Svizzera
È morto per suicidio assistito Ludwig Minelli, fondatore di Dignitas
Ludwig Minelli, fondatore della nota organizzazione svizzera per il suicidio assistito Dignitas, è morto tramite suicidio assistito all’età di 92 anni.

Ludwig Minelli, fondatore della più nota organizzazione svizzera per il suicidio assistito, Dignitas, è morto tramite suicidio assistito all’età di 92 anni. L’organizzazione ha confermato in una nota che il fondatore ha posto fine alla propria vita il 29 novembre, pochi giorni prima del suo 93° compleanno. Minelli è stato una figura centrale e spesso controversa nel dibattito internazionale sul «diritto di morire», dedicando decenni alla difesa dell’autonomia personale nella fase finale della vita. La sua morte segna la fine di un’epoca per il movimento che ha contribuito a plasmare con incessanti battaglie legali e sociali.
Da giornalista ad avvocato specializzato in diritti umani
Prima di diventare una figura centrale nel dibattito sul suicidio assistito, Ludwig Minelli ha avuto una carriera variegata. Dal 1964 al 1974 ha lavorato come corrispondente per la rivista Der Spiegel. A 45 anni ha intrapreso una nuova strada, iscrivendosi a giurisprudenza all’Università di Zurigo nel 1977. Dopo aver conseguito la laurea nel 1981, si è abilitato come avvocato specializzato in diritti umani. La sua passione per i diritti fondamentali lo ha portato a fondare nel 1978 la Società svizzera per la Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Questo percorso nel diritto e nella difesa dei diritti è diventato il fondamento del lavoro che ha segnato maggiormente la sua vita.
La fondazione di Dignitas: un’eredità controversa
Nel 1998 Minelli ha fondato Dignitas con l’obiettivo dichiarato di difendere l’autonomia individuale nella fase finale della vita. L’organizzazione è diventata rapidamente al centro di controversie, attirando le critiche di politici, gruppi religiosi e professionisti della medicina in tutta Europa. I metodi di Minelli e l’estensione dei servizi a persone straniere, che ha portato all’espressione «turismo del suicidio», lo hanno spesso coinvolto in battaglie legali. Considerava questi procedimenti il prezzo necessario per mettere in discussione e far evolvere i limiti giuridici che definiscono il diritto di morire.
Plasmare il diritto: battaglie legali e vittorie
Minelli è stato un tenace stratega legale e ha fatto ricorso ai tribunali svizzeri e alla Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) di Strasburgo per contribuire a definire il quadro giuridico del suicidio assistito. Le sue persistenti azioni legali hanno portato a una storica sentenza della CEDU del 2011, che ha riconosciuto il diritto di una persona capace di discernimento di decidere le modalità e il momento della propria morte. La sentenza è stata una vittoria significativa: ha confermato i principi fondamentali sostenuti da Minelli per anni e ha influenzato in modo sostanziale il diritto svizzero in materia.
Il contesto svizzero: suicidio assistito ed eutanasia
Da decenni la Svizzera permette il suicidio assistito, sulla base di un quadro giuridico che lo distingue dall’eutanasia. La legge consente di fornire i mezzi per suicidarsi, purché i motivi non siano egoistici. L’elemento decisivo è che la persona che desidera morire deve compiere l’atto finale, per esempio assumendo il farmaco letale. Questo contesto giuridico, che Minelli ha contribuito a consolidare e tutelare, ha reso la Svizzera una destinazione particolare per chi desidera porre fine alla propria vita alle proprie condizioni. Dignitas, con oltre 10’000 membri, resta una delle organizzazioni più note che accompagnano le persone in questo percorso.
Il futuro di Dignitas
Dopo l’annuncio della sua morte, Dignitas ha dichiarato che il suo team porterà avanti il lavoro del fondatore. L’organizzazione si è impegnata a «continuare a gestire e sviluppare l’associazione nello spirito del suo fondatore, come organizzazione internazionale professionale e combattiva a favore dell’autodeterminazione e della libertà di scelta nella vita e alla fine della vita». Minelli è rimasto strettamente coinvolto nelle azioni legali fino alla morte, assicurandosi che la sua visione per il futuro dell’organizzazione fosse saldamente definita. La sua scomparsa chiude un capitolo importante, ma continua il dibattito sui limiti della libertà personale che ha difeso.