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Swiss Observer

L’iniziativa per la responsabilità ambientale si avvia alla sconfitta

Il primo sondaggio mostra che il 49% si oppone all’iniziativa dei Giovani Verdi, volta a far operare l’economia svizzera entro i limiti ambientali, mentre a febbraio si avvicina una votazione decisiva.

AI20 dicembre 2024Il nostro processo editoriale
L’iniziativa per la responsabilità ambientale si avvia alla sconfitta
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L’iniziativa per la responsabilità ambientale dei Giovani Verdi si avvia a una bocciatura alle urne. A meno di due mesi dalla votazione decisiva del 9 febbraio, il primo sondaggio della SBC rivela una realtà scoraggiante per i sostenitori: il 49% dell’elettorato è già orientato a votare «no». In una corsa in cui lo slancio è tutto, partire con il sostegno di una minoranza, appena il 45%, è un colpo quasi fatale. Le tendenze storiche della democrazia diretta svizzera mostrano che il sostegno alle iniziative popolari tende quasi invariabilmente a diminuire man mano che la campagna entra nel vivo e prendono piede gli argomenti dell’opposizione. Avviare una campagna senza una maggioranza chiara equivale, di fatto, a partire con una sconfitta già scritta.

L’urgenza è palpabile. Sebbene il 6% degli elettori sia ancora indeciso, la tendenza è chiara. L’iniziativa, che intende sancire nella Costituzione l’obbligo per l’economia svizzera di operare entro i limiti planetari, non è riuscita a raccogliere l’ampia coalizione necessaria per una modifica costituzionale. Con la campagna appena iniziata, l’opposizione ha già imposto la propria narrazione, lasciando i Giovani Verdi ad affrontare una battaglia in salita che appare sempre più insormontabile.

Una nazione divisa: fratture di genere e politiche

Una marcata frattura di genere caratterizza questa contesa politica, trasformando il voto in uno scontro tra gruppi demografici tanto quanto tra ideologie. Il sondaggio evidenzia una forte polarizzazione: il 56% delle donne sostiene l’iniziativa, mentre gli uomini la respingono in maggioranza, con il 59% intenzionato a votare «no». Non si tratta di una semplice variazione statistica, ma di una vera e propria spaccatura. Come osserva la politologa Martina Mousson, ciò è in linea con una «tendenza ben consolidata», secondo cui in Svizzera le donne sostengono con maggiore costanza le cause ambientali; l’ampiezza di questa divisione sottolinea tuttavia l’intensità del dibattito.

Anche le divisioni politiche sono altrettanto nette. L’iniziativa è diventata un catalizzatore di polarizzazione: i partiti di sinistra e i Verdi liberali si compattano a favore, mentre i partiti di destra e di centro si mobilitano per respingerla quasi all’unanimità. È una guerra di trincea nel panorama politico svizzero. I Giovani Verdi hanno mobilitato la propria base, ma non sono riusciti a raggiungere l’elettorato di centro-destra, che detiene le chiavi della maggioranza. Senza colmare questa frattura, l’iniziativa resta confinata in una nicchia ideologica.

Le preoccupazioni economiche prevalgono sugli ideali ecologici

La popolazione svizzera ama la natura, ma teme ancora di più per il proprio portafoglio. Il sondaggio mette in luce un paradosso cruciale: ben due terzi degli intervistati ammettono che la Svizzera «consuma oggi le risorse di domani», riconoscendo la minaccia esistenziale alle nostre basi. Questa consapevolezza, tuttavia, non si traduce in voti. La stessa quota dell’elettorato teme che l’applicazione dei rigidi obblighi previsti dall’iniziativa provochi uno shock economico, facendo aumentare i prezzi e il costo della vita.

Nel clima attuale, la sicurezza economica prevale sull’idealismo ecologico. Si teme che le richieste dell’iniziativa siano un lusso che l’economia non può permettersi. Gli elettori si ritraggono di fronte alla prospettiva di divieti rigidi e scadenze vincolanti, considerandoli una minaccia diretta alla propria stabilità finanziaria. L’iniziativa chiede esplicitamente misure che evitino ingiustizie sociali, ma l’elettorato non ne è convinto. L’idea che la responsabilità ambientale comporti difficoltà economiche ha preso piede e sta soffocando la campagna per il «sì» prima ancora che possa sbocciare pienamente.

Mobilitazione giovanile e divisioni nella diaspora

In mezzo a un mare di opposizione, i giovani avanzano. Il sondaggio indica che i giovani elettori non solo sostengono il testo, ma si mobilitano in misura superiore al solito per le votazioni federali. Questa energia riflette direttamente le origini dell’iniziativa, nata dalla sezione giovanile dei Verdi. Lottano per il proprio futuro, ma il loro entusiasmo si scontra con la resistenza dei più anziani e conservatori.

La «Quinta Svizzera», ossia gli Svizzeri all’estero, presenta invece uno scenario sul filo del rasoio. Di solito roccaforte affidabile della politica ecologista, la diaspora è divisa a metà. Il sondaggio mostra un margine risicatissimo: il 48% sostiene il testo contro il 47% che vi si oppone, mentre il 5% è indeciso. Questo sostanziale pareggio tra gli Svizzeri all’estero mette in luce la debolezza della proposta: nemmeno tra gli espatriati, di solito progressisti, i Giovani Verdi riescono a ottenere un mandato convincente. Se l’iniziativa non riesce a imporsi con decisione all’estero, le sue possibilità di resistere ai venti conservatori in patria sono praticamente nulle.

Il difetto fatale: soluzioni rigide a problemi reali

Il verdetto degli esperti è impietoso: la diagnosi è corretta, ma la cura viene respinta. «Il problema è riconosciuto, ma la soluzione non convince», afferma Martina Mousson, politologa di gfs.bern. L’elettorato considera troppo rigide le scadenze e i divieti imposti dal testo, uno strumento grossolano per affrontare un problema complesso. Questa percezione di inflessibilità è il difetto fatale dell’iniziativa.

Inoltre, le modalità della votazione stessa giocano contro i Giovani Verdi. Essendo l’unico tema in votazione il 9 febbraio, si prevede una partecipazione inferiore alla media. Le votazioni su un unico oggetto raramente suscitano il fervore nazionale necessario per colmare un divario nei sondaggi di questa portata. A meno che la campagna non riesca a compiere una svolta miracolosa e a convincere gli elettori che i limiti ambientali non faranno impennare i costi, l’iniziativa è destinata a diventare un’altra nota a piè di pagina nella storia delle iniziative popolari svizzere respinte. La tendenza indica una netta vittoria del «no», lasciando il Paese ad affrontare la crisi ambientale senza il mandato costituzionale che i Giovani Verdi cercano con tanta determinazione.