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Swiss Observer

Ginevra ospita colloqui cruciali tra Stati Uniti, Iran e AIEA sul nucleare

Ginevra consolida il proprio ruolo di centro diplomatico di primo piano ospitando colloqui cruciali tra Stati Uniti e Iran, mediati dall’Oman, e, separatamente, discussioni tecniche tra l’Iran e l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA), l’organismo di controllo nucleare dell’ONU.

AI16 febbraio 2026Il nostro processo editoriale
Ginevra ospita colloqui cruciali tra Stati Uniti, Iran e AIEA sul nucleare
AISWI swissinfo.ch

Ginevra è tornata a trovarsi al centro assoluto della scena geopolitica. In un intenso concentrato di diplomazia ad alto rischio, la città ospita contemporaneamente negoziati cruciali tra Stati Uniti e Iran e decisive discussioni tecniche tra Teheran e l’organismo di controllo nucleare dell’ONU. Il Dipartimento federale degli affari esteri ha confermato che l’Oman sta mediando il negoziato tra Stati Uniti e Iran, a conferma dell’urgenza del momento. Il ministro degli affari esteri iraniano Abbas Araghchi è arrivato in Svizzera domenica, segnalando che Teheran prende questo ciclo di colloqui diplomatici con la massima serietà.

Non si tratta di un semplice incontro di routine, ma di un tentativo disperato di allontanare il Medio Oriente dall’orlo del precipizio. Dopo le minacce militari pronunciate all’inizio del mese dal presidente statunitense Donald Trump, a Ginevra si respira un clima di forte tensione. Nicolas Bideau, capo della comunicazione del Dipartimento federale degli affari esteri, ha dichiarato che la Svizzera «resta in contatto con tutte le parti», sottolineando il ruolo fondamentale del Paese quale sede neutrale. Con diversi canali diplomatici che convergono sul Lemano, il mondo osserva per capire se i «buoni uffici» svizzeri riusciranno a favorire una svolta là dove altri hanno fallito.

Il mistero dell’uranio scomparso

Ben 400 chilogrammi di uranio altamente arricchito risultano ancora introvabili, gettando una lunga e cupa ombra sui colloqui tecnici di lunedì. Se in precedenza il presidente Trump aveva dichiarato «completamente distrutti» gli impianti nucleari iraniani dopo i raid aerei statunitensi e israeliani del 2025, la realtà sul terreno è molto più complessa e pericolosa. La priorità assoluta del direttore generale dell’AIEA Rafael Grossi è scoprire dove si trovi questo materiale fissile. Grossi dovrebbe tenere intense discussioni tecniche con esperti iraniani e con il ministro degli affari esteri Araghchi.

I rapporti tra l’AIEA e Teheran sono precipitati ai minimi storici. Dopo i bombardamenti, l’Iran ha limitato drasticamente l’accesso degli ispettori internazionali, accettando soltanto una ripresa provvisoria delle ispezioni nel settembre 2025. La posta in gioco per Grossi è personale oltre che politica: gli esponenti iraniani più intransigenti lo hanno attaccato duramente. Un giornale ultraconservatore è arrivato a definirlo una spia israeliana e a invocarne l’esecuzione. I colloqui di Ginevra rappresentano una prova decisiva: l’AIEA riuscirà a tornare a sorvegliare un programma devastato, o i bombardamenti avranno soltanto spinto le ambizioni nucleari dell’Iran ancora più nell’ombra?

Washington e Teheran: una fragile danza sull’orlo del precipizio

La situazione di stallo diplomatico tra Washington e Teheran resta difficile da superare. In un’intervista alla BBC, il viceministro degli affari esteri iraniano Takht-Ravanchi ha dichiarato che il suo Paese è disposto a prendere in considerazione dei compromessi, ma ha tracciato una linea rossa: Washington deve essere pronta ad allentare le sanzioni che paralizzano l’Iran. «Se sono sinceri, sono fiducioso che ci incammineremo verso un accordo», ha affermato Takht-Ravanchi, rimettendo chiaramente la palla nel campo statunitense. I diplomatici statunitensi restano tuttavia scettici e accusano Teheran di fingere interesse per la diplomazia mentre persegue i propri obiettivi strategici.

I negoziati si svolgono in un contesto di estrema violenza e instabilità. Sul piano interno, il regime iraniano deve fare i conti con una grave crisi di legittimità dopo aver represso con la violenza le proteste di gennaio, durante le quali, secondo le organizzazioni per i diritti umani, sono stati uccisi migliaia di manifestanti. Sul piano esterno, il regime è ancora scosso dalla guerra del 2025 che ha coinvolto Israele e Stati Uniti. I colloqui di Ginevra sono una prova di sopravvivenza per la leadership iraniana e una prova di strategia per l’amministrazione Trump: è possibile raggiungere un accordo con un regime sotto assedio sia all’interno sia all’esterno?

La neutralità svizzera alla prova in un mondo in subbuglio

La reputazione della Svizzera quale principale intermediario diplomatico al mondo è messa alla prova come mai prima. Ospitando questi colloqui paralleli ad alta tensione, Berna segnala che non intende essere messa ai margini in un mondo sempre più polarizzato. «La Svizzera accoglie con favore e sostiene questi colloqui», ha affermato Bideau, una dichiarazione che non lascia trasparire l’enorme pressione logistica e diplomatica necessaria per favorire il dialogo tra parti così ostili. Con il ministro degli affari esteri dell’Oman Badr al-Bussaidi a guidare la mediazione, la Svizzera mette a disposizione le infrastrutture sicure e neutrali necessarie perché possano svolgersi queste delicate conversazioni.

L’esito di questa settimana resta incerto, ma le implicazioni sono chiare. Se Ginevra riuscirà a favorire anche solo una fragile de-escalation sulla questione dell’uranio scomparso o del regime di sanzioni, sarà riaffermata la necessità della neutralità svizzera nel XXI secolo. Un fallimento potrebbe invece far ripiombare la regione in un conflitto aperto, con il materiale nucleare scomparso a fare da elemento imprevedibile decisivo. Mentre i cortei di auto ufficiali percorrono le strade di Ginevra, la città rappresenta l’ultima linea di difesa contro il collasso totale della diplomazia.