diplomazia
Il polo ONU di Ginevra lotta per mantenere la propria rilevanza diplomatica
Le organizzazioni internazionali a Ginevra affrontano difficoltà a causa dei tagli ai finanziamenti statunitensi e dei cambiamenti politici globali, che mettono a rischio il ruolo della città come centro della diplomazia mondiale.

Ginevra è sotto assedio, non da parte di eserciti, ma per il violento impatto combinato dei tagli di bilancio e dei riallineamenti geopolitici. Le circa 450 organizzazioni internazionali che hanno sede in città si trovano ad affrontare una crisi esistenziale, che minaccia di smantellare il ruolo di Ginevra come capitale diplomatica del mondo. Il lussuoso Hotel d’Angleterre potrebbe anche continuare a servire il pranzo all’élite internazionale, ma il clima è tutt’altro che festoso. I funzionari sono sconvolti e paralizzati da un livello di incertezza senza precedenti.
«Il mondo sta cambiando ogni giorno, proprio in questo momento», avverte Xavier Rey de Lasteyrie, CEO del Rey Group. La sua preoccupazione è palpabile: il panorama della cooperazione internazionale cambia così rapidamente che tra soli sei mesi la situazione potrebbe essere radicalmente diversa. Non si tratta di un semplice rimpasto burocratico, ma di una lotta per la sopravvivenza. Con il commercio mondiale nel caos e l’autocrazia in espansione, i pilastri della politica globale che hanno qui il loro fulcro stanno vacillando. La città che ha ospitato il vertice Biden-Putin e i negoziati sull’accordo nucleare iraniano si trova ora confrontata con una domanda inquietante: l’era del predominio di Ginevra sta per finire bruscamente?
Washington stacca la spina
L’emorragia finanziaria è grave e immediata. La decisione del presidente Trump di interrompere i rapporti con l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), con sede a Ginevra, ha fatto risuonare un allarme generale in tutto il Cantone. Non è un’esercitazione: è una crisi di risorse a tutti gli effetti. Organizzazioni essenziali, dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati al Comitato internazionale della Croce Rossa, stanno tagliando i bilanci e licenziando personale, mentre i finanziamenti statunitensi si prosciugano.
La situazione è così critica che il segretario generale dell’ONU António Guterres sta preparando una riorganizzazione radicale. Punta con decisione a fondere importanti agenzie e a trasferire personale da Ginevra e New York verso città meno costose, smantellando di fatto i centri di potere centralizzati del secolo scorso. Nel frattempo, gli Stati Uniti hanno messo «sotto esame» i finanziamenti all’Organizzazione mondiale del commercio, gettando un’ombra sul futuro della regolamentazione del commercio globale. «Abbiamo già affrontato crisi in passato», ammette il vicesindaco Sami Kanaan, «ma non credo che ci siamo mai trovati davanti a un livello simile di complessità e urgenza.»
La cucina e il ristorante
Ginevra combatte una battaglia per la propria reputazione altrettanto aspra di quella per i finanziamenti. Spesso descritta in modo caricaturale come una città sonnolenta, fatta di lunghi pranzi, resta la colonna portante operativa delle relazioni internazionali. «Qui si dice che, per l’ONU, New York è il ristorante e Ginevra la cucina», afferma il vicesindaco Kanaan. «Il vero lavoro, spesso dietro le quinte, si svolge a Ginevra.»
Questa distinzione è fondamentale. Mentre a New York si tengono gli eventi destinati alle fotografie, a Ginevra si elaborano i trattati, si sono svolti i negoziati tecnici sull’accordo nucleare iraniano e si coordinano gli aiuti umanitari. Se la cucina chiude, l’ordine mondiale non perde soltanto una sede: perde la capacità di funzionare. La minaccia di un trasferimento non riguarda soltanto gli immobili, ma il rischio di spezzare l’intricata rete di competenze e neutralità costruita in decenni. La città si batte per dimostrare che, senza la sua «cucina», il mondo non ha modo di soddisfare la domanda di soluzioni diplomatiche.
Pechino colma il vuoto
La natura aborrisce il vuoto e Pechino si affretta a colmare quello lasciato dal ritiro di Washington. Mentre gli Stati Uniti fanno un passo indietro, la Cina amplia con decisione la propria presenza e, secondo le previsioni, quest’anno fornirà per la prima volta oltre il 20% del bilancio dell’ONU. È una svolta geopolitica significativa, che si sta delineando in tempo reale sul territorio svizzero. «La Cina è molto attiva qui nel manifestare il proprio sostegno al multilateralismo», osserva Vincent Subilia della Camera di commercio, dell’industria e dei servizi di Ginevra.
Questo nuovo sostegno, tuttavia, comporta condizioni. Secondo le inchieste dell’International Consortium of Investigative Journalists, accanto alla legittima attività diplomatica Pechino sfrutterebbe la propria presenza a Ginevra per sorvegliare e intimidire i critici, accuse che la Cina respinge. Le dinamiche ginevrine stanno passando da un consenso guidato dall’Occidente a una complessa lotta multipolare per l’influenza. La città non è più soltanto un terreno neutrale: sta diventando un territorio conteso, dove il sostegno finanziario potrebbe avere come prezzo i valori democratici.
La netta svolta della Svizzera
Nemmeno la Svizzera neutrale è immune all’inasprimento del clima internazionale. Il Paese ospitante riflette gli stessi cambiamenti che minacciano la sua città internazionale. In netto contrasto con la tradizione, Berna ha aumentato di miliardi il tetto delle spese per la difesa per i prossimi anni, riducendo contemporaneamente di milioni gli aiuti esteri. La priorità si è spostata dal sostegno umanitario al riarmo.
Questa svolta interna accresce la pressione sulla «Ginevra internazionale». Con il Regno Unito che taglia i bilanci per lo sviluppo e l’Europa che si riarma, le tradizionali fonti di finanziamento del soft power si stanno esaurendo. Ginevra è sull’orlo di un precipizio. I prossimi sei mesi saranno decisivi. Resterà la «cucina» della diplomazia mondiale o sarà svuotata dalla combinazione di austerità americana, ambizioni cinesi e militarizzazione europea? Per gli svizzeri è in gioco nientemeno che la propria identità di mediatori di pace nel mondo.