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Swiss Observer

Perché il rendimento scolastico svizzero è in calo nonostante i buoni risultati

I buoni risultati complessivi della Svizzera nell’indagine PISA nascondono un peggioramento in alcune competenze fondamentali tra i quindicenni. Questa tendenza solleva interrogativi sulla qualità dell’insegnamento, sulle disuguaglianze nell’istruzione e sulle pressioni a cui è sottoposto il sistema scolastico del Paese.

AI15 settembre 2026Il nostro processo editoriale
Perché il rendimento scolastico svizzero è in calo nonostante i buoni risultati
AILe News

Con 499 punti in matematica e 470 in lettura, la Svizzera resta al di sopra della media dell’OCSE, ma la tendenza si è invertita. Gli ultimi risultati PISA mostrano un sistema scolastico che continua a ottenere buoni risultati nei confronti internazionali, ma perde terreno nelle competenze che gli allievi devono usare ogni giorno.

I quindicenni svizzeri hanno ottenuto risultati inferiori di circa il 4% in matematica e lettura rispetto al 2015. In matematica il punteggio è sceso da 521 a 499 punti. In lettura è passato da 492 a 470. Le scienze hanno resistito meglio, con un lieve calo da 503 a 501 punti.

La Svizzera resta ben piazzata tra i 91 Paesi ed economie partecipanti: è nona in matematica, 13a nella risoluzione di problemi basata su modelli, 14a nelle scienze e circa 18a in lettura. Queste classifiche offrono un utile termine di paragone, ma non cancellano il calo. La Svizzera ha un’economia prospera, un sistema di formazione professionale consolidato e un sistema scolastico decentralizzato che, in generale, produce buoni risultati. Ora i responsabili devono spiegare perché le basi si stanno indebolendo.

La preoccupazione immediata riguarda gli allievi con i risultati più bassi. Il 29% degli allievi non ha raggiunto il livello richiesto in lettura, mentre il 23% non ha raggiunto quello richiesto in matematica e il 21% in scienze. Sono gli allievi che rischiano maggiormente di incontrare difficoltà nella formazione successiva, nell’apprendistato e nel mondo del lavoro.

Rimettere la lettura e la matematica al centro

Le competenze di base nella lettura e nel calcolo stanno diventando una preoccupazione comune per scuole, datori di lavoro e sindacati. Christophe Darbellay, ministro vallesano dell’educazione e presidente della Conferenza svizzera dei direttori cantonali della pubblica educazione, ha sostenuto che le scuole potrebbero essersi assunte troppe responsabilità concorrenti. «Forse abbiamo cercato di fare troppe cose contemporaneamente», ha dichiarato a RTS.

Questa diagnosi ha trovato sostegno anche al di fuori dei dipartimenti cantonali dell’educazione. Travail.Suisse ha collegato la lettura e la matematica alle pari opportunità e all’occupabilità. L’Unione svizzera delle arti e mestieri chiede che queste materie tornino ad avere un ruolo più centrale nella scuola dell’obbligo. Economiesuisse ha segnalato lacune nella lettura e nel calcolo tra alcuni giovani che iniziano una formazione professionale, anche se la sua indagine non era rappresentativa.

La questione è particolarmente importante in Svizzera, dove l’apprendistato rappresenta una via d’accesso fondamentale al lavoro qualificato. Un adolescente che non riesce a seguire un testo tecnico, interpretare istruzioni o fare calcoli in modo affidabile incontra difficoltà ancor prima di iniziare davvero la formazione. I datori di lavoro potrebbero reagire offrendo lezioni di recupero supplementari, restringendo le assunzioni o facendo maggiormente affidamento su candidati già ben preparati.

PISA non permette di individuare le pratiche didattiche precise alla base di ciascun risultato. Mostra però che la reputazione del sistema non può sostituire una padronanza costante delle competenze fondamentali da parte di tutti gli allievi.

Colmare i divari che PISA continua a mettere in luce

L’origine sociale, la storia migratoria e la lingua parlata a casa continuano a essere strettamente legate ai risultati scolastici. Gli allievi che non parlano a casa la lingua d’insegnamento possono trovarsi davanti a un ostacolo supplementare prima ancora di affrontare il programma scolastico. I bambini delle famiglie meno abbienti dispongono inoltre, in genere, di meno risorse fuori dalla scuola per esercitarsi nella lettura, fare i compiti e ricevere sostegno scolastico.

Gli ultimi dati contengono un segnale di progresso fuorviante. Secondo il rapporto di riferimento, dal 2022 il divario tra gli allievi avvantaggiati e quelli svantaggiati si è ridotto. Questo cambiamento è dovuto in parte al peggioramento dei risultati degli allievi più benestanti. Un divario più contenuto, ottenuto con un calo dei risultati al livello più alto, migliora ben poco le prospettive dei bambini che erano già in difficoltà.

La struttura cantonale della Svizzera attribuisce alle autorità locali importanti responsabilità in ambito scolastico, mentre le regioni linguistiche del Paese hanno lingue d’insegnamento e tradizioni istituzionali diverse. I dati disponibili non dimostrano che un singolo Cantone o una regione linguistica abbia causato il calo nazionale. Sottolineano però l’importanza di un sostegno linguistico precoce, di un aiuto mirato alle famiglie svantaggiate e di standard affidabili in tutta la scuola dell’obbligo.

Un sistema può restare competitivo a livello internazionale e lasciare comunque troppi allievi al di sotto del livello necessario per comprendere testi complessi o risolvere problemi matematici di routine. Sono proprio questi allievi la misura più chiara del fatto che la scuola garantisca pari opportunità.

Affrontare i costi degli sconvolgimenti e delle distrazioni digitali

Gli allievi che hanno sostenuto gli ultimi test hanno vissuto da bambini gli sconvolgimenti causati dal Covid. La pandemia ha interrotto le lezioni, le abitudini e i contatti sociali nei Paesi ricchi, e in molti di essi l’assenteismo è rimasto elevato. Il Covid potrebbe quindi essere una delle cause dei risultati più deboli in lettura e matematica. I dati PISA, da soli, non permettono di misurare quanto del calo sia dovuto al tempo perso in aula o alle difficoltà di concentrazione.

Anche la tecnologia aggiunge un’ulteriore pressione. Andreas Schleicher, direttore dell’istruzione dell’OCSE, ha indicato gli smartphone, i social media e le distrazioni digitali come possibili ragioni per cui gli allievi si esercitano meno spesso nella lettura prolungata. Ha anche descritto un aumento dei «lettori frettolosi», allievi che affrontano le prove troppo in fretta e commettono errori evitabili. Una lettura debole incide su tutte le materie, perché matematica e scienze richiedono di comprendere problemi scritti, istruzioni e prove.

L’intelligenza artificiale ha reso il dibattito più attuale. Gli adolescenti svizzeri usano l’IA per i compiti scolastici più di molti coetanei dei Paesi dell’OCSE. Questo dato non dimostra che l’IA danneggi l’apprendimento. Impone però alle scuole di definire quando uno strumento aiuta l’analisi e quando permette all’allievo di evitare il lavoro necessario per capire.

Gli insegnanti hanno bisogno di indicazioni chiare, formazione pratica e tempo per verificare che cosa gli allievi sappiano fare autonomamente. Il solo accesso al digitale non ripristinerà la concentrazione o la comprensione.

Verificare le riforme prima di introdurle in tutte le aule

Prima di adottare la prossima riforma scolastica di moda, la Svizzera ha bisogno di prove. Negli ultimi due decenni, molti sistemi scolastici occidentali hanno adottato l’apprendimento centrato sull’allievo, basato su progetti e sulla scoperta. I critici sostengono che questi approcci possano mettere in secondo piano l’insegnamento esplicito, l’esercizio ripetuto e l’acquisizione sistematica delle conoscenze. I sostenitori affermano che nessun singolo metodo didattico possa spiegare un calo diffuso in Paesi con istituzioni e culture diverse.

La Finlandia mette in guardia contro le conclusioni affrettate. Nel 2006 si era classificata prima nelle scienze e seconda in lettura e matematica. Nell’ultimo confronto citato da Le News, è 12a nelle scienze, 16a in lettura e 22a in matematica. Il calo non dimostra che i metodi didattici progressisti abbiano causato il cambiamento, né che la riforma del programma finlandese del 2016 ne sia responsabile. Mostra però perché la reputazione non dovrebbe sostituire la valutazione.

I responsabili politici svizzeri dovrebbero seguire nel tempo l’andamento delle competenze di base, verificare quali interventi aiutano gli allievi con i risultati più bassi e lasciare agli insegnanti la possibilità di usare metodi sostenuti da prove. Classi più piccole e maggiori investimenti possono contribuire a risultati migliori, ma nessuno dei due è una soluzione automatica. La verifica pratica è semplice: gli allievi sanno leggere testi impegnativi, ragionare con i numeri e risolvere problemi inediti senza delegare il ragionamento?

La prossima risposta richiederà il coordinamento di Cantoni, scuole, famiglie, datori di lavoro e istituti di formazione degli insegnanti. PISA ha individuato i punti critici. Ora la Svizzera deve verificare quali interventi funzionano.