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I dazi statunitensi mettono sotto pressione l’economia svizzera: la BNS affronta i timori di deflazione
Il vicepresidente della Banca nazionale svizzera affronta le sfide economiche mentre gli Stati Uniti impongono dazi del 39% sui beni svizzeri, l’aliquota più alta applicata a un’economia avanzata.

Con una mossa senza precedenti che ha scosso l’economia svizzera, gli Stati Uniti hanno imposto dazi del 39% sui beni svizzeri, l’aliquota più alta applicata a un’economia avanzata. Questo sviluppo dirompente ha costretto i responsabili politici e i dirigenti aziendali svizzeri a riconsiderare le strategie commerciali e le relazioni economiche di lunga data.
I dazi arrivano in un momento in cui la Svizzera registra un considerevole avanzo commerciale con gli Stati Uniti, diventato motivo di attrito nelle relazioni bilaterali. Poiché circa un quinto delle esportazioni svizzere è destinato al mercato statunitense, l’impatto di queste misure punitive rischia di farsi sentire in tutta l’economia svizzera, orientata all’esportazione.
La risposta strategica della BNS
La Banca nazionale svizzera (BNS) è intervenuta rapidamente per affrontare i timori di possibili rischi deflazionistici dovuti alle tensioni commerciali. Il vicepresidente della BNS Antoine Martin ha rassicurato, affermando che la Svizzera è in una buona posizione per evitare la deflazione nonostante le sfide attuali.
La banca centrale mantiene i tassi d’interesse allo zero e i responsabili hanno fissato una soglia elevata per qualsiasi passaggio in territorio negativo. Martin ha sottolineato che, sebbene i tassi negativi si siano dimostrati efficaci in passato, comportano ulteriori difficoltà per le banche, gli investitori e le economie domestiche, con possibili ripercussioni negative a lungo termine.
Riorientamento degli scambi commerciali
La situazione dei dazi ha accelerato il dibattito sulle relazioni commerciali e sull’indipendenza economica della Svizzera. Con l’Europa che assorbe il 55% delle esportazioni svizzere e i mercati asiatici che mostrano segnali di contrazione, le imprese svizzere sono costrette a riconsiderare i mercati di riferimento e le strategie relative alle catene di approvvigionamento.
Il politologo Joseph de Weck ritiene che la Svizzera debba avvicinarsi all’Europa e cita gli esempi dei membri dell’UE Lussemburgo e Irlanda, che registrano tassi di crescita più elevati. Si tratta di un cambiamento significativo rispetto alla posizione tradizionale della Svizzera, che ha sempre mantenuto le distanze dall’integrazione europea.
Conseguenze economiche
Sebbene l’impatto immediato dei dazi statunitensi rappresenti una sfida importante, le autorità economiche svizzere mantengono un cauto ottimismo. La BNS prevede un aumento dell’inflazione nei prossimi trimestri, segno della resilienza di fondo dell’economia.
La situazione ha tuttavia messo in luce le vulnerabilità del modello svizzero di indipendenza economica. Le aziende stanno valutando tagli di posti di lavoro e trasferimenti della produzione, ma secondo gli economisti il Paese può far fronte all’impatto sulla produzione nonostante i contraccolpi sulla crescita. Ciò ha dato avvio a un dibattito più ampio sull’identità economica della Svizzera e sul suo ruolo in un contesto di commercio globale sempre più polarizzato.