Basilea
Basilea restituisce al Cile i resti indigeni kawésqar
La Città di Basilea restituisce al Cile i resti di tre antenati kawésqar dopo una ricerca sulla provenienza e una procedura di restituzione che ha coinvolto il Museo di storia naturale e l’Università di Basilea.

Tre antenati kawésqar lasceranno Basilea per il Cile al termine di una procedura di restituzione fondata sulla ricerca sulla provenienza. La Città di Basilea restituisce due scheletri e un cranio alla comunità indigena della Patagonia, segnando una decisione importante per i musei e le collezioni pubbliche svizzeri. Giovedì, il presidente del Governo Conradin Cramer ha ricevuto una delegazione kawésqar al Municipio di Basilea per celebrare l’avvio della procedura di consegna.
I resti si trovano attualmente al Museo di storia naturale di Basilea. La restituzione fa seguito a una richiesta congiunta del museo, della Commissione dei musei e del Rettorato dell’Università di Basilea. La legge cantonale di Basilea sui musei impone a questi organi di presentare una richiesta congiunta affinché il Governo possa approvare una restituzione di questo tipo.
La decisione inserisce il caso nel più ampio esame condotto in Svizzera sui resti umani e sugli oggetti acquisiti durante il periodo coloniale. Per Basilea, la procedura collega una collezione museale locale a una storia che attraversa l’Atlantico, dai collezionisti svizzeri ai canali e ai fiordi della Patagonia occidentale.
I resti saranno trasferiti a Punta Arenas, in consultazione con le comunità kawésqar. Spetterà ai discendenti decidere dove e in che modo gli antenati troveranno la loro ultima dimora.
La ricerca ricostruisce il percorso dei resti nelle collezioni basilese
La ricerca sulla provenienza ha ricondotto i resti a due collezionisti basilese che li acquisirono in Patagonia all’inizio del XX secolo. Arnold Masarey, vissuto dal 1881 al 1953, e Ludwig Paravicini, vissuto dal 1868 al 1953, ottennero i resti umani durante le loro attività di raccolta nella regione. In seguito li donarono a quello che allora era il Museo etnologico.
La collezione è infine confluita nei fondi del Museo di storia naturale di Basilea. I ricercatori dell’istituzione hanno esaminato la storia dei resti in collaborazione con partner indigeni. Il loro lavoro ha chiarito le circostanze dell’acquisizione e ha stabilito che le comunità interessate non avevano dato il proprio consenso all’acquisto.
Questa conclusione ha orientato la decisione di restituzione. Il caso mostra come la ricerca sulla provenienza possa andare oltre l’individuazione del percorso seguito da un oggetto per entrare in una collezione. Può anche esaminare se il trasferimento iniziale abbia rispettato i diritti e la volontà delle persone a cui è stato sottratto il patrimonio culturale e umano.
Le istituzioni basilese non hanno pubblicato una descrizione dettagliata della transazione di acquisizione nel materiale disponibile per questo articolo. Hanno però riconosciuto il contesto coloniale e l’assenza di consenso. Queste conclusioni costituiscono la base formale per restituire gli antenati alla loro comunità.
Una storia di 6’000 anni orienta la restituzione
I kawésqar vivono nella Patagonia occidentale da oltre 6’000 anni, molto prima che i loro antenati entrassero nelle collezioni europee. Il loro territorio tradizionale, noto come Kawésqar Wæs, è costituito da canali e fiordi nell’attuale Cile. In questo paesaggio articolato, la comunità ha sviluppato uno stile di vita legato al mare.
La colonizzazione ha ridotto drasticamente la popolazione kawésqar e sconvolto la loro società. La sottrazione degli antenati ha aggiunto un ulteriore capitolo a questa storia. Nella concezione kawésqar, i resti non sono reperti anonimi né materiale scientifico avulso dal contesto. Sono individui che mantengono un legame spirituale con i loro discendenti.
Questa prospettiva ha conseguenze dirette per i musei. Chi cura le collezioni deve considerare l’autorità della comunità, il significato religioso e il trattamento dei resti umani, oltre ai cataloghi e ai documenti sulla proprietà legale. Alla procedura di restituzione di Basilea hanno partecipato il Museo di storia naturale, la Commissione dei musei, l’Università di Basilea e partner kawésqar, dando alla comunità un ruolo nel chiarire quanto accaduto e i passi successivi.
Le famiglie coinvolte hanno definito la restituzione un passo importante verso il ripristino della dignità. Il Dipartimento presidenziale della Città di Basilea ha inoltre collegato la restituzione al riconoscimento della continuità del popolo kawésqar e alla costruzione di una fiducia duratura tra i discendenti e le istituzioni svizzere.
A Punta Arenas si decide il prossimo capitolo
Gli antenati saranno trasferiti a Punta Arenas, dove i discendenti kawésqar decideranno la loro ultima dimora. La Città di Basilea organizza il trasferimento in consultazione con le comunità indigene, lasciando le decisioni successive alle persone a cui sono stati sottratti i familiari dalla Patagonia.
L’accordo definisce chiaramente i limiti della responsabilità delle istituzioni svizzere coinvolte. Spetta loro documentare i resti, coordinare un trasferimento sicuro e condividere le informazioni pertinenti sulla provenienza. Dopo l’arrivo dei resti in Cile, sarà la comunità a stabilire il luogo più adatto per la sepoltura o la cerimonia.
Per la Svizzera, il caso si aggiunge al numero crescente di musei che riesaminano i resti umani e le acquisizioni dell’epoca coloniale. Le collezioni svizzere contengono materiali raccolti nell’ambito di rapporti impari e la restituzione richiede più di una modifica dei registri di proprietà. Comporta ricerca, consultazione e cooperazione concreta oltre i confini nazionali.
La decisione di Basilea crea inoltre un precedente di collaborazione istituzionale. La richiesta congiunta prevista dal diritto cantonale ha riunito in un’unica procedura il Museo di storia naturale, la Commissione dei musei e l’Università di Basilea. La prova successiva sarà verificare se il trasferimento e le cerimonie che seguiranno si svolgeranno secondo la volontà kawésqar, lasciando alla comunità il controllo sull’esito finale.