cambiamento climatico
L’OMM con sede a Ginevra conferma che il 2015-2025 è stato il decennio più caldo mai registrato
L’Organizzazione meteorologica mondiale (OMM) ha confermato che il periodo 2015-2025 è stato il più caldo di undici anni dall’inizio delle misurazioni. L’agenzia dell’ONU, con sede a Ginevra, ha avvertito che i principali indicatori climatici stanno evolvendo in modo negativo, spingendo il pianeta «al limite».

Ginevra ha parlato e il verdetto è inequivocabile: il pianeta ha la febbre e non sembra destinata a passare. L’Organizzazione meteorologica mondiale (OMM) ha confermato che il periodo dal 2015 al 2025 è stato il più caldo di undici anni nella storia delle misurazioni. Non si tratta di una fluttuazione, ma di un’escalation incessante. Mentre il 2024 ha battuto ogni record, con un aumento allarmante di 1,55 °C rispetto ai livelli preindustriali, il 2025 lo ha seguito da vicino, risultando il secondo o il terzo anno più caldo di sempre, con 1,43 °C.
«Il pianeta è spinto al limite», avverte il segretario generale dell’ONU António Guterres, sottolineando la gravità della crisi. I dati che arrivano dalla sede dell’OMM a Ginevra delineano un sistema climatico sotto assedio. I principali indicatori, dallo scioglimento dei ghiacciai all’innalzamento del livello del mare, evolvono in modo negativo con allarmante costanza. Ko Barrett, vicecapo dell’OMM, non ha usato mezzi termini, affermando chiaramente che questi indicatori «non stanno evolvendo in una direzione che dia adito a grandi speranze». Non parliamo più di rischi futuri, stiamo documentando una catastrofe in corso.
Lo squilibrio energetico della Terra sfugge al controllo
Per la prima volta, l’OMM ha messo esplicitamente in evidenza lo «squilibrio energetico» del pianeta, un indicatore che rivela la causa alla radice del caos climatico. In un sistema stabile, l’energia che la Terra riceve dal Sole sarebbe perfettamente bilanciata dal calore disperso nello spazio. Questo equilibrio è ormai compromesso. I gas serra prodotti dalle attività umane hanno raggiunto concentrazioni mai viste da almeno 800’000 anni, creando una spessa coltre atmosferica che intrappola il calore senza sosta.
Non si tratta semplicemente di aria più calda, ma di un cedimento sistemico fondamentale. Il meccanismo che consente al pianeta di raffreddarsi viene smantellato sistematicamente dalle emissioni dei combustibili fossili. Il rapporto dell’OMM descrive i danni che questa energia intrappolata sta causando nella biosfera. In pratica, stiamo immettendo energia in un sistema chiuso e la pressione continua ad aumentare. Le conseguenze sono enormi: finché persiste questo squilibrio, stabilizzare le temperature è fisicamente impossibile. La scienza è chiara: intrappoliamo il calore più rapidamente di quanto la Terra riesca a disperderlo.
Gli oceani assorbono l’impressionante 91% del calore in eccesso
Mentre sulla terraferma sentiamo il caldo, gli oceani assorbono silenziosamente il peso catastrofico delle nostre emissioni. Ben il 91% dell’energia in eccesso intrappolata dai gas serra è immagazzinato negli oceani del mondo. Per contro, solo l’1% di questa energia contribuisce all’aumento della temperatura atmosferica che percepiamo ogni giorno. Ciò significa che il riscaldamento che sentiamo è solo la punta dell’iceberg: la vera portata dell’energia termica che abbiamo aggiunto al sistema è nascosta sotto le onde.
Il riscaldamento degli oceani sta accelerando a un ritmo allarmante. L’OMM conferma che il tasso di riscaldamento dei mari è più che raddoppiato tra i periodi 1960-2005 e 2005-2025. Non si tratta di un aumento lineare, ma di un’impennata esponenziale. Gli oceani più caldi alimentano tempeste più violente, accelerano il collasso delle piattaforme glaciali e perturbano gli ecosistemi marini fondamentali per la vita sulla Terra. Nel frattempo, il 5% dell’energia in eccesso riscalda i suoli e oltre il 3% contribuisce allo scioglimento dei ghiacci. L’oceano è una gigantesca batteria del cambiamento climatico e si sta caricando a un ritmo pericoloso.
La Svizzera affronta un futuro in rapido riscaldamento
La Svizzera si trova in prima linea in questa crisi globale. Paese alpino senza sbocco sul mare, si riscalda a un ritmo nettamente superiore alla media globale. Il famoso «limite di zero gradi», ossia l’altitudine alla quale la pioggia diventa neve, è già salito di centinaia di metri e si prevede che aumenterà di altri 550 metri entro la fine del secolo. Questo minaccia non solo il settore dello sci, ma anche la sicurezza idrica e la biodiversità del Paese.
Eppure, nonostante la disperazione, l’OMM sostiene che il fatalismo non sia un’opzione. «Se riusciamo a superare la disperazione... possiamo limitare la portata di questi cambiamenti drastici», afferma la climatologa Claire Ransom. Per andare avanti servono misure immediate e incisive: una rapida transizione alle energie rinnovabili, una rivoluzione nelle abitudini di trasporto e l’abbandono dei combustibili fossili. I dati di Ginevra sono un segnale d’allarme, ma anche un invito all’azione. La finestra per stabilizzare il clima si sta chiudendo, ma non è ancora del tutto serrata. Le decisioni prese nei prossimi anni definiranno il paesaggio svizzero per i secoli a venire.