politica
Il Parlamento svizzero vota per vietare le punizioni corporali sui bambini
Il Consiglio nazionale ha approvato una legge che vieta le punizioni corporali nell’educazione dei figli, segnando un cambiamento significativo nel diritto di famiglia svizzero.

In una chiara manifestazione della volontà legislativa, il Consiglio nazionale ha votato 134 a 56 per vietare le punizioni corporali nell’educazione dei figli, segnando una svolta profonda nel diritto di famiglia svizzero. Non si tratta di un semplice adeguamento burocratico, bensì di una revisione fondamentale del patto sociale tra lo Stato e i genitori. Con la sua decisione odierna, il Consiglio nazionale intende sancire esplicitamente nella legge il principio di un’educazione non violenta, eliminando l’ambiguità che da tempo avvolge la questione delle punizioni corporali.
Con soli due astenuti, la Camera ha lanciato un messaggio chiaro e inequivocabile: l’era in cui si tolleravano le «sculacciate» come strumento disciplinare sta per finire. Questo voto rappresenta una vittoria importante per chi si batte per la protezione dei minori e da tempo sostiene che la Svizzera è in ritardo rispetto ai Paesi europei vicini nella loro tutela. Sancendo questo divieto nella legge, i parlamentari istituiscono un quadro di tolleranza zero nei confronti dei trattamenti degradanti. La modifica è una forte dichiarazione: l’integrità fisica di un bambino è inviolabile. Il Paese si allontana così dai metodi educativi tradizionali per adottare un approccio moderno, fondato sui diritti.
Scontro ideologico in Consiglio nazionale
Mentre la maggioranza ha fatto progressi, il voto ha messo in luce una netta frattura politica sotto la cupola di Palazzo federale. L’Unione democratica di centro (UDC) è stata l’unica forza politica significativa a opporsi, con una minoranza contraria all’intero progetto. Un portavoce dell’UDC ha liquidato la misura definendola «inutile», esprimendo una profonda riluttanza di stampo libertario a legiferare su ciò che accade dietro le porte chiuse della famiglia. Questa opposizione mette in evidenza una persistente divisione culturale sul ruolo dello Stato nelle questioni familiari private.
La proposta del Governo ha tuttavia smontato queste obiezioni con un argomento convincente: la legge funge da modello per la società. La maggioranza ha sostenuto con successo che, senza un divieto legale chiaro, il confine tra disciplina e maltrattamento rimane pericolosamente sfumato. I favorevoli hanno sottolineato che questa legge non si limita a punire i genitori, ma li sensibilizza, stabilendo uno standard nazionale secondo cui i trattamenti degradanti sono inaccettabili. Il dibattito evidenzia un’evoluzione significativa nella politica svizzera, in cui la protezione delle persone vulnerabili prevale sempre più sulle interpretazioni tradizionali dell’autonomia parentale. La posizione del Governo è inequivocabile: un’educazione non violenta non è più una preferenza, ma una condizione indispensabile per una società sana.
Affrontare una crisi nascosta
Dietro il linguaggio asettico della legge si cela una realtà sconvolgente: quasi il 50% dei bambini in Svizzera subisce violenze fisiche o psicologiche in casa. Questo dato allarmante, emerso da un rapporto del 2022, dipinge un quadro cupo della vita domestica che la nuova legge intende cambiare radicalmente. Non stiamo parlando di episodi isolati: ci troviamo di fronte a un problema sistemico, per cui metà dei giovani del Paese è esposta ad aggressioni proprio nel luogo in cui dovrebbe sentirsi più al sicuro.
L’urgenza di questa modifica non può essere sottovalutata. Tollerando le punizioni corporali, la società ha involontariamente offerto un pretesto per forme di abuso più gravi. L’elevata incidenza della violenza domestica contro i minori suggerisce che i precedenti approcci «soft» per scoraggiare la disciplina fisica non hanno funzionato. Questa iniziativa legislativa affronta la scomoda verità che, per troppe famiglie svizzere, la violenza rimane una componente normalizzata dell’educazione. Il divieto risponde direttamente a questi dati ed è un tentativo urgente e necessario di spezzare il ciclo della violenza intergenerazionale. Comunica a ogni famiglia che la sicurezza fisica e psicologica dei bambini è una questione d’interesse pubblico, non una decisione privata.
Le prossime tappe legislative
La battaglia è stata vinta in Consiglio nazionale, ma la lotta per l’attuazione si sposta al Consiglio degli Stati. Questo slancio legislativo è dovuto in larga misura agli sforzi instancabili della parlamentare Christine Bulliard-Marbach, la cui mozione, sostenuta da entrambe le Camere nel 2021 e nel 2022, ha gettato le basi per il progetto di legge. La sua perseveranza ha trasformato un tema a lungo dibattuto in una concreta realtà legislativa, facendo avanzare la questione tra gli ingranaggi della burocrazia svizzera.
Ora tutti gli occhi sono puntati sul Consiglio degli Stati. Il Consiglio nazionale ha dato un mandato chiaro, ma spetta ora alla Camera alta ratificare la modifica affinché diventi legge. Visto il precedente sostegno alla mozione di Bulliard-Marbach, il percorso sembra spianato, anche se in Svizzera l’iter legislativo raramente è privo di ostacoli. Se sarà approvata, la Svizzera si unirà finalmente al crescente numero di Paesi che hanno abolito per legge le punizioni corporali, allineando la propria legislazione nazionale agli standard internazionali dei diritti umani. Le prossime settimane saranno decisive per stabilire se la Svizzera potrà finalmente chiudere il capitolo delle punizioni fisiche avallate dallo Stato e abbracciare un futuro fondato su un’educazione non violenta.