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Swiss Observer

La Svizzera fissa al 50% l’obiettivo occupazionale per i rifugiati ucraini

Il governo federale annuncia nuovi obiettivi di integrazione, puntando ad aumentare dal 38% al 50% entro la fine del 2025 il tasso di occupazione dei rifugiati ucraini

La Svizzera fissa al 50% l’obiettivo occupazionale per i rifugiati ucraini
AISWI swissinfo.ch

Il governo federale svizzero ha annunciato una nuova e importante iniziativa volta a favorire l’integrazione dei rifugiati ucraini nel mercato del lavoro svizzero. Con una decisione di portata storica, le autorità hanno fissato l’obiettivo di portare al 50% entro la fine del 2025 il tasso di occupazione dei rifugiati ucraini titolari dello statuto S, con un aumento significativo rispetto all’attuale 38%.

Questo ambizioso obiettivo riflette l’impegno della Svizzera a sostenere l’integrazione a lungo termine dei rifugiati ucraini, mantenendo al contempo il suo approccio pragmatico alle politiche migratorie e occupazionali.

Situazione attuale e obiettivi occupazionali

Attualmente, in Svizzera lavora circa il 38% dei rifugiati ucraini titolari dello statuto S che possono accedere al mercato del lavoro. Il nuovo obiettivo riguarda in particolare le persone che risiedono in Svizzera da almeno tre anni, concedendo un periodo ragionevole per l’integrazione e l’adeguamento delle competenze.

Portare il tasso di occupazione al 50% rappresenta una sfida significativa, ma è in linea con la forte tradizione svizzera di partecipazione al mercato del lavoro e di integrazione economica delle persone straniere. L’obiettivo è stato definito con attenzione per conciliare ambizione e realismo, tenendo conto delle capacità del mercato del lavoro svizzero e delle qualifiche dei rifugiati ucraini.

Attuazione e misure di responsabilizzazione

Il governo federale ha definito un quadro articolato per attuare il nuovo obiettivo occupazionale. Anziché introdurre un sistema di incentivi finanziari, preso in considerazione in precedenza, le autorità hanno optato per un approccio più strutturato, incentrato sulla responsabilità e sul sostegno.

Dal 2026, i Cantoni che registrano un tasso di occupazione nettamente inferiore alla media saranno tenuti a elaborare e attuare piani d’azione specifici. Se queste prime misure si riveleranno insufficienti, i Cantoni dovranno sottoporre i propri sistemi d’integrazione a una valutazione esterna, così da garantire trasparenza ed efficacia nel processo d’integrazione.

Impatto sui Cantoni e sforzi d’integrazione

La nuova politica attribuisce ai Cantoni svizzeri una responsabilità importante nel rafforzare gli sforzi d’integrazione. Pur evitando sanzioni finanziarie dirette, l’obbligo di elaborare piani d’azione e la possibilità di verifiche esterne costituiscono un forte incentivo a migliorare i programmi d’integrazione professionale.

Questo approccio riflette la struttura federale della Svizzera, in cui i Cantoni svolgono un ruolo fondamentale nell’attuazione delle politiche nazionali, mantenendo al contempo la propria autonomia nella scelta delle misure d’integrazione più adatte al contesto locale e alle condizioni economiche.