading Economics, stiamo assistendo al maggior rialzo mensile dell’oro degli ultimi quattordici anni. Lo slancio è innegabile e impetuoso. Gli investitori non si limitano ad acquistare, ma si affrettano a prendere posizione. Mentre le tradizionali valute fiduciarie devono fare i conti con l’instabilità, il metallo giallo afferma il proprio dominio con brutale efficacia. Questa impennata non rappresenta soltanto prese di profitto, ma un voto di sfiducia nei confronti dell’attuale stabilità geopolitica, con il mercato che attribuisce un premio alla paura.
La paralisi di Washington alimenta il panico
La causa di questa frenesia finanziaria è da ricercare proprio a Washington, dove incombe la minaccia di una chiusura delle attività del governo statunitense. Il rischio di una «paralisi di bilancio» ha scosso i mercati internazionali, spingendo i capitali ad allontanarsi dal dollaro e a rifugiarsi in investimenti più sicuri. Se entro martedì non sarà approvato un bilancio, neppure provvisorio, gli Stati Uniti dovranno affrontare un nuovo blocco amministrativo.
Le conseguenze sono immediate e gravi. Una chiusura comporta la serrata delle agenzie governative, ritarda la pubblicazione di importanti indicatori economici e impedisce agli investitori di conoscere la reale situazione della maggiore economia mondiale. Questa incertezza è tossica per gli attivi rischiosi, ma alimenta la corsa all’oro. Mentre la disfunzione politica attanaglia la capitale statunitense, la comunità finanziaria globale copre i propri rischi e non vuole farsi cogliere impreparata di fronte a un fallimento legislativo americano.
Analisti svizzeri: l’approdo sicuro per eccellenza
Gli osservatori dei mercati svizzeri seguono il fenomeno con occhio critico. Ipek Ozkardeskaya di Swissquote osserva che, sebbene il metallo sia tecnicamente «ben al di sopra della soglia di ipercomprato», gli indicatori tradizionali hanno smesso di contare. Il mercato non è più guidato da fattori tecnici, ma da un bisogno primordiale della «sicurezza assoluta offerta dall’oro».
Questo slancio è abbastanza forte da prevalere sulle normali correzioni di mercato. Anche se i prezzi segnalano chiaramente livelli «elevati», la pressione degli acquisti non accenna a diminuire. Il fenomeno si inserisce in un contesto di tensione nel settore: di recente le raffinerie d’oro svizzere hanno respinto proposte di trasferire negli Stati Uniti le attività legate ai dazi, evidenziando ulteriormente la divergenza tra la stabilità svizzera e la volatilità americana. Per gli investitori e gli istituti svizzeri il messaggio è chiaro: nei momenti di caos, prevalgono gli attivi fisici.
Anche l’argento partecipa al rialzo storico
L’oro non è l’unico metallo in forte ascesa. L’argento punta con decisione alla soglia dei 50 dollari l’oncia, un livello psicologico e tecnico cruciale che non si vedeva dal 2011. Il metallo bianco segue la scia dell’imponente corsa dell’oro e beneficia delle stesse dinamiche di fuga verso la sicurezza che stanno sconvolgendo i mercati azionari.
Storicamente, quando l’oro supera una resistenza, l’argento lo segue con una volatilità ancora maggiore. L’avvicinamento ai 50 dollari segnala un’uscita generalizzata dagli attivi cartacei. Il doppio rialzo dei metalli preziosi sottolinea la profondità dell’attuale ansia dei mercati. Non è un fenomeno circoscritto agli appassionati dell’oro, ma una rivalutazione di tutto il settore degli attivi tangibili rispetto alle promesse delle valute fiduciarie.
In arrivo dati economici cruciali
La vicenda è tutt’altro che conclusa. Mentre la possibile chiusura del governo domina le notizie, il mercato attende con il fiato sospeso una serie di dati cruciali che potrebbero accentuare la volatilità. Mercoledì è atteso il rapporto mensile ADP sulla creazione di posti di lavoro nel settore privato, seguito venerdì dall’attesissimo tasso di disoccupazione statunitense.
John Plassard di Cité Gestion sottolinea l’importanza dei dati di venerdì e osserva che questo indicatore è quello che il presidente della Federal Reserve Jerome Powell considera «decisivo per l’evoluzione immediata dei tassi d’interesse statunitensi». Un rapporto debole sull’occupazione, unito alla chiusura del governo, potrebbe indurre la Fed a tagliare i tassi in modo aggressivo, svalutando ulteriormente il dollaro e spingendo potenzialmente l’oro oltre la soglia dei 4’000 dollari. I prossimi giorni definiranno il panorama finanziario per il resto del 2025.