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Negoziati a Ginevra sul trattato contro l’inquinamento da plastica: nessun accordo
La delegazione svizzera si dice delusa: i negoziati internazionali per un accordo globale sull’inquinamento da plastica subiscono una battuta d’arresto, malgrado l’intervento ministeriale.

La Svizzera non avrà il suo trattato. In un duro colpo per la diplomazia ambientale internazionale, gli importanti negoziati a Ginevra per elaborare un accordo globale contro l’inquinamento da plastica sono falliti. Dopo tre anni estenuanti di colloqui, il risultato è una battuta d’arresto clamorosa: il rinvio. Venerdì mattina, il capo negoziatore Felix Wertli non ha usato mezzi termini ed ha espresso apertamente all’assemblea la profonda delusione della delegazione svizzera.
«È un momento difficile», ha dichiarato Wertli davanti a una sala di diplomatici frustrati. Il fallimento non è dovuto alla mancanza di impegno, ma il divario tra ambizione e realtà si è rivelato troppo ampio da colmare. Nonostante i progressi rivendicati, non sono mai stati compiuti i passi decisivi e fondamentali necessari per concludere un accordo vincolante. A Ginevra l’atmosfera è passata da un cauto ottimismo alla dura constatazione che il mondo non è ancora pronto a unirsi contro la crisi della plastica.
Le richieste svizzere ignorate in una bozza carente
Il fallimento è stato innescato da una bozza che la Svizzera e altri Paesi ambiziosi hanno giudicato fondamentalmente «squilibrata». Il documento, presentato dal presidente dei negoziati Luis Vayas Valdivieso, non ha accolto importanti proposte svizzere. Berna aveva insistito con forza per introdurre controlli globali sui prodotti di plastica e, soprattutto, un elenco definitivo delle sostanze e degli additivi vietati. Queste richieste non figuravano nella versione finale.
L’omissione ha suscitato reazioni immediate. La Svizzera ha rifiutato di approvare un accordo annacquato e privo di efficacia. Le critiche a Valdivieso non sono state isolate: diverse delegazioni hanno espresso forte insoddisfazione per il modo in cui ha gestito il testo. Per la Svizzera, un Paese che fa della precisione e di elevati standard ambientali un motivo d’orgoglio, la bozza non è stata solo una delusione, ma era inaccettabile fin dall’inizio.
L’intervento ministeriale non sblocca l’impasse
La gravità della situazione ha spinto il ministro svizzero dell’ambiente Albert Rösti a intervenire direttamente. Arrivato a Ginevra con l’intento di salvare i negoziati, mercoledì sera e giovedì Rösti ha svolto un’intensa attività diplomatica ad alto livello. Ha partecipato a incontri serrati in piccoli gruppi e ha avuto diversi colloqui con i suoi omologhi, dichiarandosi «fiducioso fino alla fine» che fosse possibile raggiungere un accordo ambizioso.
Tuttavia, nemmeno il peso di un ministro è bastato a sbloccare la situazione. Nonostante il coinvolgimento diretto di Rösti e l’urgenza dei tempi, lo stallo diplomatico è rimasto insuperabile. Il fallimento mette in luce le profonde divisioni geopolitiche sulla produzione di plastica e la gestione dei rifiuti. Quando un intervento ai massimi livelli non produce alcun risultato, è il segnale che la crisi va ben oltre un semplice disaccordo sulla formulazione del testo.
La stanchezza diplomatica si fa sentire
Ora una pausa è inevitabile. Dopo tre anni di negoziati incessanti in diversi vertici internazionali, la macchina diplomatica si è fermata. Felix Wertli ha sottolineato che, pur non dovendo interrompere gli sforzi, è fondamentale fare una pausa per «riflettere sul seguito dei negoziati». In termini diplomatici, ciò significa ripensare da cima a fondo la strategia.
La strada da seguire è incerta. La spinta che avrebbe dovuto portare a uno storico trattato entro la fine del 2025 si è esaurita. La Svizzera deve ora affrontare la sfida di riunirsi con i suoi alleati per decidere come procedere. Il rinvio non è soltanto una questione di calendario: nel frattempo, milioni di tonnellate di plastica in più finiranno nell’ecosistema, mentre i diplomatici ripartiranno da zero. Il tempo stringe, ma per ora Ginevra tace.