Politica estera
La Svizzera ospiterà il prossimo ciclo di negoziati di pace sull’Ucraina, conferma Zelensky
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha annunciato che un nuovo ciclo di negoziati di pace sulla guerra in Ucraina si terrà in Svizzera, sottolineando il ruolo costante del Paese quale centro nevralgico della diplomazia internazionale.

La Svizzera resta una sede imprescindibile per risolvere conflitti internazionali di grande portata. In una dichiarazione decisiva rilasciata mercoledì al presentatore britannico Piers Morgan, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha confermato che il prossimo importante ciclo di negoziati di pace si terrà nuovamente in territorio svizzero. «Voglio solo sottolineare che anche il prossimo incontro si terrà in Svizzera», ha dichiarato Zelensky, confermando il ruolo centrale del Paese quale punto di riferimento diplomatico mondiale.
L’annuncio arriva in un momento di estrema fragilità geopolitica. Sebbene siano state proposte anche altre sedi, l’insistenza di Zelensky sulla Svizzera sottolinea il valore unico della neutralità e delle infrastrutture elvetiche. «Penso che l’aspetto positivo sia che abbiamo tenuto un incontro in Svizzera. Penso che sia molto importante», ha osservato il presidente. Tornando a scegliere la Svizzera, Kyiv segnala che, nonostante il ritmo estenuante della diplomazia, la piattaforma elvetica resta la via più praticabile per il dialogo. Mentre gli occhi del mondo tornano a posarsi sui nostri Cantoni, la pressione su Berna affinché favorisca un risultato concreto non è mai stata così forte.
L’Europa in allerta mentre la guerra entra nel quinto anno
Quattro anni di conflitto hanno devastato l’Ucraina e il tempo scorre rapidamente verso una cupa ricorrenza. Il 24 febbraio 2026, l’invasione su vasta scala entrerà ufficialmente nel suo quinto anno. La durata stessa della guerra mette alla prova la determinazione delle alleanze occidentali e la pazienza di un continente sotto assedio. Zelensky è ben consapevole di questa stanchezza e presenta i prossimi colloqui in Svizzera non solo come una necessità regionale, ma anche come un imperativo continentale.
Intervistato dall’agenzia di stampa italiana Ansa, Zelensky ha rivolto ai Paesi vicini un duro monito: «Quando c’è una guerra in Europa, dobbiamo trovare un luogo e le persone, gli europei, devono sentire che si tratta di un attacco contro di noi e contro l’Europa». Non è semplice retorica, ma un appello all’azione. Il presidente chiede alle potenze europee di considerare i negoziati in Svizzera non da spettatrici, bensì da parti direttamente coinvolte nella propria sopravvivenza. Con l’avvicinarsi dell’anniversario, la situazione è carica di urgenza: non c’è più tempo per convenevoli diplomatici.
Superare lo stallo: l’ombra dei falliti colloqui di Ginevra
Il prossimo ciclo di colloqui deve affrontare una difficile salita, con lo spettro di un fallimento imminente. Proprio questa settimana, una sessione negoziale di due giorni a Ginevra, mediata dagli Stati Uniti, si è conclusa senza alcun risultato concreto. La macchina diplomatica si è fermata e il primo ministro ucraino ha definito «insufficienti» i risultati. Questo fallimento getta un’ombra lunga e minacciosa sul prossimo incontro.
Le accuse reciproche sono già cominciate sul serio. Prima ancora dell’inizio del secondo giorno della sessione ginevrina, poi fallita, Zelensky ha rivolto una grave accusa al Cremlino, affermando che i negoziatori russi ricorrono a «tattiche dilatorie» per frenare i progressi. Questo ostruzionismo strategico lascia pensare che Mosca possa usare la piattaforma svizzera per guadagnare tempo anziché cercare la pace. Perché il prossimo ciclo abbia successo dove il precedente ha fallito, i mediatori dovranno spezzare questo circolo vizioso di stallo. La definizione di follia è fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi: i negoziatori che torneranno in Svizzera dovranno presentarsi con una nuova strategia.
La responsabilità di Berna: il peso della mediazione neutrale
La Svizzera si trova ancora una volta al centro del conflitto più instabile del mondo. La conferma di nuovi colloqui testimonia la duratura reputazione del nostro Paese per i «buoni uffici», ma impone anche un’enorme responsabilità alla diplomazia svizzera. Ospitare questi negoziati non è un atto passivo: significa muoversi in un campo minato di accuse, progressi bloccati e superpotenze mondiali che osservano attentamente.
L’affermazione di Zelensky secondo cui la sede svizzera è una «cosa positiva» è un segno di fiducia, ma dipende dai risultati. Con la guerra che entra nel suo quinto anno e i colloqui precedenti conclusisi in una situazione di stallo, la delegazione svizzera e le autorità ospitanti hanno il compito cruciale di creare un contesto in cui si riducano al minimo le «tattiche dilatorie» e si dia priorità a un dialogo sostanziale. Non mettiamo semplicemente a disposizione tavolo e sedie: la Svizzera offre l’ultima, migliore speranza di una via d’uscita diplomatica da una guerra che minaccia di travolgere l’Europa. Il mondo guarda a Berna.