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Swiss Observer

Quattro cantoni svizzeri aumentano il salario minimo nel 2025

Diverse regioni svizzere applicano aumenti salariali dal 1° gennaio, segnando un importante sviluppo nelle politiche cantonali del lavoro

Quattro cantoni svizzeri aumentano il salario minimo nel 2025
AIThe Local Switzerland

In un importante sviluppo per la politica del lavoro in Svizzera, quattro cantoni hanno annunciato aumenti dei salari minimi con effetto dal 1° gennaio 2025. La misura riflette gli sforzi in corso per adeguare i salari all’inflazione e al crescente costo della vita in tutta la Svizzera. La decisione riguarda le persone che lavorano a Ginevra, Basilea Città, Neuchâtel e in Ticino e conferma l’impegno a mantenere standard salariali equi in queste regioni.

Nel dettaglio, i nuovi salari minimi

I nuovi salari minimi variano sensibilmente da un cantone all’altro, rispecchiando le differenze economiche regionali. Ginevra resta il cantone con il salario più alto, con una tariffa oraria che passa da 24.32 a 24.48 franchi. Segue Basilea Città, con un aumento consistente da 21 a 22 franchi, mentre Neuchâtel introdurrà un aumento più contenuto, da 21 a 21.31 franchi. Il Ticino completa gli adeguamenti con un aumento da 20 a 20.50 franchi all’ora. Il Giura mantiene invece la tariffa attuale di 21.40 franchi, avendo già introdotto un aumento nel luglio 2024.

Difficoltà di attuazione e differenze regionali

Sebbene questi cinque cantoni abbiano introdotto con successo una legislazione sul salario minimo, altrove in Svizzera il percorso verso una regolamentazione salariale incontra notevoli difficoltà. Un esempio significativo è Zurigo, dove nel 2023 gli elettori hanno approvato un salario minimo di 23.90 franchi all’ora, ma la sua applicazione è ancora ferma a causa delle contestazioni legali delle associazioni dei datori di lavoro. Anche Basilea Campagna ha recentemente respinto una proposta di salario minimo di 22 franchi, mentre il parlamento friburghese ha approvato un’iniziativa per portarlo a 23 franchi all’ora; la data del referendum non è ancora stata fissata. Queste differenze mettono in luce la complessità dell’attuazione delle politiche salariali nel sistema federalista svizzero.

Contesto storico e prospettive future

L’attuale approccio cantonale alla legislazione sul salario minimo risale alla votazione federale del 2014, quando il 76% dei votanti ha respinto l’introduzione di un salario minimo nazionale di 22 franchi all’ora. Il Consiglio federale aveva avvertito che una misura nazionale avrebbe potuto danneggiare l’economia, facendo aumentare i costi di produzione e mettendo potenzialmente a rischio le imprese più piccole. Nonostante la bocciatura a livello nazionale, i singoli cantoni hanno continuato a portare avanti le proprie politiche salariali, dando vita a un panorama variegato di normative sul lavoro. La maggior parte dei datori di lavoro in questi cantoni paga già più dei minimi obbligatori, a conferma che queste leggi fungono soprattutto da rete di sicurezza per i settori con le retribuzioni più basse.