Vai al contenuto
Swiss Observer

Scoperta dell’età del bronzo: oltre 2’000 reperti in un sito svizzero destinato ai rifiuti

Uno scavo archeologico nel Canton Giura porta alla luce un importante insediamento preistorico, con ceramiche e gioielli risalenti al periodo tra il 1050 e il 650 a.C., in un sito destinato a un centro di smaltimento dei rifiuti.

AI16 settembre 2025Il nostro processo editoriale
Scoperta dell’età del bronzo: oltre 2’000 reperti in un sito svizzero destinato ai rifiuti
AISWI swissinfo.ch

In un sorprendente colpo di scena, un terreno destinato a diventare una discarica ha offerto uno sguardo prezioso sulla preistoria svizzera. A Delémont, nel Canton Giura, gli archeologi hanno portato alla luce una straordinaria collezione di oltre 2’000 reperti, trasformando un centro di smaltimento dei rifiuti previsto in un sito di grande importanza storica. Non si tratta di una manciata di cocci, ma di un ritrovamento massiccio e concentrato, distribuito su 600 metri quadrati, che mette in discussione ciò che sappiamo sulla densità degli insediamenti antichi della regione.

La Sezione dell’archeologia e della paleontologia del Canton Giura ha confermato il ritrovamento martedì, annunciando un tesoro nascosto all’interno di venti strutture distinte. Mentre i macchinari moderni erano pronti a spianare il terreno per i rifiuti, la storia ha imposto la propria presenza. Gli oggetti recuperati risalgono a un periodo di transizione turbolento tra la tarda età del bronzo (1050-800 a.C.) e la prima età del ferro (800-650 a.C.). Questa scoperta interrompe bruscamente la consueta narrazione dello sviluppo delle infrastrutture e la sostituisce con un capitolo vivo e urgente del patrimonio svizzero, che richiede attenzione e salvaguardia immediate.

La vita domestica nell’età del bronzo

Non era un campo di battaglia, ma una casa. La quantità di reperti, quasi 2’000 frammenti di ceramica, restituisce un quadro vivido di stabilità domestica, non di conflitti. Mentre molti scavi portano alla luce armi o fortificazioni, il sito di Delémont offre qualcosa di molto più intimo: i resti della vita quotidiana. Accanto ai recipienti di ceramica, che secondo gli esperti erano stati assemblati con cura a mano, gli archeologi hanno recuperato ornamenti personali che rendono più umana l’immagine degli antichi abitanti.

L’inventario è notevole. Dal terreno sono riemersi una fibula di bronzo, uno spillone di ferro e delicati braccialetti di scisto bituminoso. Questi oggetti sono un collegamento diretto con le persone che vivevano qui 3’000 anni fa. Le forme e le decorazioni delle ceramiche indicano un livello di abilità artigianale sofisticato e una comunità profondamente legata a questo luogo. Nel comunicato stampa, il Canton Giura sottolinea la «natura domestica» dell’occupazione del sito, suggerendo la presenza di un insediamento fiorente, dove arte, utilità e stile personale si incontravano molto prima che i Romani mettessero piede nella regione.

Sulle tracce degli antichi commerci europei

La rivelazione più sorprendente dello scavo di Delémont non riguarda la quantità di reperti, bensì la loro possibile provenienza. In un’Europa scarsamente popolata, la regione svizzera faceva già parte di una complessa rete commerciale a lunga distanza. Il ritrovamento di braccialetti di scisto bituminoso ha suscitato grande entusiasmo tra gli storici: alcuni indizi suggeriscono un legame con il Dorset, nell’Inghilterra meridionale, a oltre 1’000 chilometri di distanza.

All’epoca, il Dorset era un centro noto per le cave di scisto e i laboratori di lavorazione. La presenza di questi ornamenti specifici in un insediamento svizzero suggerisce che la regione del Giura non fosse isolata, ma integrata in un sistema di scambi continentale. Ciò mette in discussione l’immagine degli insediamenti preistorici svizzeri come comunità chiuse. Rivela invece un’economia dinamica, in cui beni di lusso percorrevano distanze immense e pericolose. Ulteriori studi mirano a confermare questi legami commerciali e potrebbero riscrivere la mappa degli scambi economici nella tarda età del bronzo.

Una corsa contro il tempo per salvare reperti fragili

Il tempo stringe per salvaguardare i reperti. Dopo essere sopravvissuti per tre millenni sottoterra, gli oggetti sono estremamente fragili e affrontano la prova più difficile una volta esposti all’aria. Le autorità svizzere hanno riconosciuto la gravità della situazione e sono intervenute con importanti contributi finanziari per evitare che i reperti vadano perduti a causa del rapido deterioramento. Si tratta tanto di un’operazione di salvataggio quanto di un lavoro accademico.

Prima di poter procedere a qualsiasi ricomposizione o studio approfondito, la priorità è il consolidamento. I restauratori devono stabilizzare le ceramiche che si sgretolano e i metalli corrosi, per evitare che si riducano in polvere. Solo dopo questo delicato intervento preliminare sarà possibile ricomporre i frammenti e ricostruire la loro storia completa. Le indagini archeologiche proseguiranno, ma nell’immediato l’obiettivo è salvare quanto è già stato rinvenuto. Questo intervento sostenuto dallo Stato sottolinea una verità fondamentale: la storia della Svizzera è una risorsa non rinnovabile e per salvarla occorrono decisioni coraggiose e tempestive.