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Swiss Observer

La Svizzera apre le porte ai bambini feriti di Gaza

Il governo svizzero prepara una missione umanitaria per fornire assistenza medica ai bambini feriti di Gaza

AI25 settembre 2025Il nostro processo editoriale
La Svizzera apre le porte ai bambini feriti di Gaza
AISWI swissinfo.ch

La Svizzera rompe il silenzio diplomatico con un’azione umanitaria decisa. In un importante discorso pronunciato mercoledì all’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York, il ministro degli affari esteri Ignazio Cassis ha dichiarato che il governo svizzero apre ufficialmente le porte ai bambini feriti di Gaza. Non si tratta soltanto di un gesto, ma di una coraggiosa riaffermazione della duratura tradizione umanitaria svizzera nel contesto di una crisi globale.

L’annuncio segna un cambiamento importante nel coinvolgimento di Berna, che passa dall’osservazione diplomatica all’intervento diretto. Mentre il mondo segue l’evolversi del conflitto, la Svizzera mobilita le proprie risorse per salvare vite umane coinvolte nel fuoco incrociato. Giovedì il Dipartimento di giustizia ha confermato che la missione è pienamente in linea con i valori nazionali e ha dichiarato che i feriti saranno curati in Svizzera fino alla completa guarigione. Con questa decisione la Svizzera si pone in prima linea nell’aiuto internazionale e dimostra che la neutralità non significa restare inerti quando sono in gioco vite innocenti.

Mobilitazione logistica: preparativi per cure urgenti

Il sistema sanitario svizzero si sta preparando a un’operazione complessa e delicata. Secondo quanto riferito dalla radio pubblica svizzera SRF, è prevista l’evacuazione immediata in Svizzera di un gruppo di 20 bambini, accompagnati dai loro familiari. Si tratta di un impegno significativo, che richiede cure pediatriche complesse e di lunga durata.

Il Dipartimento di giustizia non ha ancora confermato ufficialmente la cifra di «20», ma ha assicurato all’agenzia di stampa Keystone-SDA che le infrastrutture mediche svizzere, di livello mondiale, sono pronte ad accogliere questi casi gravi. Le autorità competenti stanno attualmente tenendo riunioni urgenti per stabilire come organizzare il trasferimento in modo sicuro e rapido. L’attenzione è ora rivolta alle modalità: coordinare il trasporto aereo, ottenere i visti e preparare unità specializzate nella cura dei traumi pediatrici nei vari Cantoni. Il messaggio è chiaro: le capacità ci sono e la volontà di mobilitarle subito non manca.

Situazione critica: il collasso delle infrastrutture locali

L’urgenza di questa missione non può essere sottolineata abbastanza: le infrastrutture mediche nella Striscia di Gaza sono di fatto collassate. Secondo le informazioni disponibili, a causa del conflitto incessante l’assistenza sul territorio è «del tutto insufficiente», lasciando i bambini gravemente feriti senza alcuna possibilità di sopravvivere sul posto. Questi pazienti non cercano soltanto cure migliori: fuggono da un sistema che ha cessato di funzionare.

La Svizzera si unisce ora a un’azione coordinata, dopo i passi decisivi compiuti da Gran Bretagna e Italia, Paesi che hanno già trasferito pazienti dalla zona di guerra. Colmando questo vuoto, la Svizzera riconosce una dura realtà: i feriti possono essere curati solo in ospedali funzionanti al di fuori della zona di conflitto. È una corsa contro il tempo, che collega una regione devastata dalla guerra al rifugio offerto dall’eccellenza medica svizzera.

Un’esperienza comprovata: il precedente di Ginevra

Non è un esperimento, ma la prosecuzione di un’iniziativa che ha già dato prova della propria efficacia. La Svizzera ha dimostrato di poter gestire missioni di questo tipo, particolarmente delicate. Nel febbraio 2024, quattro giovani vittime della guerra israelo-palestinese, di età compresa tra 14 mesi e 17 anni, sono arrivate a Ginevra per ricevere cure salvavita. Quella missione ha fornito un modello logistico fondamentale, che le autorità stanno ora ampliando.

Mentre il governo e i Cantoni definiscono gli ultimi dettagli per questo nuovo gruppo, più numeroso, possono contare sulle competenze acquisite nell’operazione del 2024. Le cure e la gestione riuscite di quei casi hanno dato la fiducia necessaria per ampliare oggi il programma. La Svizzera non offre soltanto speranza: garantisce un aiuto concreto, fondato sull’esperienza, sull’efficienza e su una ferma determinazione umanitaria.