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Swiss Observer

L’inchiesta sull’incendio di Crans-Montana rivela che le carenze nella sicurezza erano note prima della tragedia

Un’inchiesta sull’incendio mortale in un bar di Crans-Montana ha portato alla luce documenti che mostrano come il Comune fosse a conoscenza delle lacune nei controlli antincendio mesi prima dell’incidente, che ha causato 41 morti. Il responsabile locale dei pompieri è stato ora interrogato dai procuratori.

AI17 febbraio 2026Il nostro processo editoriale
L’inchiesta sull’incendio di Crans-Montana rivela che le carenze nella sicurezza erano note prima della tragedia
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Il catastrofico incendio al bar Le Constellation non è stato un incidente imprevedibile: è stata una tragedia annunciata da anni di segnali d’allarme ignorati. Le indagini hanno ora confermato che gli ispettori svizzeri della sicurezza avevano individuato rischi critici nel locale già nel gennaio 2018. Ben otto anni prima che il rogo causasse 40 morti, le autorità chiedevano già alla gestione del bar di predisporre i piani di evacuazione mancanti e di chiarire dove si trovassero gli estintori.

Non si trattava di piccole sviste amministrative, bensì di violazioni fondamentali della sicurezza pubblica. Nel 2018, il responsabile comunale della sicurezza aveva ordinato esplicitamente al gerente Jacques Moretti di limitare la capienza a 100 persone per piano: una direttiva che, a quanto pare, è stata tragicamente ignorata la fatidica notte di Capodanno. La cronologia rivela un modello di negligenza tanto esasperante quanto straziante. Mentre i segnali d’allarme lampeggiavano, le autorità non sono passate ai fatti, lasciando i clienti festeggiare in un locale che era, di fatto, una bomba a orologeria.

Cinque anni senza controlli

In una scioccante rivelazione del fallimento sistemico, è emerso che nei cinque anni precedenti la tragedia al Le Constellation non era stato effettuato neppure un controllo antincendio. Dal 2019 fino alla notte dell’incendio, nel 2026, il locale è scomparso dai radar delle autorità di vigilanza. E ciò nonostante il Comune avesse effettuato ben 1’400 controlli nel solo 2025: in qualche modo, proprio il bar con una comprovata storia di inosservanza delle norme è sfuggito ai controlli.

Il Comune ha ammesso che questa omissione costituisce un «grave fallimento», una dichiarazione che offre ben poco conforto alle famiglie delle vittime. Nel maggio 2019, Moretti aveva ricevuto tre mesi di tempo per conformarsi alle norme di sicurezza. Scaduto il termine, è calato il silenzio. Nessun ispettore è tornato a verificare il rispetto delle norme. Non è stata ordinata alcuna chiusura. Questo vuoto amministrativo ha permesso a una cultura del «rischio sconsiderato» di prosperare senza controllo, contribuendo direttamente a uno degli incendi più letali della storia svizzera moderna.

Una trappola mortale: schiuma e uscite ristrette

Le condizioni del locale hanno trasformato una festa in un incubo nel giro di pochi secondi. Le perizie forensi indicano che si è verificato un «flashover» quando le stelline scintillanti hanno incendiato la schiuma acustica altamente infiammabile sul soffitto basso del seminterrato. I testimoni hanno descritto una «palla di fuoco» e un terribile «soffio» mentre le fiamme consumavano l’ossigeno. Ma è stata la disposizione dell’edificio a segnare il destino delle vittime.

Ben 34 corpi sono stati ritrovati ammassati in fondo alla scala, la principale via di fuga. Le indagini rivelano che i lavori di ristrutturazione effettuati dopo il 2015 avevano ristretto questa uscita fondamentale, creando un imbuto mortale. L’avvocato dei proprietari sostiene che un’uscita di emergenza fosse «sempre aperta», ma la tragica realtà dei corpi ritrovati sembra indicare il contrario. La combinazione tra la schiuma acquistata in un negozio di bricolage, che Moretti sostiene di aver testato, e le vie di fuga compromesse ha creato una trappola mortale da cui decine di adolescenti non sono riusciti a scappare.

Casellari giudiziali e falle nelle licenze

Come può una persona con una condanna penale per istigazione alla prostituzione ottenere una licenza per gestire un locale rinomato in una località turistica svizzera? È la domanda che scuote l’amministrazione vallesana. Jacques Moretti, il comproprietario ora in custodia, era stato condannato in Francia nel 2008. Eppure gli era stata concessa una licenza per gestire il Le Constellation sulla base di un quadro giuridico che, in teoria, esige una «reputazione impeccabile».

Il Comune non ha voluto dire se abbia mai richiesto i casellari giudiziali in Francia. Questa mancanza fa pensare a gravi carenze nella procedura di verifica. Da allora la legge è stata inasprita, ma resta il fatto che a un criminale condannato è stato permesso di gestire la sicurezza di centinaia di clienti. La discrepanza tra i requisiti di legge e la loro applicazione sul terreno mette in luce una permissività che, secondo i critici, è sintomo di un più ampio malessere normativo nella regione.

Il Vallese è in lutto, si chiede giustizia

Mentre i Moretti sono accusati di omicidio colposo e incendio colposo, il Canton Vallese deve fare i conti con una crisi di fiducia. Esperti di diritto e rappresentanti del governo italiano criticano duramente i tempi e la trasparenza dell’inchiesta, citando i ritardi nel fermo dei sospettati e nel reperimento delle prove. Alain Macaluso dell’Università di Losanna avverte che la trasparenza è «assolutamente indispensabile» per ripristinare la fiducia nel sistema giudiziario.

La tragedia di Crans-Montana deve segnare una svolta per la sicurezza pubblica in Svizzera. L’era dei controlli compiacenti è finita. Con 66 persone ustionate ancora impegnate nella riabilitazione negli ospedali di tutta Europa, il costo della negligenza è ormai dolorosamente evidente. La Svizzera osserva e attende, chiedendo non solo risposte, ma anche che siano accertate le responsabilità per una tragedia che non sarebbe mai dovuta accadere.