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Swiss Observer

Caos pasquale: la coda al tunnel del San Gottardo supera i 20 chilometri

Il periodo di viaggi delle vacanze pasquali si è concluso con enormi code al tunnel stradale del San Gottardo, con attese di oltre tre ore per chi viaggiava sia verso nord sia verso sud. La congestione, che il Venerdì santo ha raggiunto il picco di 21 chilometri, mette in evidenza una sfida infrastrutturale ricorrente.

Caos pasquale: la coda al tunnel del San Gottardo supera i 20 chilometri
AISWI swissinfo.ch

Questo fine settimana la Svizzera è rimasta paralizzata: il tradizionale esodo pasquale ha trasformato l’autostrada A2 in un’immensa colonna di veicoli praticamente ferma. Per migliaia di viaggiatori diretti verso il sole del Ticino e dell’Italia, il sogno di una breve fuga si è dissolto all’ombra delle Alpi. Non si è trattato semplicemente di un ritardo, ma di un blocco sistemico della circolazione in uno dei più importanti punti di transito d’Europa. Il tunnel del San Gottardo, cuore nevralgico del traffico nord-sud in Svizzera, è diventato un collo di bottiglia invalicabile: l’enorme volume di traffico vacanziero ha superato la capacità dell’infrastruttura. Gli svizzeri conoscono bene le code alpine, ma l’intensità della congestione di quest’anno segnala una tensione crescente tra il nostro desiderio di mobilità e i limiti fisici dei passi di montagna. Al portale nord regnava una quieta disperazione: i motori restavano accesi per ore mentre la «valanga di lamiere» non accennava a muoversi.

La coda supera i 20 chilometri

Nel pomeriggio del Venerdì santo, il picco della crisi è stato segnato da un’impressionante colonna di veicoli ferma lunga 21 chilometri. Tra Erstfeld e Göschenen, gli automobilisti hanno dovuto sopportare un’attesa estenuante di tre ore e 30 minuti soltanto per raggiungere l’entrata del tunnel. Le cifre sono eloquenti: la coda ha iniziato a formarsi già il Giovedì santo, raggiungendo i 15 chilometri alle 14.20. Venerdì mattina la situazione è rapidamente peggiorata: la colonna ha toccato i 19 chilometri prima delle 8 e ha poi superato la soglia dei 20 chilometri verso mezzogiorno. Questi dati rappresentano più di una semplice perdita di tempo: comportano costi economici e ambientali considerevoli. Quando davanti a un tunnel lungo 17 chilometri si forma una coda di 21 chilometri, è l’efficienza dell’intero corridoio di transito europeo a essere messa in discussione. Il Touring Club Svizzero (TCS) ha riferito che, anche al calare del sole venerdì, il sollievo è stato minimo e migliaia di persone erano ancora bloccate nel corridoio alpino.

Le vie alternative faticano a reggere

Le autorità hanno deviato disperatamente il traffico sulla A13, passando per il San Bernardino, ma il sollievo è stato tutt’al più marginale. Con il San Gottardo congestionato, la A9 attraverso il Sempione e il passo del Gran San Bernardo sono state indicate come le uniche alternative praticabili per chi era diretto in Italia. Anche il servizio di trasporto auto della Lötschberg ha registrato un aumento della domanda: automobilisti ben informati hanno cercato di evitare del tutto la A2. Queste alternative, tuttavia, non sono concepite per assorbire il traffico in eccesso quando il San Gottardo è paralizzato. Quando l’arteria principale si blocca, le vie secondarie raggiungono rapidamente il limite della loro capacità. La deviazione di migliaia di veicoli su strade di montagna più piccole ha un effetto a catena sulle comunità locali e sulla logistica regionale. Le code di quest’anno dimostrano che le vie alternative svizzere non sono più sufficienti per far fronte alle dimensioni dell’esodo vacanziero moderno. Affidarsi al San Bernardino come valvola di sfogo è una soluzione temporanea a una sfida strutturale permanente.

L’estenuante esodo di ritorno

L’incubo si è ripetuto in direzione opposta il lunedì di Pasqua, quando la «coda del rientro» ha raggiunto il portale sud. Nel primo pomeriggio, tra Faido e Airolo si erano formati 9 chilometri di coda, che hanno aggiunto altri 90 minuti al viaggio di chi era diretto verso nord. Il picco del rientro non ha raggiunto l’estremo di 21 chilometri dell’esodo verso sud, ma è rimasto un ostacolo considerevole per le famiglie al termine delle vacanze. Contemporaneamente, al portale nord è rimasta una coda di 7 chilometri per chi, in ritardo, si dirigeva verso sud, creando una rara e frustrante congestione «su entrambi i fronti». Questa pressione in entrambe le direzioni evidenzia il ruolo del San Gottardo come collo di bottiglia che durante le vacanze non conosce tregua. Il TCS ha fornito aggiornamenti in tempo reale sui social media, come X, ma per molti le informazioni sono arrivate troppo tardi per evitare la coda. Il viaggio di ritorno ricorda chiaramente che il problema del San Gottardo non riguarda solo la partenza: anche rientrare è difficile.

Il collo di bottiglia infrastrutturale della Svizzera

La Svizzera si trova ora di fronte a una domanda cruciale: per quanto ancora il Paese potrà sopportare la «sfida del San Gottardo»? Il picco di 21 chilometri non è soltanto una statistica, ma il sintomo di un’infrastruttura fondamentalmente inadeguata alla domanda attuale. Il secondo tubo del tunnel stradale del San Gottardo è ancora in costruzione e il progetto non dovrebbe essere completato prima della fine del decennio: per anni, i viaggiatori dovranno quindi prepararsi a simili paralisi durante le vacanze. Queste code ricorrenti riaccendono il dibattito sul prezzo delle strade, sulla protezione delle Alpi e sulla necessità urgente di alternative ferroviarie più solide. La NFTA (Nuova ferrovia transalpina) offre un’alternativa ferroviaria ad alta velocità, ma la preferenza culturale per gli spostamenti in auto durante le vacanze resta un ostacolo considerevole. In prospettiva, il popolo svizzero e i responsabili politici dovranno decidere se le attuali attese di tre ore siano un prezzo accettabile per attraversare le Alpi o se sia ormai necessario ripensare radicalmente il modo in cui lo facciamo. Una cosa è certa: nel prossimo futuro il San Gottardo continuerà a essere la prova suprema della pazienza degli svizzeri.