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Swiss Observer

Il cambiamento climatico mette in dubbio il futuro delle località sciistiche svizzere e della candidatura olimpica

Con l’aumento delle temperature globali che mette a rischio la sostenibilità degli sport invernali, le località sciistiche svizzere stanno adottando strategie di sopravvivenza. Queste preoccupazioni climatiche gettano una lunga ombra su una possibile candidatura svizzera per ospitare i Giochi olimpici invernali del 2038.

AI16 febbraio 2026Il nostro processo editoriale
Il cambiamento climatico mette in dubbio il futuro delle località sciistiche svizzere e della candidatura olimpica
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La regola d’oro dello sci svizzero è brutale nella sua semplicità: per sopravvivere, una pista ha bisogno di 30 centimetri di neve per 100 giorni. Oggi questa garanzia si sta sciogliendo. Mentre lo «Snow Compass», un nuovo strumento scientifico di previsione, delinea uno scenario cupo con stagioni più brevi, le località sciistiche svizzere sono coinvolte in una disperata corsa agli investimenti, con poste altissime, per assicurarsi terreni ad alta quota. Il settore non si limita più a mantenere le piste: sta progettando la propria sopravvivenza.

Sulle montagne affluiscono investimenti a un ritmo senza precedenti. Nell’Oberland bernese sono stati investiti ben 130 milioni di CHF nell’ammodernamento della funivia per Mürren, mentre la regione di Flims Laax Falera ha stanziato 80 milioni di CHF per nuove cabinovie. Saas-Fee si è spinta ancora più in alto, rinnovando la funicolare più alta del mondo, a quasi 3’500 metri. Non si tratta di una semplice ristrutturazione, ma di una fortificazione contro il riscaldamento climatico. Le località che non possono raggiungere queste altitudini hanno davanti un futuro difficile, mentre quelle che ci riescono spendono milioni per assicurarsi di restare gli ultimi bastioni dell’inverno.

Rivolta locale: le comunità riacquistano le proprie montagne

Mentre il clima minaccia la neve, i capitali stranieri minacciano l’anima delle Alpi svizzere. Giganti globali come Vail Resorts stanno acquisendo in modo aggressivo località montane europee, provocando una forte reazione da parte delle popolazioni locali, decise a proteggere il proprio patrimonio. Di recente i Comuni di Flims, Laax e Falera hanno tracciato una linea nella neve, votando a larga maggioranza per acquistare direttamente il comprensorio sciistico «Weisse Arena».

Il prezzo dell’autonomia era elevato: ben 94,5 milioni di CHF (123 milioni di dollari). L’alternativa, perdere il controllo a favore di consigli d’amministrazione lontani, era però inaccettabile per la popolazione dei Grigioni. Questa mossa segnala un cambiamento radicale nel panorama della proprietà. Mentre investitori egiziani trasformano Andermatt e magnati austriaci dominano Saas-Fee, queste comunità locali si riprendono il proprio destino. Scommettono sul fatto che una gestione locale, anziché la massimizzazione dei profitti stranieri, sia l’unica strada sostenibile per affrontare gli inverni incerti che le attendono.

I sogni olimpici si scontrano con la realtà del riscaldamento climatico

Il termometro è il giudice supremo, e il suo verdetto sui Giochi olimpici invernali è inappellabile. Da quando Cortina d’Ampezzo ha ospitato i Giochi per l’ultima volta, nel 1956, le temperature medie di febbraio sono aumentate di 3,6 gradi Celsius. Non è un’anomalia: è la nuova normalità. Un impietoso studio del 2024 rivela che, delle 93 località attualmente in grado di ospitare competizioni di sport invernali di alto livello, solo circa 30 resteranno idonee negli anni 2080. La rosa delle località ospitanti si sta riducendo insieme ai ghiacciai.

La candidatura svizzera per i Giochi del 2038 cerca di fare i conti con questa realtà rovente attraverso un modello «decentralizzato», che sfrutta le infrastrutture esistenti per ridurre l’impronta di carbonio dell’evento, che in genere varia tra 1,0 e 1,5 milioni di tonnellate di CO2. Tuttavia, i requisiti di sostenibilità del Comitato olimpico internazionale si scontrano con i limiti fisici di un pianeta che si riscalda. Mentre il CIO cerca freneticamente di far ruotare i Giochi tra un numero sempre più ridotto di località «affidabili dal punto di vista climatico», la Svizzera si propone come salvatrice. Ma, con marzo che sta già diventando troppo caldo per i Giochi paralimpici, la finestra per gli sport invernali tradizionali si sta chiudendo di colpo.

Evitare le urne: uno slalom politico rischioso

La Svizzera corre verso una candidatura olimpica per il 2038, ma lascia gli elettori ai blocchi di partenza. Nonostante una chiara serie di rifiuti, con referendum cantonali che hanno affossato le candidature nel 2013, 2017 e 2018, Swiss Olympic porta avanti una proposta che evita in modo evidente una votazione federale. La strategia è audace, forse avventata: assicurarsi prima i Giochi e chiedere poi il parere dei Cantoni.

Secondo i critici, così si mette il pubblico di fronte a un fait accompli, una manovra che sa di deficit democratico. La presidente di Swiss Olympic Ruth Metzler-Arnold sostiene che i tempi stretti del CIO non consentono di tenere un referendum nazionale, ma questa motivazione tecnica basta a malapena a placare lo scetticismo del pubblico. Anche i rischi finanziari sono precari: la candidatura dipende dalla garanzia di coprire un eventuale deficit con fondi privati, una rete di sicurezza che non si è ancora concretizzata. Se entro la fine dell’anno questi sostenitori privati non si faranno avanti, la candidatura verrà abbandonata. La Svizzera sta tentando una discesa rischiosa: ospitare un megaevento in un mondo che si riscalda, senza il consenso esplicito delle persone che ne erediteranno le conseguenze.