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Swiss Observer

Crisi dei PFAS: la carne contaminata è ancora in vendita in Svizzera

Il Canton San Gallo conferma che la carne contaminata da PFAS proveniente dagli allevamenti dell’Eggersrieter Höhe continua a essere venduta, nonostante i livelli di tossicità elevati, sollevando preoccupazioni per la sicurezza alimentare.

Crisi dei PFAS: la carne contaminata è ancora in vendita in Svizzera
AISWI swissinfo.ch

Una rivelazione sconcertante, che colpisce al cuore la sicurezza alimentare svizzera: nella Svizzera orientale si continua a vendere ai consumatori carne contaminata da «sostanze chimiche eterne» tossiche. Nonostante le prove evidenti di livelli eccessivi di PFAS, i prodotti della regione dell’Eggersrieter Höhe, nel Canton San Gallo, restano in commercio, contrariamente alle aspettative del pubblico in materia di purezza e sicurezza. Non si tratta di un caso isolato: la contaminazione interessa l’ecosistema locale, con livelli elevati di tossicità rilevati nelle mucche, nei bovini, nel suolo e persino nell’acqua di sorgente.

Non è una crisi del passato, sta avvenendo proprio ora. Mentre i consumatori si fidano ciecamente dell’etichetta «Swiss Made», la realtà sul territorio sangallese restituisce un quadro inquietante di compromissione ambientale. Poiché queste sostanze, note per la loro incapacità di degradarsi naturalmente, persistono nell’ambiente, ogni vendita di carne contaminata prolunga il ciclo di esposizione. Il fatto che questi prodotti continuino a essere venduti, come confermato da notizie della NZZ am Sonntag e dell’agenzia Keystone-SDA, solleva interrogativi fondamentali: perché si serve a tavola un prodotto di cui si sa che è contaminato?

Le autorità difendono una controversa scappatoia

Le autorità del Canton San Gallo hanno assunto una posizione di sfida, dichiarando che i divieti di vendita «non sono necessari». Dando la priorità alla continuità economica rispetto alla massima precauzione, la Cancelleria di Stato sostiene che le misure di contenimento attuali siano adeguate. La loro argomentazione si basa su una scommessa statistica: secondo le autorità, i campioni prelevati da un singolo animale non bastano a condannare un’intera mandria. Di conseguenza, finché gli allevamenti «collaborano attivamente» agli sforzi di riduzione, la vendita della carne degli altri animali può proseguire senza interruzioni.

Questo approccio normativo crea una stridente dissonanza tra i dati sulla sicurezza e i controlli. Il Cantone afferma di aver adeguato la propria prassi, imponendo alle aziende di comunicare le misure adottate, eppure il flusso di prodotti potenzialmente contaminati continua. Le autorità insistono sul fatto che i valori misurati non rappresentino un «rischio acuto per la salute», ma la decisione di rinunciare a un divieto addossa al consumatore l’intero peso del rischio. È una manovra burocratica calcolata, che mantiene attivo il mercato mentre le sostanze chimiche continuano a essere presenti.

La minaccia silenziosa per la salute

Il pericolo rappresentato dalle sostanze per- e polifluoroalchiliche (PFAS) è insidioso e grave. Mentre i responsabili locali minimizzano i rischi acuti, la comunità scientifica lancia un allarme assordante. I ricercatori del prestigioso Politecnico federale di Zurigo avvertono che queste «sostanze chimiche eterne» sono associate a danni significativi al fegato, ai reni e alla tiroide. Non si tratta di disturbi temporanei, bensì di potenziali gravi conseguenze a lungo termine per la salute, causate dall’esposizione attraverso gli alimenti.

A differenza dei contaminanti biologici, che possono essere eliminati con la cottura, i PFAS sono chimicamente indistruttibili in cucina. Si accumulano nell’organismo nel corso del tempo. La contaminazione nel Canton San Gallo non riguarda soltanto il bestiame: è sistemica e si è insediata nel suolo e nell’acqua dell’Eggersrieter Höhe. Consentendo di continuare a vendere carne proveniente da questa regione, le autorità scommettono contro gli effetti cumulativi di queste tossine. La distanza tra il lento quadro normativo e la minaccia biologica immediata descritta dagli esperti del Politecnico federale di Zurigo è un abisso che la politica di sanità pubblica non è riuscita a colmare.

La burocrazia frena un intervento urgente

L’inerzia politica aggrava la crisi. L’Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria (USAV) non ha ancora emanato direttive decisive, mentre i tentativi locali di imporre un intervento si sono scontrati con un muro. Martedì, il Gran Consiglio sangallese ha respinto senza mezzi termini le richieste di urgenza relative alle mozioni presentate per affrontare la contaminazione. Questo stallo legislativo lascia il governo senza risposte immediate e il pubblico senza protezione.

La mancanza di una guida a livello federale crea un vuoto in cui le autorità regionali possono giustificare la propria inazione facendo riferimento all’assenza di disposizioni nazionali. Con il Consiglio degli Stati che dovrebbe discutere il tema, il tempo stringe. Il rifiuto dell’urgenza a San Gallo, tuttavia, è un segnale di preoccupante compiacenza. Mentre i politici discutono le procedure e tutelano gli interessi economici, la popolazione svizzera resta esposta a una minaccia chimica che non conosce confini e non rispetta i tempi burocratici. Il mancato intervento tempestivo trasforma un problema di contaminazione locale in un fallimento della governance svizzera.