infrastrutture
La Svizzera sospende il rivoluzionario progetto di trasporto sotterraneo di merci
La Confederazione sospende lo sviluppo di Cargo Sous Terrain per timori legati al finanziamento, mettendo in dubbio il futuro del sistema automatizzato di logistica sotterranea

Il futuro della logistica svizzera è finito in un vicolo cieco. Con una decisione importante che scuote il settore delle infrastrutture, la Confederazione, insieme ai Cantoni interessati e alla città di Zurigo, ha sospeso tutti gli ulteriori lavori al rivoluzionario progetto Cargo Sous Terrain (CST). Lunedì l’Ufficio federale dei trasporti (UFT) ha annunciato che l’ambizioso progetto di una rete automatizzata per il trasporto sotterraneo di merci è di fatto congelato. Non si tratta semplicemente di un ritardo: è un intervento decisivo che segnala come le fondamenta del progetto stiano cedendo. La sospensione blocca immediatamente il piano settoriale, lasciando nell’incertezza la visione di una catena di approvvigionamento sotterranea che colleghi i poli svizzeri. Le autorità sono state chiare: i requisiti necessari per procedere semplicemente non sono soddisfatti.
Il vuoto finanziario
Alla base di questa battuta d’arresto c’è un enorme divario finanziario. La legge che disciplina il progetto Cargo Sous Terrain non lasciava spazio a interpretazioni: il sistema deve essere finanziato al 100% da capitali privati. Non c’era margine di ambiguità, ma un’indagine esterna ha confermato ciò che i più scettici temevano: i soldi non ci sono. La comunicazione dell’UFT rivela che non è stato possibile assicurarsi il capitale necessario nemmeno per la prima tappa dei lavori. L’impossibilità di adempiere all’obbligo legale di finanziamento privato ha costretto la Confederazione a intervenire. Il progetto prometteva una rivoluzione nel trasporto merci, ma non è riuscito a convincere gli investitori a sostenerla con i miliardi necessari, lasciando allo Stato soltanto la possibilità di tirare il freno d’emergenza.
La realtà economica presenta il conto
I segnali erano già evidenti prima dell’annuncio della Confederazione. All’inizio di settembre, in un momento di grande franchezza, la direzione di Cargo Sous Terrain ha ammesso che, alle attuali condizioni giuridiche, il progetto non poteva essere realizzato in modo economicamente sostenibile. Questa ammissione mette in luce un difetto fondamentale nel rapporto tra il modello economico del progetto e il quadro normativo. I promotori si trovano di fronte a un’equazione impossibile: i costi degli scavi e dell’automazione superano di gran lunga i potenziali ricavi nel rispetto delle norme attualmente in vigore. Non è un semplice intoppo: è l’ammissione che, così come è attualmente concepito e disciplinato dalla legge, il progetto è economicamente insostenibile.
Un futuro in sospeso
L’UFT sottolinea che i lavori sono sospesi «per il momento», ma la ripresa si prospetta difficile. La sospensione non equivale a una cancellazione definitiva, tuttavia le condizioni per ripartire sono impegnative. I lavori potranno riprendere soltanto quando saranno chiarite tutte le questioni in sospeso, in particolare l’enorme lacuna finanziaria e i vincoli giuridici. L’onere ricade così nuovamente sui promotori, chiamati a compiere un’impresa eccezionale: raccogliere miliardi di capitali privati per un progetto che hanno già ammesso essere economicamente insostenibile secondo la legislazione attuale. In attesa di una ristrutturazione radicale o di una modifica del quadro giuridico, la rete futuristica svizzera per il trasporto sotterraneo di merci resta un sogno irrealizzato.