Politica
Ministro della difesa: la Svizzera è bersaglio di campagne straniere di disinformazione
Il ministro della difesa svizzero Martin Pfister ha lanciato l’allarme: la Svizzera è presa di mira attivamente da campagne di disinformazione straniere che mirano a dividere la società. Ha sottolineato il ruolo essenziale dei media liberi e affidabili nel contrastare questa minaccia in crescita.

La Svizzera non è più un osservatore neutrale nella battaglia globale per la verità, è un bersaglio prioritario. In un avvertimento senza precedenti e dai toni allarmanti, il ministro della difesa Martin Pfister ha confermato che il Paese è nel mirino di aggressive campagne straniere di disinformazione. Intervenendo alla conferenza dell’Epifania dei media svizzeri, Pfister non ha usato mezzi termini e ha dichiarato che dobbiamo prepararci attivamente a una «guerra dell’informazione». L’obiettivo di questi attacchi è chiaro e calcolato: lacerare l’unità della società svizzera.
Attori stranieri conducono iniziative motivate politicamente, concepite per seminare discordia nella popolazione. Una società divisa, sostiene Pfister, è una società indebolita, molto meno in grado di reagire a reali minacce per la sicurezza. Il ministro ha indicato esplicitamente i vettori di questo contagio: i media russi controllati dallo Stato, come Pravda e Russia Today, amplificati dalle caotiche camere dell’eco di X (ex Twitter) e Telegram. Non si tratta di un rischio ipotetico per il futuro, ma di un pericolo concreto e immediato, già presente alle nostre porte digitali.
Narrazioni strumentalizzate: il caso di Ginevra
La minaccia si è già manifestata in modi allarmanti. Un esempio eclatante di manipolazione digitale è il video girato a Ginevra che lo scorso maggio è diventato il fulcro di una campagna virale di disinformazione. Le immagini, estrapolate completamente dal contesto, sono state strumentalizzate da attori filorussi per dipingere un quadro falso di una Svizzera che precipita nel caos e abbandona la sua neutralità storica. La portata di questa falsificazione è stata enorme.
In poco tempo, i post fuorvianti hanno totalizzato oltre due milioni di visualizzazioni, diffondendosi a macchia d’olio sulle piattaforme social. L’episodio esemplifica le tattiche moderne della guerra dell’informazione: prendere un granello di verità, distorcerlo fino a renderlo irriconoscibile e diffonderlo a milioni di persone prima che la verità riesca a mettersi in moto. Secondo quanto riportato, l’85% della popolazione considera i social media una delle principali fonti di notizie false, mentre l’enorme quantità e la rapidità di diffusione di queste menzogne virali le rendono difficili da contenere. L’episodio di Ginevra è un campanello d’allarme: la neutralità svizzera non protegge dalla sovversione digitale.
L’acceleratore dell’IA: una crisi che si intensifica
Se le tattiche di disinformazione attuali sono un incendio, l’intelligenza artificiale è benzina sul fuoco. Patrik Müller, direttore editoriale di CH Media, avverte che la situazione è grave e sta peggiorando rapidamente. «Il problema è serio e diventerà ancora più serio con l’intelligenza artificiale», afferma Müller. La soglia d’accesso per creare notizie false credibili si abbassa rapidamente, mentre cresce la sofisticazione dei contenuti.
Gli strumenti di IA permettono a malintenzionati di generare testi, immagini e video fuorvianti su scala industriale, mettendo sotto pressione i metodi tradizionali di verifica dei fatti. Questa accelerazione tecnologica impone un onere enorme ai media giornalistici, che devono svolgere ricerche più approfondite e contestualizzare più rapidamente che mai. Stiamo entrando in un’epoca in cui vedere non significa più credere. Con l’evolversi di questi strumenti, il confine tra realtà e falsificazione si fa sempre più sfumato, e serve un panorama mediatico non soltanto reattivo, ma anche proattivo nel confutare le falsità prima che attecchiscano.
Il dilemma democratico: difendersi senza censurare
La Svizzera si trova di fronte a un paradosso cruciale: come può una società libera combattere una guerra dell’informazione senza diventare ciò che combatte? Pfister sostiene con fermezza che la risposta non è ricorrere a eccessi autoritari. «Non possiamo rispondere con la propaganda di Stato o la censura», afferma. Farlo significherebbe rinunciare proprio ai valori che definiscono la Confederazione svizzera.
Il governo punta invece sulla resilienza e sul pensiero critico dei cittadini. La strategia si basa su una difesa «dal basso», che mette le persone in condizione di riconoscere la manipolazione, invece di mettere a tacere chi manipola. Questo approccio attribuisce una grande responsabilità al sistema educativo, chiamato a promuovere l’alfabetizzazione mediatica, e ai media indipendenti, che devono fornire un riferimento affidabile per accertare la verità. È una scommessa tipicamente svizzera: confidare che una popolazione istruita costituisca una barriera più efficace di qualsiasi divieto imposto dallo Stato. Preservare questa cultura di apertura mentre è sotto attacco è la prova suprema per la nostra democrazia.
Lo scudo svizzero: perché restiamo resilienti
Nonostante la preoccupante crescita delle minacce digitali, c’è anche un aspetto positivo. Mark Eisenegger, ricercatore nel campo dei media all’Università di Zurigo, afferma che la popolazione svizzera è molto meno suscettibile alla propaganda rispetto a quella di Paesi comparabili. Il motivo? Un ecosistema mediatico che resta solido e affidabile.
La forza della Svizzera risiede nei media privati di alta qualità e in un servizio pubblico radiotelevisivo forte, che continuano a godere della fiducia del pubblico. Inoltre, la struttura sociale su piccola scala del Paese funge da naturale elemento di protezione: in una nazione in cui le cerchie sociali si sovrappongono, è più difficile mantenere l’anonimato e la responsabilità sociale resta elevata. Spesso le persone sanno chi si cela dietro un messaggio, rendendo più difficile per i semi della discordia straniera trovare terreno fertile. La minaccia è globale e la tecnologia avanza, ma la difesa svizzera, fondata sulla fiducia, su un giornalismo di qualità e sulla coesione sociale, resta un ostacolo formidabile per chi vuole dividerci.