Vai al contenuto
Swiss Observer

Sicurezza alimentare: la Svizzera tra i 30 Paesi che mantengono riserve strategiche di cereali

L’approccio proattivo della Svizzera alla sicurezza alimentare, basato sulle riserve di cereali, è sotto i riflettori mentre crescono le preoccupazioni a livello globale.

Sicurezza alimentare: la Svizzera tra i 30 Paesi che mantengono riserve strategiche di cereali
AISWI swissinfo.ch

In un mondo alle prese con una situazione geopolitica instabile e shock climatici imprevedibili, è emersa una realtà sorprendente: solo 30 Paesi al mondo mantengono attivamente riserve strategiche di cereali. La Svizzera fa saldamente parte di questo gruppo ristretto e privilegia la sopravvivenza nazionale, mentre altri scommettono su catene di approvvigionamento fragili. Mentre infuriano le guerre e le scosse economiche fanno tremare i mercati globali, il modello svizzero di preparazione non è più soltanto una politica prudente: è una risorsa vitale.

La sicurezza alimentare globale sta peggiorando a un ritmo allarmante. Mentre la maggior parte dei Paesi si affida a sistemi di consegna «just in time», che cedono sotto pressione, le scorte preventive della Svizzera fanno da baluardo contro le catastrofi. Non si tratta soltanto di agricoltura, ma di sicurezza nazionale in senso stretto. Il contrasto è netto: mentre decine di Paesi affrontano la prospettiva terrificante di silos vuoti in caso di crisi, la Confederazione protegge la propria popolazione dagli effetti più gravi della fame nel mondo. Questa esclusività è pericolosa. Il fatto che così pochi Paesi siano preparati mette in luce una vulnerabilità sistemica dell’architettura alimentare globale, che rischia di far precipitare milioni di persone nella carestia quando, inevitabilmente, si presenterà la prossima crisi.

La tecnologia svizzera sfama il mondo

Mentre i governi si affannano per assicurarsi le scorte di cereali, l’industria svizzera mette a punto la soluzione. Bühler, colosso tecnologico con sede a Uzwil, registra un’impennata senza precedenti della domanda, consolidando il ruolo della Svizzera come motore della sicurezza alimentare globale. Le cifre sono impressionanti: nel solo 2024, la divisione Milling Solutions di Bühler ha visto il proprio fatturato salire del 17,1%, raggiungendo la cifra record di 725 milioni di CHF (910 milioni di dollari). Non si tratta solo di crescita, ma di un’esplosione industriale alimentata da una necessità globale urgente.

Negli ultimi due anni, Bühler ha acquisito oltre 150 progetti per la macinazione del frumento in tutto il mondo. I nuovi impianti hanno una capacità di macinazione complessiva di 30’000 tonnellate al giorno, sufficienti a sfamare ogni giorno ben 60 milioni di persone. Dalla Nigeria all’Indonesia, la rapida crescita demografica spinge i governi ad abbandonare la dipendenza dalle importazioni e a sviluppare infrastrutture nazionali. Al centro di questo cambiamento c’è la tecnologia svizzera. Thomas Widmer, responsabile dell’unità di Bühler per la movimentazione dei cereali, conferma che le pressioni demografiche e l’instabilità geopolitica alimentano la corsa alla sovranità alimentare. Quando il mondo deve trasformare i raccolti grezzi in cibo, si affida alla precisione svizzera.

Il deficit di lavorazione da un miliardo di dollari in Iraq

L’Iraq è un caso emblematico della differenza tra avere cibo e poterlo consumare. Nonostante abbia accumulato con successo una solida riserva di 5,5 milioni di tonnellate di frumento, sufficiente a coprire per un anno intero il fabbisogno interno, il Paese resta estremamente vulnerabile. Il collo di bottiglia? La grave carenza di impianti di macinazione. Di conseguenza, l’Iraq spende ogni anno quasi 750 milioni di dollari (600 milioni di CHF) per importare farina di frumento, un prodotto finito che dovrebbe essere in grado di fabbricare autonomamente.

Il governo iracheno sta ora intervenendo con decisione per colmare questa lacuna. Il 19 giugno, il primo ministro Mohammed Shia Al-Sudani ha inaugurato nella provincia di Babil un nuovo grande mulino, in grado di produrre un milione di tonnellate di farina di qualità superiore all’anno. Il cuore dell’impianto è costituito da sei linee di produzione basate sulla tecnologia svizzera di Bühler. Questo impianto, da solo, dimezzerà la dipendenza del Paese dalle importazioni di farina. Si tratta di un passaggio radicale dalla vulnerabilità all’autosufficienza, che dimostra come le riserve strategiche siano inutili senza la capacità industriale necessaria per trasformarle.

Colli di bottiglia: la fragilità del commercio

La sicurezza alimentare globale è appesa a un filo e spesso dipende da rotte marittime ristrette, che possono essere interrotte in un istante. Il solo Canale di Suez consente il transito di circa il 15% del commercio globale di cereali. Come dimostra la storia recente, questa dipendenza è una bomba a orologeria. Il blocco del 2021 causato dalla Ever Given non si limitò a fermare il traffico: provocò ripercussioni in tutta l’economia mondiale, incidendo direttamente sullo 0,3% del commercio mondiale di merci in soli sei giorni.

Quando una sola nave, del peso di 220’000 tonnellate, può tenere in ostaggio l’approvvigionamento alimentare mondiale, l’argomento a favore delle riserve nazionali diventa inconfutabile. Viviamo in un’epoca di «catene di approvvigionamento vulnerabili», in cui una tempesta di sabbia in Egitto o un conflitto nell’Europa orientale possono svuotare gli scaffali dei supermercati a migliaia di chilometri di distanza. Per la Svizzera e i pochi altri Paesi preparati, questi colli di bottiglia sono motivo di preoccupazione; per la maggioranza dipendente dalle importazioni, rappresentano una minaccia esistenziale. L’era del commercio globale senza intoppi si sta sgretolando e solo chi dispone di silos pieni riuscirà a superare le tempeste in arrivo.