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Swiss Observer

La Svizzera restituisce un’antica maschera egizia sequestrata alla frontiera di Ginevra

La Svizzera ha restituito all’Egitto un’antica maschera funeraria egizia dopo che le autorità hanno stabilito che era stata importata illegalmente. La consegna mette in evidenza gli sforzi svizzeri per contrastare il traffico di beni culturali e fa seguito a un sequestro doganale a Ginevra.

AI15 settembre 2026Il nostro processo editoriale
La Svizzera restituisce un’antica maschera egizia sequestrata alla frontiera di Ginevra
AISWI swissinfo.ch

Una maschera funeraria egizia di quasi 3’000 anni è tornata in Egitto dopo che le autorità svizzere hanno stabilito che era entrata illegalmente nel Paese. La ministra dell’interno Elisabeth Baume-Schneider ha consegnato l’oggetto all’ambasciatore egiziano durante una cerimonia alla Casa von Wattenwyl a Berna, il 15 settembre 2026.

La consegna è avvenuta in seguito a un sequestro doganale a Ginevra e a un esame da parte dell’Ufficio federale della cultura. Il caso pone i controlli alle frontiere svizzere al centro di uno sforzo internazionale volto a fermare la circolazione di reperti archeologici la cui provenienza legale non può essere accertata.

Secondo la fonte, la maschera risale al II secolo a.C. ed è stata sequestrata nell’ambito di un procedimento penale. Le autorità svizzere hanno affermato che la restituzione ribadisce l’impegno del Paese nella lotta contro il trasferimento illegale di beni culturali.

La cerimonia ha conferito una dimensione diplomatica a un processo iniziato a un valico doganale. Ha inoltre mostrato come una spedizione in transito in Svizzera possa dare il via alla collaborazione tra funzionari doganali, autorità culturali, egittologi e procuratori. Per l’Egitto, la restituzione riporta un antico oggetto funerario nel Paese in cui è stato creato. Per la Svizzera, aggiunge un caso concreto a una politica che combina controlli alle frontiere e restituzione.

Funzionari di frontiera ginevrini bloccano la spedizione

Il 5 settembre 2022, a Bardonnex, nel Canton Ginevra, i funzionari doganali svizzeri hanno bloccato l’importazione. Un’impresa di trasporti aveva dichiarato la maschera al passaggio della frontiera, inducendo le autorità a indagare sulla spedizione.

L’Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini ha fermato l’importazione dopo che i funzionari avevano avuto dei sospetti. L’Ufficio federale della cultura ha quindi commissionato una perizia e un esperto di egittologia ha confermato l’autenticità della maschera. Le prove raccolte nel corso del procedimento hanno accertato che l’importazione era illegale.

Il caso mostra l’importanza delle dichiarazioni ai punti di transito. Bardonnex è un importante collegamento stradale tra la Svizzera e la Francia, dove il traffico commerciale attraversa continuamente la frontiera. La maschera non doveva necessariamente essere scoperta in un museo o in una casa d’aste. La dichiarazione in dogana ha permesso ai funzionari di esaminare l’oggetto e fermarne il trasferimento.

Nella fonte, le autorità non hanno fornito dettagli sull’impresa di trasporti, sul percorso preciso della maschera o sul procedimento penale. Queste lacune sono rilevanti perché la provenienza, i documenti di proprietà e le autorizzazioni all’esportazione determinano spesso se un reperto archeologico può attraversare legalmente una frontiera. In questo caso, l’intervento doganale ha permesso di sottoporre l’oggetto a una perizia e di restituirlo in seguito.

Un accordo del 2011 fornisce un quadro per le restituzioni

Svizzera ed Egitto sono legati da un accordo sui beni culturali in vigore dal 2011. Il quadro bilaterale disciplina l’importazione, il transito e la restituzione di beni culturali, offrendo alle autorità una base per collaborare quando si sospetta che un oggetto sia stato trafficato.

La maschera restituita è uno dei risultati di questa collaborazione. L’Ufficio federale della cultura ha dichiarato che la Svizzera ha restituito all’Egitto circa 80 beni culturali negli ultimi 15 anni. La cifra inserisce l’ultima consegna in una serie di restituzioni protrattasi nel tempo, anziché presentarla come un gesto diplomatico isolato.

Il ruolo della Svizzera quale snodo dei trasporti, del commercio e del mercato dell’arte rende particolarmente importante l’applicazione delle norme sui beni culturali. Gli oggetti possono transitare sul territorio svizzero senza essere destinati alle collezioni del Paese, perciò i controlli doganali e la documentazione sono essenziali. Le autorità federali devono inoltre poter contare su specialisti in grado di distinguere un autentico reperto archeologico da una replica moderna e di valutare se il suo trasferimento è conforme alla legge.

L’accordo non elimina la necessità di prove specifiche per ogni singolo caso. Le autorità devono comunque accertare l’autenticità, individuare il problema legale legato all’importazione e coordinare la restituzione. Il percorso della maschera da Bardonnex a Berna e poi in Egitto illustra questa catena di responsabilità.

La restituzione mette alla prova le vie commerciali svizzere

La restituzione si aggiunge ai casi in cui la Svizzera ha riportato beni culturali nei rispettivi Paesi d’origine. Secondo l’Ufficio federale della cultura, negli ultimi 15 anni sono stati restituiti all’Egitto circa 80 oggetti. In precedenti casi svizzeri erano state individuate antichità egizie nel porto franco di Ginevra e nel quadro di altre indagini sui beni culturali.

Questi precedenti mantengono alta l’attenzione sui sistemi che permettono a oggetti di dubbia provenienza di entrare nella circolazione internazionale. Le dichiarazioni doganali, le perizie specialistiche e le indagini penali intervengono in fasi diverse del processo. Nel loro insieme, possono impedire che un oggetto finisca in una collezione privata o scompaia in un mercato opaco.

La cerimonia di Berna è significativa anche per le istituzioni svizzere. Le decisioni di restituzione possono avere conseguenze per musei, commercianti, imprese di logistica e strutture di deposito, soprattutto in un Paese che dispone di importanti porti franchi e di un forte commercio internazionale dell’arte. Una documentazione chiara agevola il commercio legittimo e fornisce alle autorità motivi per fermare gli oggetti legati a importazioni illegali.

La maschera lascia ora la custodia svizzera con una consegna ufficiale. La fonte non indica quale sarà il suo futuro museo o luogo di esposizione in Egitto. La restituzione offre comunque un esempio concreto di come un sequestro alla frontiera possa concludersi con il trasferimento di un reperto archeologico attraverso canali diplomatici, invece che con la sua permanenza nel sistema svizzero dei beni culturali.