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Swiss Observer

I Cantoni alpini uniti contro la proposta di imposta sulle abitazioni secondarie

Le regioni montane svizzere protestano contro la nuova proposta di imposta immobiliare, mettendo in guardia da perdite di entrate pari a CHF 277 milioni per i Comuni alpini in vista della votazione del 28 settembre.

AI5 settembre 2025Il nostro processo editoriale
I Cantoni alpini uniti contro la proposta di imposta sulle abitazioni secondarie
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Sulle montagne si sta addensando una tempesta. Con la votazione del 28 settembre alle porte, le regioni montane svizzere oppongono una ferma resistenza alle proposte fiscali della Confederazione, che a loro avviso minacciano la loro sopravvivenza economica. La Conferenza dei governi cantonali alpini ha criticato duramente la proposta di imposta sulle abitazioni secondarie, definendola un attacco diretto alla stabilità finanziaria delle regioni a forte vocazione turistica. Non si tratta soltanto di una divergenza burocratica, ma di uno scontro politico su vasta scala tra le esigenze specifiche delle Alpi e l’uniformazione a livello federale.

La controversia ruota attorno alla proposta di abolire l’imposizione del valore locativo, un sistema da tempo oggetto di dibattito a Berna. Mentre il governo federale punta a semplificare il sistema, i Cantoni alpini sostengono che la «imposta reale speciale» sulle abitazioni secondarie prevista in sostituzione sia un compromesso disastroso. Avvertono che questa misura colpisce in modo sproporzionato le regioni che dipendono fortemente dal turismo e dalla presenza stagionale, penalizzandole di fatto per la loro posizione geografica. Con l’avvicinarsi della votazione, il divario tra l’Altopiano urbano e le periferie montane non è mai stato così marcato.

Emorragia finanziaria: CHF 277 milioni a rischio

Le cifre sono impressionanti. I Comuni alpini rischiano perdite cumulative di entrate per CHF 277 milioni. Non si tratta di un semplice arrotondamento, ma di una voragine finanziaria che minaccia di compromettere i servizi pubblici nelle regioni più emblematiche della Svizzera. Il cambiamento fiscale proposto, pensato per riequilibrare i conti dopo l’abolizione dell’imposizione del valore locativo, non tiene conto della specifica realtà economica delle regioni montane.

L’impatto è fortemente concentrato. I Cantoni dei Grigioni, del Vallese e del Ticino rischiano da soli un ammanco stimato di quasi CHF 150 milioni. In queste regioni, dove i bilanci comunali sono spesso limitati e dipendono dalle entrate legate agli immobili, una simile flessione sarebbe catastrofica. I responsabili locali sostengono che sottrarre queste entrate senza una valida alternativa costringerà a scegliere tra soluzioni impossibili: aumentare altre imposte o tagliare servizi essenziali. Ai Cantoni alpini viene di fatto chiesto di finanziare uno sgravio fiscale che favorisce soprattutto i proprietari di abitazioni primarie nelle regioni di pianura, ridistribuendo ingenti risorse a scapito delle montagne.

La critica alla «soluzione sbagliata»

Le autorità non usano mezzi termini. La Conferenza dei governi cantonali alpini ha bollato la proposta federale come «ingiusta, mal concepita e dannosa per l’economia». Secondo la Conferenza, l’introduzione di una nuova imposta immobiliare per compensare le entrate perse non è altro che una «soluzione sbagliata», un cerotto burocratico applicato a una ferita aperta. L’opposizione nasce dalla convinzione che il meccanismo d’imposizione delle abitazioni secondarie sia fondamentalmente viziato e non rispetti l’autonomia dei Cantoni.

Questa opposizione mette in luce una lacuna fondamentale nella strategia federale: la mancanza di consultazione delle regioni più colpite. Promuovendo una politica fiscale uguale per tutti, Berna rischia di alienarsi proprio i Cantoni che trainano il settore turistico nazionale. I governi cantonali alpini sostengono che qualsiasi riforma fiscale debba essere approvata dai parlamenti nazionale e cantonali e lasciano intendere che, se le loro preoccupazioni saranno ignorate, seguirà una lunga battaglia legislativa. Chiedono un sistema che tenga conto degli elevati costi infrastrutturali sostenuti dai Comuni di montagna, anziché prosciugarne le casse.

La fine del valore locativo?

Al centro di questa crisi c’è la tanto attesa abolizione dell’imposizione del valore locativo. Da decenni, in Svizzera i proprietari di abitazioni sono tassati sul reddito locativo teorico che otterrebbero affittando i propri immobili. Il sistema è stato concepito per riequilibrare il carico fiscale tra locatari e proprietari. Il governo, sostenuto dalla ministra delle finanze Karin Keller-Sutter, sostiene che l’abolizione di questa imposta ridurrà l’indebitamento delle economie domestiche e semplificherà un sistema notoriamente complesso. La soluzione, tuttavia, crea nuovi vincitori e vinti.

Mentre il Consiglio federale promuove il cambiamento, le ripercussioni sulle regioni con molte abitazioni secondarie sono diventate il principale punto di scontro del dibattito. Se la proposta sarà approvata il 28 settembre, i valori locativi degli immobili diminuiranno, ma occorrerà colmare il conseguente ammanco di entrate. I Cantoni alpini sostengono in sostanza che il prezzo di questa semplificazione è troppo alto se a pagarlo è l’economia di montagna. Con l’avvicinarsi della votazione, gli elettori dovranno decidere se la semplificazione fiscale valga la potenziale destabilizzazione delle principali regioni turistiche svizzere.