Protezione dei consumatori
Foodwatch denuncia Nestlé per il latte artificiale contaminato
L’organizzazione per i diritti dei consumatori Foodwatch ha presentato a Parigi una denuncia legale che coinvolge i colossi svizzeri Nestlé e Hochdorf, in relazione a latte per lattanti ritirato dal mercato perché contaminato da una tossina. L’azione è promossa per conto di diverse famiglie i cui figli si sono ammalati.

A Parigi è scoppiata una tempesta giudiziaria di vaste proporzioni, che prende direttamente di mira i colossi dell’industria svizzera. Foodwatch, l’infaticabile ONG per i diritti dei consumatori, ha presentato ufficialmente una denuncia contro i pesi massimi svizzeri Nestlé e Hochdorf, oltre che contro i conglomerati francesi Danone e Lactalis. Non si tratta di un piccolo errore amministrativo, ma di una battaglia per accertare le responsabilità, legata all’avvelenamento delle persone più vulnerabili. La denuncia rappresenta otto famiglie e nove bambini che si sono ammalati dopo aver consumato latte per lattanti contaminato da cereulide, una potente tossina derivata da batteri.
La portata della crisi si sta ampliando rapidamente. L’avvocato di Foodwatch François Lafforgue conferma che le vittime sono «sparse in tutta la Francia», segno di un problema sistemico e non di un caso isolato. L’ONG chiede un’indagine immediata e approfondita sui colossi coinvolti, dopo un richiamo di massa avviato in dicembre. Le accuse sono gravi: «mettere in pericolo gli altri» e «ledere l’integrità fisica». Mentre a Parigi la macchina giudiziaria si mette in moto, la reputazione dell’eccellenza manifatturiera svizzera è sottoposta a una prova cruciale.
Una storia di negligenza
«Abbiamo a che fare con recidivi». Queste parole inquietanti della direttrice di Foodwatch Karine Jacquemart colpiscono al cuore della questione. È la terza volta che l’ONG è costretta a sporgere denuncia contro Nestlé, delineando un quadro inquietante di negligenza aziendale sistemica. Quest’ultimo scandalo segue la terribile crisi del 2022 legata alle pizze Buitoni contaminate e la scoperta di acqua Perrier filtrata illegalmente.
Lo schema è innegabile e allarmante. Jacquemart osserva che nei casi precedenti si è intervenuti solo dopo che «decine di bambini si erano ammalati». La crisi attuale richiama gli episodi di salmonella legati a Ferrero e sembra indicare un diffuso mancato impegno del settore nel dare priorità alla sicurezza rispetto alla produzione. La denuncia ipotizza violazioni sia del Codice rurale francese sia del Codice del consumo e prende di mira una cultura dei «richiami silenziosi», in cui le informazioni vengono comunicate al pubblico a poco a poco anziché in modo trasparente. Per chi osserva dalla Svizzera, la questione non riguarda più soltanto un lotto difettoso, ma un cedimento fondamentale dei controlli di qualità nelle nostre aziende di punta.
Il costo mortale del silenzio
La posta in gioco non potrebbe essere più alta: le vittime sono bebè di età inferiore ai sei mesi e neonati prematuri che lottano per la vita. Ingrid Kragl, direttrice dell’informazione di Foodwatch, sottolinea che «i fatti sono particolarmente gravi». La denuncia presentata a Parigi si concentra su chi si è ammalato, ma incombe anche lo spettro della tragedia. A Bordeaux e Angers sono già stati aperti procedimenti penali in seguito alle morti sospette di lattanti, collegate a questi prodotti.
A Bordeaux, la procura ha avviato un’indagine penale in seguito alla morte di un neonato che aveva consumato latte artificiale Nestlé. La crisi passa così da una controversia normativa a una possibile indagine per omicidio. Foodwatch ha contattato le procure interessate, con l’obiettivo di concentrare la pressione giudiziaria. Le aziende sono accusate di aver fornito informazioni «a poco a poco» da dicembre, lasciando potenzialmente prodotti pericolosi sugli scaffali mentre i genitori erano all’oscuro. Questo ritardo nella trasparenza potrebbe aver avuto conseguenze fatali.
Smentite contro prove internazionali
Nonostante l’accumularsi delle denunce e delle notizie tragiche, la direzione di Nestlé continua a mostrarsi irremovibile. Il CEO di Nestlé Philip Navratil ha negato categoricamente qualsiasi legame tra i prodotti della sua azienda e i bebè ammalati. Questa smentita, tuttavia, vacilla sotto il peso dell’attenzione internazionale. Le autorità di Belgio, Brasile e Lussemburgo hanno comunicato ufficialmente l’esistenza di un legame accertato tra il consumo di latte Nestlé e la malattia di bambini.
Il divario tra la versione di Vevey e la realtà internazionale è netto. Le autorità austriache hanno definito la vicenda il «richiamo più grande» nella storia di Nestlé, che ha coinvolto più di 10 stabilimenti. Nestlé non ha confermato queste cifre, ma il consenso internazionale si sta consolidando. Il «muro di silenzio aziendale» è investito da una valanga di prove provenienti dai ministeri della sanità esteri. Mentre la sezione sanità pubblica del tribunale di Parigi valuta se occuparsi del caso per accertare le responsabilità relative a queste otto violazioni, i colossi svizzeri si trovano isolati e affrontano una battaglia in cui le prove e la fiducia dell’opinione pubblica sono nettamente contro di loro.