Energia
La centrale nucleare di Beznau riparte a potenza ridotta mentre l’Aare si raffredda
Dopo un arresto dovuto alle elevate temperature del fiume, la centrale nucleare di Beznau è stata ricollegata alla rete con una potenza ridotta. L’episodio mette in evidenza la vulnerabilità delle infrastrutture energetiche svizzere alle ondate di calore.

La più vecchia centrale nucleare svizzera è tornata a respirare, ma è ancora ben lontana dalla piena potenza. Dopo un mese di arresto forzato, la centrale di Beznau ha finalmente ricollegato alla rete nazionale i suoi due reattori. Il gestore Axpo ha confermato che il reattore numero uno è tornato in funzione venerdì scorso, seguendo l’esempio del reattore numero due, che aveva ripreso l’attività appena una settimana prima. Non si tratta però di un ritorno alla normalità. La centrale funziona a potenza rigorosamente ridotta, una scelta ponderata per conciliare il fabbisogno elettrico del Paese con le condizioni precarie della sua fonte naturale di raffreddamento. L’Aare, che funge da principale fonte di raffreddamento per questi grandi reattori, è finalmente sceso sotto la soglia critica. L’arresto, iniziato il 26 giugno, era stato deciso quando la temperatura del fiume aveva raggiunto la considerevole soglia di 25°C, rendendo i sistemi di raffreddamento della centrale pericolosi per l’ambiente. La ripresa dell’attività di Beznau dà una spinta importante al mix energetico svizzero, ma la potenza ridotta ricorda chiaramente che persino i nostri impianti più potenti sono alla mercé del termometro.
La volatilità climatica mette sotto pressione i colossi dell’energia
Basta una soglia di 25°C per paralizzare una delle infrastrutture energetiche più importanti della Svizzera. Non è un caso isolato, bensì un problema ricorrente per chi gestisce la rete elettrica svizzera. Solo l’anno scorso, nel luglio 2025, la centrale di Beznau aveva dovuto sospendere la produzione in circostanze quasi identiche. La frequenza di questi arresti causati dal caldo sta facendo suonare campanelli d’allarme in seno al Consiglio federale. Con l’intensificarsi e il prolungarsi delle ondate di calore, la vulnerabilità dei reattori raffreddati con l’acqua dell’Aare diventa un evidente punto debole. Axpo è ora costretta a sorvegliare costantemente le temperature dell’acqua con estrema precisione. È pronta a ridurre la potenza o a fermare del tutto le turbine non appena la colonnina di mercurio sale. Questa volatilità crea una forte tensione sul mercato energetico: durante le ondate di calore, mentre cresce la domanda di raffreddamento e aria condizionata, gli stessi impianti destinati a fornire l’elettricità devono ridurre la produzione. Il contrasto è stridente: più il sole picchia, più la rete si indebolisce.
Gli ecosistemi dettano la produzione di energia
La protezione dell’ambiente non è più una preoccupazione secondaria, ma un limite invalicabile per la produzione industriale svizzera. La decisione di fermare Beznau non è stata dettata da un guasto meccanico, bensì da una necessità legale ed ecologica. Scaricare acqua calda nell’Aare, già surriscaldato, sarebbe catastrofico per l’ecosistema locale: potrebbe decimare le popolazioni ittiche e compromettere il delicato equilibrio biologico del corso d’acqua. Le norme svizzere non ammettono deroghe: se il fiume è in difficoltà, i reattori devono fermarsi. Questo punto d’incontro tra energia ed ecologia mette in luce un nodo cruciale nella strategia di adattamento climatico del Paese. Sebbene l’energia nucleare sia apprezzata per le basse emissioni di carbonio, la forte dipendenza dall’acqua dei fiumi la rende, paradossalmente, vulnerabile proprio al riscaldamento globale che mira a mitigare. Le autorità che hanno autorizzato la ripresa lo hanno fatto a condizione che la potenza resti ridotta, così da mantenere lo scarico termico entro limiti sicuri per gli organismi acquatici dell’Aare. È un equilibrio delicato tra tenere accese le luci a Zurigo e proteggere la vita nel fiume.
Il futuro del nucleare è in bilico
La ripresa dell’attività di Beznau arriva in un momento cruciale della storia politica svizzera, mentre il Paese si interroga sul proprio futuro energetico a lungo termine. Il Governo e il Parlamento svizzeri stanno attualmente cercando di revocare il divieto di costruire nuove centrali nucleari, sostenendo che mantenere in funzione gli impianti esistenti sia la «politica più sensata» per ridurre le emissioni. La realtà di Beznau, una centrale che fatica a far fronte alle condizioni ambientali, alimenta però il vivace dibattito pubblico. Se le centrali esistenti sono sempre più spesso costrette a ridurre la produzione a causa dell’aumento delle temperature dei fiumi, l’idea di costruire nuovi reattori raffreddati in modo analogo incontra ostacoli importanti. L’ultima parola spetterà al popolo svizzero, chiamato a soppesare l’affidabilità dell’energia nucleare tradizionale e i cambiamenti ormai innegabili del clima alpino. Mentre Beznau funziona a potenza ridotta, si trasforma in un laboratorio a cielo aperto per il futuro. La Svizzera riuscirà ad adattare le proprie infrastrutture a un mondo più caldo, oppure dovrà orientarsi verso fonti energetiche che non dipendono dall’azione di raffreddamento di un fiume sempre più caldo? Il monitoraggio nei prossimi mesi sarà fondamentale per definire il futuro dell’energia svizzera.